TAORMINA – La mancata riscossione sulle bollette dell’acqua rimane un problema irrisolto per il Comune di Taormina. La conferma è arrivata dal rendiconto 2018 approvato, infatti, pochi giorni fa dal Comune di Taormina, con il voto della maggioranza in Consiglio comunale, che ha evidenziato numeri di forte sofferenza per l’ente. E’ un vero e proprio vulnus che si trascina da un ventennio, quello che negli anni ha visto crescere l’importo delle somme mancanti nelle casse di Palazzo dei Giurati, sino ad approdare per altri aspetti anche a pesanti risvolti giudiziari. E adesso, stando all’ultimo bilancio approvato dalla casa municipale, che aggiorna la situazione al periodo 2018, è emersa una sofferenza pari a circa 10 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono altri 3 che riguardano la fognatura.

“Si evidenzia la patologica situazione dei crediti del Comune – ha dichiarato l’assessore al Bilancio, Alfredo Ferraro -. I dati dei residui sono questi: nel 2016 13 milioni 972 mila euro, nel 2017 17 milioni 351 mila euro e per il 2018 invece 18 milioni 673 mila euro. E nello specifico, se andiamo a guardare chi dovrebbe darci questi 18 milioni, il provento del servizio idrico dovrebbe darci 10 milioni 038 mila euro, il provento del servizio idrico-fognatura altri 3 milioni. Nel complesso la parte idrica e il sistema integrato dovrebbe darci 13 milioni 176 mila euro. I 18 milioni 673 mila euro in questione rappresentano, da soli, il 70% del titolo terzo del bilancio, con la parte residuale che riguarda poi gli affitti e i cespiti comunali. E’ una situazione ormai nota e della quale c’è una certa consapevolezza, stiamo cercando per altro di affrontarla, il Comune aveva già identificato le azioni da porre in atto e le svolgeremo, pur sapendo di non poter agire con incoscienza perchè adesso c’è anche una “guerra” economica dovuta alla pandemia”.

Ferraro definisce, quindi, con un termine eloquente – cioè “patologica” – la problematica sulle somme che il Comune non riesce a riscuotere. Ed è un’emergenza destinata a consolidarsi perché intanto alcune di quelle somme non sono più recuperabili essendoci alcune società ad esempio che hanno cessato l’attività o hanno dichiarato il fallimento e comunque non sono più operative nel territorio, ma soprattutto perché questo è l’anno più difficile di sempre per via dell’emergenza sanitaria e la crisi epocale complicherà le cose al Comune per via delle difficoltà dei cittadini e delle imprese a pagare le somme in questione. Ovviamente bisognerà sempre distinguere le difficoltà di quelli che davvero non ce la fanno a pagare e l’opportunismo dei “furbetti”: due realtà da tenere distinti e distanti, ma con le quali in entrambi i casi il Comune si trova (e si troverà sempre di più) a dover fare i conti.

“Ad ogni modo – aggiunge Ferraro – c’è una delibera che abbiamo approvato, con un regolamento generale sulle entrate che tenterà di facilitare la riscossione anche con la possibilità di trattare alla pari con il Comune, dando modo all’utente di beneficiare di minori incombenze nel fornire garanzie bancarie e soprattutto con il ravvedimento operoso nei confronti dell’ente sugli importi da dover versare. Ci siamo dotati di alcuni strumenti e altri cercheremo di porli in atto, cercheremo di tutelare l’ente, sapendo comunque che è un periodo di grande difficoltà per via dell’emergenza sanitaria”.

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