Il virus è tornato a correre, la paura si è ripresa la scena e il bombardamento mediatico sul Covid è ripartito senza tregua. Speravamo di esserci liberati del Covid al tramonto del lockdown d’inverno e invece la guerra è ripresa. L’Italia è di nuovo nella morsa della pandemia, come del resto lo è il mondo intero, senza distinzioni, a tutte le latitudini.

Dalle nostre parti la seconda battaglia per la vita – perché poi va sempre sottolineato che intanto la priorità era e rimane la vita – arriva proprio nel momento in cui c’è in gioco il destino di tante attività e tanti lavoratori che guardano alla stagione 2021 come un momento fondamentale per coltivare la speranza del superamento della crisi. In gioco c’è il futuro del turismo e dell’economia del territorio e l’avvenire di tante persone, tramortiti da uno tsunami epocale che nessuno avrebbe potuto mai immaginare neanche nel peggiore degli incubi.

Ma la seconda battaglia è già realtà, siamo dentro la contesa e non ci si può tirare indietro. La chiamata alle armi è ineludibile e si va verso la resa dei conti con un virus sul quale presto o tardi qualcuno dovrà dare spiegazioni.

E come fu per la prima battaglia, a Taormina e nell’hinterland dei comuni vicini di Giardini, Letojanni, Castelmola e la zona ionica e Valle Alcantara si può vincere anche stavolta. Sino a questo momento il comprensorio di Taormina tiene bene, sembra poter resistere alla seconda ondata del virus bastardo. Ad oggi si contano 11 contagi a Taormina, 5 a Letojanni e 19 a Giardini. Vedremo come si evolverà la situazione, in un’emergenza del genere il quadro si può ribaltare in ogni istante ma bisogna avere cauto ottimismo guardando all’attualità. Sulla base dei numeri odierni in questo territorio non si può parlare di allarme rosso come in altre regioni e città, dove invece il virus sta galoppando con inquietante rapidità.

Le maggiori difficoltà in questa fase riguardano forse Giardini Naxos, dove si spera che i contagi possano fermarsi e non avere ulteriori impennate. Ma in generale i numeri rispetto ad altre realtà siciliane e nazionali sono ancora su binari accettabili e la necessità è quella di andare avanti tenendo la guardia alta e rispettando tutti le regole che ormai sono note. In attesa del vaccino – che non sappiamo se e quando arriverà davvero – bisogna proteggersi, indossare la mascherina e tenere le distanze.

L’inverno che solitamente è un periodo in cui da queste parti arrivano pochi turisti e non c’è un grande movimento, per assurdo e paradossalmente potrebbe diventare un alleato per contenere il rischio di un’escalation di contagi in un territorio dove nel primo lockdown la gente si è difesa in modo esemplare e i casi di Covid di tutto l’hinterland si sono poi contati sulle dita di una mano.

Va detto, allo stesso tempo, che anche in estate, Taormina e le località più vicine hanno fatto registrare pochi contagi e, al netto di tutte le considerazioni (era estate, mancava l’85% degli stranieri, etc), la situazione è rimasta in linea di galleggiamento. Il calo dei flussi potrebbe ulteriormente far scendere il pericolo di contagi che, ovunque, scaturiscono dal contatto tra le masse e dalle dinamiche sociali di promiscuità nei contesti come i trasporti. Ed evidentemente che non è il caso dell’inverno che si vive qui, dove forse un pò di movimento si registra nei fine settimana ma per il resto c’è calma piatta. Tanto più in quest’annata disgraziata.

Si sperava di poter lavorare anche d’inverno e iniziare finalmente a destagionalizzare per limitare i danni della prima ondata, ma la strategica cambia. Serve a poco rammaricarsi per un Natale che, aperto o chiuso, arriverà comunque con la pandemia in corso ovunque. L’obiettivo realistico era e rimane quello di vivere e scrivere tutta un’altra storia nella prossima stagione, a partire da una primavera 2021 che possa finalmente avere una parvenza di normalità. Il Covid non finirà domani mattina ma non sarà neanche eterno come non lo sono state altre epidemie e pandemie. Prima o poi dovrà finire.

Il virus si può nascondere ovunque e può colpire chiunque, non si può pretendere di continuare a fare una vita normale, il vaccino non c’è ancora e tutto è troppo complicato per poter far finta di niente e lanciarsi in voli pindarici a breve termine. Non bisogna farsi affliggere, tuttavia, dal pessimismo cosmico di un Paese dove in troppi contesti si sta dando alla gente un messaggio cinico di paura senza via di scampo. Il momento è critico ma la speranza non può essere annientata dalla cultura del terrore.

E’ l’ora della resistenza, bisogna lottare con l’arma della difesa e aspettare che la tempesta finisca. Difendersi oggi per rinascere domani, restare in piedi adesso per provare a rilanciarsi tra un paio di mesi. Repetita iuvant: ce la faremo, anche stavolta.

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