TAORMINA – La seconda battaglia contro il Covid entra nella fase del quasi lockdown. A spingere l’Italia dentro il momento spartiacque della sfida al virus è stato il dodicesimo dpcm del governo Conte, destinato ad infliggere un altro duro colpo alle attività economiche. Ma oltre le divisioni di chi la pensa in un modo e chi all’opposto, la situazione drammatica del mondo intero è ormai un dato di fatto. Non avremmo mai scommesso un soldo bucato di trovarci dentro questo casino infernale ma ci siamo tutti dentro e nessuno può tirarsi indietro né ritenersi immune. Siamo in balia della tempesta, si naviga a vista e, in attesa del vaccino, non sarà semplice approdare nell’isola della salvezza collettiva.

Tra le regioni italiane la Sicilia è quella che sino ad oggi riesce, in qualche modo, a contenere l’avanzata della nuova ondata di contagi e dà l’impressione di avere una buona chance per potersi salvare. Non bisogna illudersi perché l’equilibrio è a dir poco precario. Mai come di questi tempi le favole non hanno cittadinanza, eppure conservare un minimo di ottimismo è una via obbligata per andare avanti. I numeri dicono al momento che la Sicilia tiene e la località simbolo dell’isola, Taormina, lotta con le unghie e con i denti e, al di là di pochi casi inevitabili, sta tenendo il virus fuori dalle mura della città, dopo aver superato senza troppi casi anche la stagione estiva. Il virus altrove galoppa, qui è dietro la porta e lì bisogna tenerlo.

La gran cassa del terrore è ripartita e i soloni in servizio permanente effettivo hanno ripreso a bombardare a tutte le ore, in tv e sui social, profetizzando l’apocalisse h24. Intendiamoci, c’è poco da stare allegri di fronte a quello che sta accadendo, si sono contagiate 42 milioni di persone nel mondo e il rischio bestiale di una povertà epocale esiste, ma la guerra non è finita e non è ancora persa. Il Covid non potrà ossessionare la civiltà umana vita natural durante, presto o tardi dovrà battere in ritirata anche a dispetto della superficialità e di un certo masochismo che ci sta mettendo il mondo intero con tante scelte sbagliate. Oggi non ci si deve appiattire sul cortile delle polemiche, le chiacchiere stanno a zero e se ne fanno già a tonnellate in ogni angolo del pianeta. Bisogna invece cercare di raccogliere le energie residue, essere lucidi e realisti, senza il disfattismo dei pessimisti di professione che non ci danno scampo e raccontano con toni da brividi una pandemia che – a loro dire – durerà per tanto tempo ancora. Non siamo scienziati ma abbiamo la ragionevole convinzione che la scienza riuscirà a trovare una soluzione, nell’interesse di tutti, per sconfiggere il Covid.

Siamo alle porte di novembre e di questi tempi a Taormina iniziava sempre il solito salotto paesano, puntuale appuntamento con i botta e risposta sull’inverno senza turismo e sulla destagionalizzazione che non c’è. Stavolta il Coronavirus si porta via le discussioni in carta carbone che non hanno mai portato da nessuna parte. Il Covid azzera tutto, il letargo in questa fase diventerà uno scenario ineludibile. Una bastonata ulteriore per tante attività in crisi dopo un’annata già disgraziata e al netto di un’estate senza l’85% di stranieri in paese ma si va pur sempre verso un periodo in cui Taormina non ha mai fatto affari e le poche attività rimaste aperte hanno avuto modo di lavorare poco o niente da novembre a marzo.

L’obiettivo dopo il lockdown era lavorare d’inverno e provare ad allungare la stagione almeno sino a dicembre per recuperare una parte di quello che si era perso prima. Con questa seconda ondata, il piano A è saltato. Ora serve un piano B sapendo, anzi, che forse non basterà neanche questo e tutto può saltare perché ogni cosa cambia da un giorno all’altro. E allora forse non rimane altra cosa da fare che ripiegare sul piano C: cercare di resistere e accettare che – non per colpe locali ma per dinamiche mondiali – non ci sono le condizioni per continuare a lavorare adesso, in un mondo pieno di contagiati e assillato dalla paura, saranno poche le persone che viaggeranno nei prossimi mesi. Non sappiamo chi potrà o vorrà restare aperto, chi non chiuderà potrà ricavare qualcosa a spizzichi e bocconi. Bisogna puntare tutto sul 2021, alternative non ce ne sono più.

