La lotta al Covid ricomincia, anzi in verità non era mai finita. Archiviata una stagione estiva che ha avuto una parvenza fugace e illusoria di normalità, l’incubo della pandemia è tornato a minacciare l’intero pianeta. La precarietà di qualche mese di ritrovata serenità sta lasciando spazio di nuovo a quell’inverno funestato da un bollettino di guerra.

Il mondo è di nuovo in trincea per combattere il Coronavirus, è il momento della seconda battaglia per la vita. Una battaglia da affrontare come nei mesi scorsi è avvenuto in occasione della prima, con le armi del senso collettivo di sacrificio e la determinazione di volercela fare. L’emergenza sanitaria rischia di produrre un’ecatombe sociale ancor peggio del lockdown dei mesi scorsi.

Oggi come allora la cosa certa è che c’è da proteggere noi stessi e ogni affetto che circonda, le famiglie, i più deboli, anziani e bambini, da un virus subdolo che ancora adesso divide la scienza e confonde la civiltà umana, tra chi ha colto l’effettivo livello di pericolo del Covid e chi lo snobba tra inutili polemiche.

Il momento che stiamo vivendo sembra per alcuni versi quello della peste medioevale. E’ un limbo di incertezza e precarietà che va affrontato affidandosi alla prevenzione, alla necessità di indossare, come prima e più di prima, la mascherina, e di seguire le norme contro la diffusione dell’epidemia. Norme che magari non piacciono ma sono le uniche a disposizione, in attesa del vaccino.

Non serve la complessità e l’inutilità di grandi discorsi ma la forza e la semplicità di piccoli gesti provvidenziali. Bisogna distanziarsi e sacrificarsi, proteggersi ma cercare comunque di essere comunità. Di fronte ad una minaccia diabolica come questa, la forza del noi può fare la differenza assai più dell’individualismo dell’io. Sarebbe un errore pensare che restando da soli ci si possa difendere meglio. Quindi bisogna ragionare in un’ottica di collettività per vincere anche questa battaglia e per sperare di lasciarsi alle spalle una volta per tutte il grande incubo. Il bivio epocale è tra il perdersi nel vicolo cieco del panico oppure imboccare la via maestra della speranza. Ma la paura di oggi può diventare il coraggio per difendere il proprio domani. La parola d’ordine è resistere. Ce la faremo.

 

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