il dott. Giuseppe Calvagna con Francesca Francentese e Nunzio Fichera, specializzandi del Policlinico di Messina

TAORMINA – Nuova pagina di buona sanità all’ospedale San Vincenzo di Taormina, dove nel reparto di Cardiologia il cardiologo interventista, dott. Giuseppe Calvagna, ha eseguito con successo una procedura innovativa su una paziente di 95 anni.

All’anziana signora originaria di Letojanni, che adesso è in buone condizioni, con una procedura molto meno traumatica e invasiva, è stato risparmiato, in particolare, un intervento cardiochirurgico molto invasivo che avrebbe potuto causarle gravi conseguenze e seri rischi per una persona di questa età.

“La signora – spiega il dott. Calvagna, medico la cui riconosciuta abilità è ormai arrivata anche alla ribalta nazionale per i suoi interventi innovativi nell’ambito della cardiologia interventista – si è presentata al Pronto soccorso del nostro ospedale per grave sepsi della tasca in cui era alloggiato il pacemaker. Già durante l’impianto iniziale, prosegue il nostro ospite, a causa di un’ostruzione bilaterale delle vene succlavie si era dovuto ricorrere alla vena giugulare interna per poter posizionare i cateteri nel cuore. Quindi a seguito della sopraggiunta infezione, per garantire un nuovo impianto di pacemaker alla paziente, si è dovuto ricorrere all’utilizzo di un dispositivo leadless innovativo e altamente tecnologico”. E’ stato così impiantato un piccolo pacemaker “Micra”, che ha come obiettivo primario quello di ridurre le complicanze legate alla necessità di una tasca sottocutanea e alla presenza di elettro-cateteri convenzionali.

“Nei pazienti post-espianto, causa malfunzionamento o infezione – ha aggiunto il dott. Calvagna -, il rischio di reinfezione dopo il reimpianto con sistemi tradizionali varia in un range che può superare l’11% nei casi in cui si è riusciti ad ottenere solo una rimozione parziale del sistema originale. I dati invece, ci dicono che nessuno dei pazienti reimpiantati con Micra ha mostrato il reiterarsi di eventi infettivi. E ciò trova ampia conferma anche dalle prime analisi dei controlli seguiti sui pazienti di questa casistica”.

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