Antonella Ferrara

Il concept del Taormina International Book Festival 2020, la kermesse letteraria ideata e diretta da Antonella Ferrara, nell’edizione del decennale era l’entusiasmo, ma idealmente si può dire che sia stato anche e soprattutto quello del coraggio. Il coraggio di aver proposto il festival nonostante la crisi, a dispetto dell’anno più difficile di sempre, per colpa di una pandemia che non finisce e sta ancora flagellando il mondo.

Taobuk è andato oltre la tentazione del forfait che, in tanti casi, ha portato al rinvio e alla cancellazione per il 2020 di importanti manifestazioni in Italia e all’estero a causa dell’emergenza sanitaria. In un momento del genere, aver lottato per organizzare e realizzare comunque questo appuntamento che si è svolto dall’1 al 5 ottobre con la letteratura grande protagonista, ospiti internazionali e finestre aperte anche sul cinema, la danza e la musica internazionale con il gala al Teatro Antico, è stato un gesto apprezzabile che va al di là della qualità indubbia della kermesse.

Nell’anno del decennale, Taobuk è diventato uno “spot” della rinascita, ha lanciato un segnale di incoraggiamento alla città, all’Italia e al mondo. Bisogna resistere e andare avanti, la cultura è il volano senza confini che parla un linguaggio universale di speranza e può rappresentare l’elemento propulsivo della ripartenza per i popoli. In questa direzione è andata in termini corretti e condivisibili l’edizione 2020 di Taobuk.

Antonella Ferrara ha superato questa ennesima prova con la tenacia che non le è mai mancata e con la capacità di andare oltre gli ostacoli. Stavolta era certamente il più difficile di sempre ma il deus ex machina del festival è riuscita a ricomporre i pezzi del mosaico e a trovare la quadra anche nell’occasione in cui aveva da scalare una montagna a mani nude. Pensare di fare un’edizione in grande stile era una roulette russa, proporre un’edizione rimaneggiata per via dell’emergenza sarebbe stata la cosa più ovvia, ma la padrona di casa di Taobuk ha rilanciato la sfida. I fatti le hanno dato ragione.

E non va posto in secondo piano neanche il coraggio di aver fatto il festival in una fase autunnale che per la città di Taormina inizia a diventare da sempre un tabù, il prologo alla fase dormiente di questo territorio. Si è avuta così la riprova invece che le cose fatte bene si possono mettere in scena anche in bassa stagione e non per forza ad agosto. Dopo il rinvio forzato per il lockdown, la via più semplice da percorrere – come detto – sarebbe stata quella di un rinvio al 2021 o magari fare un’edizione smart quest’estate, invece Taobuk non ha rinunciato alla sua identità, riempiendolo di volti, contenuti, storie, racconti e riflessioni. Come prima e più di prima. Il festival internazionale del libro ha dimostrato che si può (e si deve) avere l’audacia di non mollare, ed anzi raddoppiare l’impegno per superare il momento di sofferenza.

“L’entusiasmo è un vero e proprio manifesto politico che deve farsi ora, nell’epoca dell’economia della depressione, ingrediente fondamentale per un programma che si proponga di salvare il mondo, e non solo di piegarlo ai nostri desideri”.

In un mondo che impone uno stravolgimento del nostro modus vivendi, dei nostri pensieri e dell’essere – aggiungiamo noi – il coraggio di fare, senza piegarsi ai tentacoli stringenti della pandemia, è un elemento altrettanto fondamentale. Ed è un messaggio di speranza, un inno alla vita, che questo festival, da Taormina al mondo, ha avuto l’intelligenza di lanciare. Nonostante tutto, all’indirizzo di tutti.

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