Siamo ormai al crepuscolo di ottobre, il virus è tornato a mordere e la crisi avanza sempre più minacciosa in Italia e nel mondo, si parla molto di economia da salvare eppure nessuno o quasi si preoccupa – almeno per quanto riguarda il Sud e le nostre parti – del motore vero dell’economia. I lavoratori stagionali, migliaia di persone che ogni anno rappresentano il vero cuore pulsante del turismo, che è linfa vitale per il territorio. Su di loro si fanno solo chiacchiere, qualche inutile dichiarazione una tantum da più parti ma di fatti sinora se ne sono visti ben pochi, anzi praticamente zero.

Il problema degli stagionali non è una questione marginale, dovrebbe essere la madre di tutte le battaglie da affrontare perché anche un bambino di prima elementare potrebbe comprendere che trovare soluzioni per gli stagionali significa mettere in sicurezza intere famiglie. Abbandonare gli stagionali significa consegnarli alla fame e spingere le famiglie sulla soglia della povertà, verso un dramma senza precedenti che già incombe e rischia di diventare sul serio una strage sociale.

Senza salario e senza un’indennità, come faranno a sopravvivere da qui alla prossima primavera le migliaia di stagionali che non hanno lavorato affatto quest’estate o hanno lavorato poco e con contratti che certamente non potranno garantirgli un inverno sereno? In Sicilia, nelle realtà dove il turismo è tutto, come a Taormina e nell’intero comprensorio, si vive di un impiego di un paio di mesi Non basta più la mancia di qualche bonus una tantum, per altro dato ad alcuni e ad altri no, per questioni di codici Ateco, per un giorno soltanto in cui si è lavorato o per altre supercazzole varie. Il tempo delle parole e delle promesse è finito. Gli stagionali aspettano i fatti e rivendicano non la luna ma il minimo essenziale per affrontare questa crisi epocale, sollecitano una giusta attenzione per loro che sin qui non c’è stata. Serve buon senso, subito, non domani ma ieri.

E attenzione perché è fondamentale porre in essere la proroga del diritto di precedenza affinché gli stagionali possano essere riassunti nel 2021, altrimenti si rischia che il prossimo anno parecchi di questi lavoratori vengano lasciati in via definitiva a casa. Si vuol pensare a questa emergenza o è la solita storia di chi pensa di risolvere il problema quando non c’è più niente da fare? Lo Stato – vale per il governo nazionale e per quello regionale – stanno mettendo i chiodi nella bara del destino di tanti lavoratori che chiedono quello che gli spetta, una dignità che non può essergli strappata dall’attendismo degli incapaci, da un’indifferenza becera e da una presunzione insopportabile di chi può e deve aiutare le persone ad andare avanti. Lo Stato si svegli e smetta di voltarsi dall’altra parte. Salvi un intero comparto lavorativo e un pezzo vitale del nostro tessuto sociale, altrimenti le Istituzioni non potranno non vergognarsi.

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