D’inverno Taormina, in ogni caso, è rimasta deserta anche in passato e non ha mai fatto registrare chissà quale movimento turistico. Stavolta il calo di arrivi, a fronte dei pochi turisti presenti in paese, paradossalmente, può diventare una cintura di sicurezza per arginare il rischio di un incremento significativo dei contagi. E’ chiaro che, per il resto, la differenza la farà l’approccio della gente locale, chiamata idealmente a piazzare i “pullman” davanti alla porta per fermare l’avversario, ad arginare la minaccia cercando di tenerla il più possibile fuori dalla città. Per intenderci: usare la testa e metterci attenzione, indossare tutti la mascherina e far valere di nuovo il senso della comunità rivelatosi vincente nei mesi scorsi.

Il letargo d’inverno, da sempre tallone d’Achille dell’economia a Taormina è un vulnus che può diventare un’opportunità. Il nemico di sempre, per una volta, può essere un alleato e rappresentare il momento per prepararsi nel miglior modo alla prossima stagione. La città può vantare le sue celebrate bellezze e le sue mille risorse ma stavolta dovrà andare a recuperare pezzi di mercato estero, promuovere il territorio in modo serio e non improvvisato, per poi presentare una Taormina accogliente, sicura e pronta alle sfide dell’era post-Covid.

C’è da trovare una soluzione per aiutare, nel frattempo, per le categorie allo stremo, a partire dai lavoratori stagionali che sono l’anima del turismo e del commercio e dei servizi di questo territorio e che non possono farcela da soli ad affrontare i prossimi cinque-sei mesi senza nessun sostegno economico: o lo fa lo Stato (che sin qui ha abbandonato in modo indecente queste persone e le loro famiglie), o si sveglia la Regione o in qualche modo si individui qualche risorsa dal bilancio comunale, perchè le vite umane vengono prima delle carte bollate.

Di fronte al Covid oggi nessuno può fare miracoli, bisogna lottare da comunità e non con i personalismi, spogliarsi di lacci e supercazzole legate alla burocrazia e aggrapparsi alla solidarietà collettiva, senza lasciare indietro i più deboli. Il resto lo potranno e dovranno fare la prevenzione e il rispetto delle regole. Nel primo lockdown ci si è chiusi in casa, nel secondo lockdown che si avvicina (o è già iniziato), bisogna arroccarsi nella trincea della resistenza con le poche armi a disposizione, mascherine e distanziamento. Stanno diventando vincoli stringenti, un incubo per chiunque desidera soltanto un pò di libertà e ha una gran voglia di tornare a vivere ma ora non si può essere garibaldini e strafottenti, oppure si rischierà di fare un danno alle persone care e al territorio.

Il bastardo non guarda in faccia nessuno, ha infettato 42 milioni di persone nel mondo e sta flagellando il turismo e l’economia anche per la difficoltà complessiva – non solo italiana – a capire come contrapporsi e fermarlo. Per tanti aspetti siamo alla follia e purtroppo tanta gente vede il baratro da vicino come non era mai accaduto prima. Ma la Sicilia non molla e a Taormina il virus non sfonda. La tempesta passerà e la bellezza eterna dei luoghi farà il resto.

Non serve la retorica della contrapposizione e neanche la disputa all’italiana tra chi è bravo o chi è cretino, tra chi dovrebbe fare questo e chi non ha fatto quello. Diventa essenziale concentrarsi sulla difesa della vita, la nostra e di chi ci sta accanto, buttare il cuore oltre l’ostacolo e cercare di salvarsi con una mentalità da squadra. C’è una sola cosa da fare: arare il terreno dell’angoscia con il senso della speranza: spianarsi la strada con il sacrificio di oggi per provare a conquistarsi la rinascita di domani. A questo punto il bivio è tracciato: o ci uccide la paura del Covid e la gran cassa del terrore, o si rema dalla stessa parte e si va alla resa dei conti con la convinzione che quel “ce la faremo” è più di un semplice slogan. Non diamola vinta al nemico invisibile. Ci sarà tempo e modo per andare a riprendersi, con gli interessi, nel 2021 tutto quello che l’emergenza ci sta togliendo. Nonostante il Covid, Taormina era e resta un crocevia del turismo mondiale.

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