Dal Tar di Lecce arriva un’importante sentenza che potrebbe cambiare la situazione sulla tassa di soggiorno in Italia, che da anni ormai fa discutere per l’utilizzo che ne fanno le varie Amministrazioni locali, intente a far quadrare i bilanci comunali anziché ad impiegare queste risorse per sostenere il turismo.

La questione, di riflesso, interessa anche Taormina, la capitale del turismo siciliano, dove l’imposta è stata istituita dal 2013 e sin da allora si è registrata, a più riprese, la richiesta di Federalberghi (con un ricorso anche alla Corte dei Conti) che le somme di questo balzello vengano utilizzate in favore del turismo e della promozione del territorio. Il discorso esula, evidentemente, dal 2020, anno di “lacrime e sangue” in cui l’emergenza Covid ha stroncato buona parte dei flussi turistici in tutta Italia (e nel mondo) e ha fatto letteralmente crollare un gettito che lo scorso anno a Taormina era stato di 3 milioni e 400 mila euro e stavolta per via del movimento turistico “orfano” dei flussi stranieri potrebbe fermarsi a circa Un milione di euro.

Il Tar di Lecce – come riporta un articolo di Brindisireport.it ha accolto il ricorso proposto da Federalberghi Brindisi assieme alle strutture ricettive del comprensorio di Fasano contro la nuova Imposta di soggiorno. “Il Tar, accettando i motivi proposti dal nostro legale di Fiducia l’avv. Giulia Di Pierro, ha ritenuto illegittimo l’aggravamento dell’Imposta, i criteri ed il prelievo applicato alle annualità 2019 e 2020. Questa sentenza rappresenta un importante risultato nell’interesse della categoria e per la promozione del turismo su Fasano la cui affluenza è stata pregiudicata dai pesantissimi aumenti della tassa”, spiega Pierangelo Argentieri, presidente di Federalberghi Brindisi che poi aggiunge “Noi siamo sempre stati propositivi e costruttivi con tutti i Comuni, ma l’aumento ingiustificato su Fasano ci ha costretti a presentare il ricorso al Tar. Ora ci aspettiamo che l’amministrazione comunale ci convochi per riaprire un dialogo e una collaborazione che da parte nostra non è mai mancata”.

La posizione di Federalberghi nazionale, regionale e locale rimane in generale di assoluta contrarietà all’imposta di soggiorno, che riduce non solo la competitività del sistema turistico italiano senza apportare concreti benefici. Il tutto aggravato dalla pesantissima crisi dovuta alla pandemia da covid-19. Un balzello che il centro studi di Federalberghi ha definito “inutile e che molto spesso i Comuni non utilizzano nemmeno nell’interesse del turismo ma soltanto per i ripianamenti dei deficit dei bilanci comunali”.

“Stiamo analizzando le motivazioni della sentenza – ha detto il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria -, perché ricorreremo senza alcuna esitazione al Consiglio di Stato. L’imposta di soggiorno non è un balzello contro le strutture alberghiere, che svolgono il ruolo di agenti contabili: raccolgono dal turista e versano al Comune. Esattamente come succede ai fasanesi quando vanno in vacanza fuori”.

“Federalberghi non dice il vero quando lamenta l’assenza di confronto: l’anno scorso abbiamo avuto ben tre incontri, dopo i quali abbiamo accettato di abbassare l’imposta nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, di dimezzare i giorni di applicazione da 14 a 7, di introdurre i bonus per i gruppi numerosi, e di ridurre alcune delle tariffe in vigore l’anno precedente”.

“L’imposta di soggiorno è un contributo chiesto al turista per fruire delle nostre bellezze, e per sostenere l’aumento dei costi che una presenza così numerosa inevitabilmente produce per la collettività: Federalberghi nonostante il confronto e le modifiche concordate ha preferito continuare il contenzioso e la polemica che ritiene, evidentemente, più importante di una più fattiva collaborazione sul versante della lotta all’abusivismo. Attività che abbiamo iniziato con l’internalizzazione del servizio tributi e che ha già prodotto importanti risultati”.

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