Continua l’aumento dei casi da coronavirus. E il nuovo dato segna l’ennesimo record. Nelle ultime 24 ore i nuovi positivi sono stati 26.831, in crescita rispetto ai 21.994 registrati nel giorno precedente. Ma è anche oggi è boom di tamponi, con ben 201.452 processati. Crescono pure i decessi, sono 217. E’ quanto riporta il bollettino del Ministero della Salute. I casi totali dall’inizio della pandemia registrano il numero totale di 616.595. Aumentano gli attualmente positivi a 289.191 (+12.734), ma anche quello dei dimessi/guariti di 3.878. Non si arrestano a crescere i ricoveri, + 983 per un totale di 15.964. Intanto in terapia intensiva sono ricoverati 1.651 pazienti (+115). In isolamento domiciliare si trovano in 281.576. Le regioni che registrano una crescita più evidente Lombardia (7.339), Campania (3-103), Piemonte (2.585).

I numeri sui contagi da coronavirus in costante crescita e il valore dell’indice di trasmissibilità Rt rischiano di proiettare l’Italia verso lo “scenario 4”, il più grave previsto nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19” redatto dall’Istituto Superiore di Sanità. E’ infatti molto probabile che l’indice Rt abbia superato l’1,5, valore che delinea lo scenario peggiore dell’epidemia.

A far schizzare l’indice Rt sopra 1,5 sarebbe stato il forte aumenti di casi registrato tra il 12 e il 18 ottobre. L’indice Rt illustra la potenzialità di trasmissione di un virus, ed è per questo che risulta strettamente legato a un eventuale lockdown. Un valore Rt che si attesta a 1 indica che in media una persona affetta da coronavirus può contagiarne un’altra.

E’ stato lo stesso premier Giuseppe Conte a riferire, durante l’informativa alla Camera, che l’indice Rt ha raggiunto la soglia critica di 1,5. “Il numero dei positivi è cresciuto in modo preoccupante ed è difficoltoso tracciare le catene di trasmissione, come sta avvenendo in molti Paesi europei. Il quadro epidemiologico sta determinando una pressione severa sul Ssn, con un incremento significativo delle persone ricoverate, sia in area medica che in terapia intensiva. Da tutto ciò, deriva la necessità di misure più restrittive”.

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