Valentina Carella con il marito Carmelo Trovato

TAORMINA – “Vogliamo la verità sulla fine di Valentina, non possiamo credere che una ragazza di 33 anni sia morta per un banale intervento al setto nasale e per una rara sindrome che a noi non risulta”. Lo affermano i familiari di Valentina Carella, la ragazza taorminese scomparsa il 5 luglio 2018 a seguito di complicazioni dopo un intervento di settoplastica al quale si era sottoposta al Policlinico di Messina.

La famiglia di Valentina non ci sta alla versione dei fatti emersa dall’autopsia e, per il tramite del proprio legale di fiducia, l’avv. Gianluca Di Blasi, ha presentato ricorso (ex art.696 bis c.p.c.) per un accertamento tecnico preventivo in sede civile, presso il Tribunale di Messina, al fine di accertare le cause del decesso e la fondatezza di quanto emerso in sede di autopsia. Il ricorso è stato presentato dal marito di Valentina, Carmelo Trovato (anche a nome del figlio), e dai genitori della ragazza, Gaetano Carella e Francesca Munafò e dalla sorella Chiara. L’azione legale, che richiede un provvedimento risarcitorio, è stata presentata nei confronti della struttura ospedaliera e di quattro medici. Al tribunale viene chiesta la nomina di un consulente tecnico d’ufficio che accerti le cause del decesso di Valentina. Il consulente tecnico di parte sarà la dott.ssa Vincenza Pulci.

Un’altra azione concerne invece l’ambito penale dove però, a seguito di denuncia contro ignoti, è stata chiesta l’archiviazione delle indagini, in quanto dall’esito dell’autopsia non risulterebbero responsabilità a carico dei sanitari che hanno avuto in cura la ragazza. Si stanno aspettando quindi gli esiti della consulenza esperita in sede civile. L’ospedale non è stato chiamato in causa nell’azione penale che è contro ignoti mentre nel civile sostiene che il decesso non sia connesso all’intervento chirurgico e all’attività pre-post operatoria.

“Il 21 giugno 2018 – si legge nel ricorso per accertamento tecnico – Valentina si era recata in ospedale per eseguire alcuni esami preparatori e compilare la cartella clinica di preo-spedalizzazione per l’intervento di settoplastica dovuto a una deviazione del setto nasale che le arrecava disturbi funzionali. Da quegli esami emerse la conta piastrinica di 423.000 mmc (valori normali 150.00-350.000) e fu sottoposta ad altri esami strumentali di routine preoperatoria. Il valore piastrinico era notevolmente più elevato della media. L’esame venne ripetuto il 26 giugno in un laboratorio a Taormina e il valore era persino aumentato a 427.000 mmc. Tale analisi venne inserita nella scheda di pre-ospedalizzazione. Il 4 luglio fu ricoverata e alle 8.40 e in ospedale si diede atto di aver provveduto alla rivalutazione anestesiologica preoperatoria. Nella cartella clinica, nella scheda di prevenzione del tromboembolismo venoso, alla voce “profilassi adottata” si legge “nessuna”. Si tratta di un dato fondamentale nella vicenda. L’intervento iniziò alle 9.15 e si concluse alle 10.30. Tutto regolare sino alle 23.30 quando la paziente iniziò a mostrarsi agitata e riferì di avere dolore toracico. Gli fu prescritto dosaggio enzimatico di markers cardiaci effettuati alle 03.00 e alle 06.00, e ulteriore ECG. Alle 1.20 però Valentina aveva vomito associato a nausea. Alle 2.49 le condizioni si sono aggravate con insufficienza respiratoria e vennero allertati d’urgenza i rianimatori che hanno richiesto un angiotac torace e la paziente fu condotta in Rianimazione. Le condizioni sono peggiorate di ora in ora sino al decesso avvenuto alle 19.10 del 5 luglio”.

“Per questi interventi di correzione del setto nasale – si legge nel ricorso – di norma la durata è di 60 minuti e la degenza non è superiore a 3 giorni. Il rischio trombo embolico aumenta negli interventi di durata pari o superiore ai 30-40 minuti”. La famiglia contesta, quindi, nel proprio ricorso “responsabilità nel determinismo causale della morte della giovane” e ritiene che “non fu applicata alcuna profilassi”, né in particolare quella “antitrombotica”, “nonostante fosse stata evidenziata l’esistenza di una grave piastrinosi, aumentata nel giro di pochissimi giorni”.

“Valentina ha lasciato un marito, un figlio piccolo che oggi ha 4 anni, i genitori e la sorella. La nostra vita è stata devastata dal terribile evento – spiega il marito Carmelo -. I consulenti del Pm hanno affermato nella relazione tecnica a seguito dell’autopsia che Valentina sarebbe morta per una rarissima sindrome di Tako-Tsubo, o sindrome del cuore infranto, che sarebbe stata causata dal suo forte stato di ansia e stress. E’ una ricostruzione clinica alla quale non ci stiamo e alla quale ci opporremo in ogni modo. Valentina era in forma e serena dopo l’intervento. Vogliamo sapere se si sia trattato di un decesso per trombosi massiva. Non ci sono sentenze ma non abbiamo avuto alcuna spiegazione. Vogliamo la verità per onorare la memoria di Valentina”.

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