TAORMINA – “La guerra dei Roses”, in salsa taorminese, è ricominciata. L’eterno braccio di ferro tra Comune di Taormina e Asm fa registrare un nuovo capitolo di una vecchia storia mai risolta. Parliamo del “dare-avere” tra le parti, una questione sulla quali tutte le Amministrazioni dell’ultimo ventennio, spesso troppo concentrate nell’arte dello spremere la mucca Carolina-Asm, hanno concorso – politicamente – nel creare un gran casino e, bene o male, si fa una gran fatica a individuare chi potrà dire “io non c’entro, è tutta colpa degli altri”. 

Asm però – bisogna dirlo -, con la precedente gestione e con l’attuale, si è messa in linea, verso il Comune, a costo di dover ora attingere al fido bancario con i relativi aggravi di spesa, e ha fatto i suoi pagamenti, versando anche in ultimo qualche giorno fa le somme del ticket dei parcheggi. Il Comune, invece, ha fatto in questi mesi alcune assegnazioni di somme ad Asm, al momento a quanto risulta poi non liquidate, resta impantanato nel limbo di un bilancio difficile da chiudere in tempi di guerra, e sin qui non versa le somme attese da Asm, spettanti all’azienda per i vari servizi effettuati per conto dell’ente. Sarà un non volere, o un non potere, fatto sta che il clima sta cambiando e spuntano tuoni e fulmini nel cielo di Palazzo dei Giurati. Sarà un temporale come tanti altri? O c’è di più all’orizzonte?

L’attuale liquidatore Antonio Fiumefreddo è arrivato all’Asm con la missione di chiudere la liquidazione infinita, quella che dura ormai da una vita, dal remoto settembre 2011. Un incarico che l’ex presidente di Riscossione Siciliana sta cercando di portare avanti tra mille ostacoli, con l’annuncio già fatto in Consiglio comunale che a missione ultimata saluterà tutti e tornerà a casa. Il problema è che la pandemia ha svuotato le casse dell’azienda per i mancati incassi e allo stesso modo anche quelle del Comune. Dopo la prima ondata si rischia anche la seconda e il virus maledetto ancora non la smetta di affliggere il mondo. L’emergenza sanitaria è diventata emergenza economica che non risparmia niente e nessuno, non fa sconti e nemmeno distinzioni.

Ad ogni modo, nel mezzo del cammin di nostra vita, la strada verso la fine liquidazione, che in estate sembrava essersi messa finalmente in discesa – con tanto di toni celebrativi in Consiglio comunale – è tornata a farsi una questione complicata. Asm batte cassa e il Comune ad oggi non versa le somme dovute.

Ad aprile il liquidatore aveva dato, formalmente, il primo “squillo di tromba” con una lettera di diffida e messa in mora indirizzata al Comune. Dopo la tempesta è arrivata subito la quiete. Tutto chiarito, un passo strategico per evitare problemi con la Corte dei Conti, una mossa della quale era stato informato il sindaco Mario Bolognari. Il 28 maggio c’è stata la firma dell’intesa tra Comune e Asm sul dare-avere, la svolta definitiva anzi no.

A luglio c’è stata la contesa tra Fiumefreddo e il dirigente dell’Utc, Massimo Puglisi, con il liquidatore che è tornato a sollecitare i pagamenti all’azienda ma pochi giorni dopo è scoppiata la pace con il chiarimento e una stretta di mano nella stanza del primo cittadino.

Senza dimenticare che in primavera si era scatenato il prologo alla bufera giudiziaria che potrebbe investire nei prossimi mesi Asm, con il blitz – la mattina del 6 maggio – della Polizia di Stato negli uffici di contrada Lumbi e parecchi documenti acquisiti dagli uomini del Commissariato di piazza San Domenico sulla situazione della municipalizzata. “C’è un detto: le rose in primavera, il raccolto in autunno. Ci sono molte spine, ci vuole pazienza. Queste spine si dovranno raccogliere pure, probabilmente si raccoglieranno dopo le rose ma ci sono”, dirà Fiumefreddo in Consiglio comunale preannunciando ciò che accadrà. Cambierà la stagione, non sarà autunno ma più avanti, fatto sta che l’indagine della Polizia è una cosa seria di cui pare proprio verrà il tempo in cui se ne dovrà tenere conto.

