TAORMINA – La crisi fa crollare i fatturati di molte attività economiche, attività commerciali e ricettive sono in sofferenza e fanno i conti con un anno di crisi epocale eppure a Taormina, almeno sin qui, neanche la pandemia fa crollare gli affitti.

“Tranne alcuni casi sporadici, piuttosto occasionali, gli affitti sono rimasti quelli – ha evidenziato dal presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi” -. In alcuni casi qualche proprietario di immobili ha deciso di scendere a più miti pretese e si e’ raggiunta un’intesa con i soggetti che hanno le attività in affitto ma in tante altre circostanze non ci sono state variazioni significative. In un momento del genere ci saremmo aspettati una maggiore sensibilità, solidarietà e consapevolezza dello stato di cose, da parte dei proprietari degli immobili. Non si può non tenere conto del momento di grande sofferenza del tessuto economico”, ha sottolineato Il presidente di Aipt. Serviva, insomma, un po’ più di buon senso che pare sia mancato o se c’è stato non ha avuto pari consistenza rispetto alle aspettative e alle esigenze del momento. La questione del “caro affitti” rimane irrisolta con i locatari che vorrebbero un affitto calmierato a fronte dei ricavi dimezzati e i proprietari che rimarcano come lo Stato non abbia fatto sconti e rimane anche per loro l’onere di pagare poi tasse decisamente alte.

Si tenta di resistere alla crisi e all’incertezza di una fase in cui ci si augura non ci sia la seconda ondata della pandemia e la speranza per il 2021 e’ quella di una ripartenza importante. Nel frattempo in Corso Umberto si va verso una bassa stagione in cui si verificheranno alcuni cambi di attività tra chi lascia e chi subentra, ma questa e’ una costante che prima ancora del 2020 e dello tsunami Covid si e’ puntualmente verificata. In sostanza, come rilevato da Aipt, solo in una casistica non superiore al 30% delle circostanze si sarebbero comunque verificate delle riduzioni sugli affitti agli esercizi commerciali e con i prezzi che sul Corso rimangono oscillanti tra i 3 mila euro (per i locali più piccoli) e i 10- 12 mila euro. I prezzi imposti sulle attività commerciali, insomma, in tanti casi sono ancora quelli pre-crisi, mentre sarebbe il caso di fare tutti un passo indietro e far prevalere il buon senso, in linea con il momento e nell’interesse di tutti, per affrontare uno tsunami che non è ancora finito.

© Riproduzione Riservata

Commenti