Si fanno sempre più insistenti le voci che vogliono Cateno De Luca destinato ad irrompere nella corsa per la futura presidenza della Regione Siciliana. Lui smentisce ma i rumors lo vogliono, da più parti, pronto a dare la scalata a Palazzo d’Orleans. I tempi sembrano maturi e il rivoluzionario di Fiumedinisi, d’altronde, ha un sogno nel cassetto che non ha mai nascosto. Ora sul sindaco di Messina ci sarebbe anche il forte pressing della Lega di Matteo Salvini, pronta a scaricare Nello Musumeci e a sostenere la candidatura di De Luca.

I tempi dello scontro all’arma bianca con Salvini sembrano lontani, e De Luca ora sta diventando il nome sul quale la Lega pare intenzionata a puntare tutto per le prossime elezioni, cercando di portare su questa posizione il centrodestra siciliano. D’altronde il Carroccio in Sicilia arranca, non sfonda e anzi suscita parecchio scetticismo, anche tra gli elettori del centrodestra che non hanno dimenticato gli anni della Padania e delle campagne nordiste di secessione.

“Cateno è l’esempio, scatenato e talvolta matto, che i siciliani hanno bisogno di un leader che prenda decisioni e dia risposte. Musumeci, sul Covid, ha provato a inseguirlo, a scimmiottarlo. Ma chi fa proclami col lanciafiamme, resta col cerino in mano. Parlo dell’altro De Luca, s’intende”, ha detto il senatore Candiani, il n.1 della Lega in Sicilia, l’uomo di fiducia di Salvini in terra di Trinacria.

“Io presidente della Regione? Non ho l’età”, ha replicato De Luca. “Se i messinesi mi vorranno ancora desidero tanto mantenere l’impegno di fare il Sindaco di Messina per due mandati consecutivi avendo impostato un programma di governo che richiede dieci anni di intensa attività senza se e senza ma”. “Ringrazio chi parla bene della nostra azione amministrativa ed invito il presidente Musumeci ad amministrare la Sicilia, magari tra una cavalcata e l’altra, tenendo ben presente che il più pericoloso contendente del presidente Nello Musumeci che potrebbe disarcionarlo non è Cateno De Luca ma il demagogo Musumeci detto Nello”.

Fatto sta che, al di là dell’innamoramento leghista per “Scateno”, la candidatura di De Luca alla presidenza della Regione prende quota a prescindere. Il diretto interessato – notoriamente allergico alle “etichette” e alle casacche politiche – non si fa stanare e tira dritto, vuole andare avanti a Messina e completare la rivoluzione nello Stretto, in una città che era ormai oltre la soglia del baratro del fallimento e che l’attuale sindaco sta facendo riemergere dal pantano. De Luca provoca, ribadisce il suo “non ho l’età” ma il 2022 è già dietro l’angolo e le prossime elezioni potrebbero diventare uno spartiacque per il destino dei siciliani, una battaglia politica tarata su misura per vederlo protagonista, con il futuro presidente che rischia di andare incontro al mandato di governo più difficile di sempre.

Nel frattempo cresce tra i siciliani la convinzione che per resistere all’onda d’urto di una crisi da dopo guerra, ci sia bisogno di qualcuno che vada oltre i discorsi di destra, centro o sinistra. Serve qualcuno che abbia il coraggio di difendere i siciliani e rappresentarli senza il solito linguaggio del politichese. Con la lucida follia di sfidare i poteri forti e andare a rivoltare il palazzo come un calzino.

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