Altre schermaglie per ulteriori fatti politici, nel frattempo, sono emerse sul futuro di Asm, con le prime voci sul dopo-Fiumefreddo, le riflessioni sulla nuova azienda, sulla modifica allo statuto per la nomina di un direttore generale, e altri discorsi cencelliani. Un groviglio di discorsi che ha suscitato qualche fermento e ha fatto salire la tensione, tanto che si è reso persino necessario un summit “riconciliatore” la sera del 28 agosto scorso, al tavolo delle consuete riunioni politiche settimanali sovrintese dall’ex vicesindaco Mario D’Agostino, alla presenza dello stesso liquidatore di Asm e di alcuni consiglieri comunali di maggioranza. Anche stavolta, ovviamente, tutto apposto, e – si dirà a chiarimento – il sindaco era stato informato dal liquidatore di questa riunione.

Al tramonto del bel tempo, si è arrivati alle turbolenze dell’autunno e ai fatti di questi giorni, con Fiumefreddo che sale in cattedra e si riprende la scena. Dal 1 ottobre scorso Fiumefreddo ha sospeso i servizi di acquedotto e illuminazione pubblica. Poi, nel breve volgere di 48 ore, prima ha disposto un licenziamento per fatti interni all’azienda e in seguito ha recapitato una lettera al Comune con l’annuncio dello stop alle attività al Lumbi e alla funivia, licenziamento degli interinali e cassa integrazione al personale dipendente.

Dare-avere, o più semplicemente Comune e Asm, parenti serpenti che dovrebbero andare d’amore e d’accordo a braccetto ma si prendono spesso a schiaffi. La storia è nota e, in questo caso, rischia di portarsi appresso un ulteriore equivoco. Guai a pensare che Fiumefreddo sia il classico “signor sì”, da poter governare, gestire e in qualche modo telecomandare. E se qualcuno a Palazzo dei Giurati, in qualche stanza o in certi salotti, lo ha pensato (o sperato) e ne è ancora serenamente convinto, rischia di restare scottato, col cerino in mano. Chi ama il fuoco non si innamora dell’acqua. “Facciamogli sistemare Asm e diamogli un pò di visibilità, rendiamolo protagonista”, disse qualcuno da queste parti all’arrivo di Fiumefreddo a Taormina. La storia personale, professionale e politica di Fiumefreddo insegna, tuttavia, che l’ex n.1 di Riscossione Sicilia non è uno che si fa mettere il “guinzaglio”, tira dritto per la sua strada e se ad addomesticarlo non ci sono riusciti i lupi di Scandicci e i falchi di Palermo è altamente improbabile che, pur con tutta la buona volontà del mondo, possano farlo saggi, ecumenici, fatine o virgulti nella piccola Taormina. Se sussistono, insomma, le condizioni politiche, finanziarie e programmatiche – per dirla in politichese – si andrà avanti (ne siamo certi) in piena sintonia (o quasi) anche da qui ai prossimi mesi, sino alla meta della liberazione di Asm, altrimenti Fiumefreddo da qui in avanti non farà sconti e non è il tipo che andrà a cambiare la parabola del suo modus operandi.

Si va alla stretta finale delle vicende Asm, l’ora della verità incombe perché il Covid stravolge le dinamiche e resta tanto da fare e poco da interpretare. Asm si ritrova con l’ombra del cappio al collo di un crollo tremendo degli incassi per colpa del ciclone Covid, reclama semplicemente quel che gli spetta per respirare e riprendere a correre verso l’addio alla liquidazione. Il Comune non paga e presumibilmente non può, perché ad onore del vero la crisi ha dissanguato il forziere municipale e lo Stato non fa la sua parte a dovere per dare ristoro agli amministratori locali (come del resto idem con imprese e famiglie), lasciandoli nell’angoscia di soluzioni difficili da trovare. “Senza l’approvazione dei contratti di servizi non si possono liquidare le somme”, in sintesi, è la posizione della casa municipale. Una soluzione magari la si troverà, in un modo o nell’altro, è già accaduto tante altre volte. Arriveranno i pompieri del palazzo a sgomberare il campo dalle polemiche e annunciare che l’annunciata chiusura del Lumbi e della funivia è solo “una tempesta in un bicchier d’acqua” e la lettera del liquidatore è un’altra mossa concordata con l’Amministrazione per evitare la scure della Corte dei Conti. Ma stavolta una soluzione va trovata sul serio e rimandare l’appuntamento alla cassa non si può più, altrimenti di questo passo c’è il rischio di far bere all’Asm il bicchiere della staffa.

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