Una festa privata svoltasi nei giorni di ferragosto, e per di più fuori zona, e a contorno altre feste e aperitivi vari. E’ ormai un fatto acclarato che il focolaio di Covid che ora fa tremare Taormina e Giardini Naxos, e sta mettendo in allarme un intero comprensorio, sia scaturito dalla sconcertante leggerezza di una comitiva di giovani che, forse dimenticando l’esistenza di un’emergenza chiamata Coronavirus che ha ucciso 35 mila persone in Italia, hanno di festeggiare non si sa bene cosa e per quale motivo.

Come detto, non è l’ora delle polemiche e del cortile, a poco o nulla servono i processi per strada o sui social. A questo punto c’è da fermare sul nascere un focolaio che rischia di colpire altre persone. Auguriamoci, in modo sincero e convinto, che tutti questi giovani guariscano in fretta e tutto si risolva nel miglior modo possibile. La frittata, purtroppo, è fatta e indietro non si può tornare. Auspichiamo che il casino che questi ragazzi hanno scatenato possa essere individuato e circoscritto, isolato e fermato dalle autorità sanitarie.

Qui non ci sono colpevoli e nessuno deve inseguirli, la gogna dei processi virtuali lasciamola ad altri. C’è però un conflitto di coscienza tra modi di essere e di vivere, tra la modalità “me ne fotto” e quella del “comprendo e mi regolo di conseguenza”. Di fronte a una pandemia non si scherza e se gli lasci un minimo margine d’azione ti punisce senza pietà.

Per questo una riflessione appare d’obbligo, perché questo incredibile episodio di inaudita superficialità adesso mette a repentaglio la salute di un intero territorio. In verità, non siamo sorpresi ed era più che fondato il timore che, purtroppo, presto o tardi qualcosa del genere sarebbe potuto accadere e qualcuno l’avrebbe fatta fuori dal vaso. Lo immaginavamo, era da mettere in conto che qualcuno avrebbe frustrato e vanificato i sacrifici di un intero territorio che nei mesi del lockdown aveva contato zero contagi a Taormina e soltanto 2 sino ad oggi, e pochissimi casi anche a Giardini Naxos. Eppure si rimane, comunque, esterrefatti dalla pochezza disarmante di una gioventù che tira dritta per la sua strada e conferma di infischiarsene di tutto e tutti. Basterebbe rivedere le immagini delle spiagge a ferragosto, da Naxos a Isola Bella e quella irrefrenabile di festeggiare dopo mesi di astinenza dagli aperitivi e di faticosa clausura chiusi in casa, con le terga sul divano a vedere la tv e smanettare con lo smartphone.

Nel frattempo, da mesi c’era e c’è ancora in giro un nemico perfido e subdolo, che può colpire ovunque, un bastardo che non fa sconti e contro il quale la scienza tarda a trovare un rimedio. Allora, in assenza di un vaccino, o si cerca di avere un minimo di razionalità e senso di responsabilità, o poi si mette invece a rischio la vita dei familiari, di genitori, nonni e bambini e di persone estranee che nulla hanno a che fare con questi festini e che poi ci vanno di mezzo. E adesso, allo stesso modo, scatta un vero e proprio effetto domino ed è presumibile pure un altro durissimo colpo all’economia e all’immagine di un territorio già flagellato dagli effetti della pandemia.

Gli Stadio cantavano “generazione di fenomeni”, qui invece risuona l’inno di una “generazione di genialoidi”, che al posto dei neuroni forse hanno l’aperol-spritz, un pò di grappa, chivas e tabasco. Qualcuno si salva e si comporta nel modo più giusto, è evidente che non si deve fare di tutta un’erba un fascio ma in troppi casi prevale la superficialità. Lo sapevamo già che siamo di fronte ai figli dell’omologazione, dove la tendenza è che se uno fa una stupidata, gli altri vanno a ruota e la ripetono per sentirsi “in” e chi si distingue è “out”, fuori dal gruppo. E’ una gioventù che non brilla e in molti casi mostra un quoziente intellettivo semi-liquido ma se persino in tempi di pandemia si va avanti imperterriti, allora Dio ci salvi da questa ondata di 20enni che stanno andando incontro alla vita tra selfie e spritz. Nudi alla meta, in carta carbone, con la vanità di chi se ne frega di non avere identità. Ecco perché c’è da essere preoccupati sul serio.

I giovani, questi della festa e molti altri appresso a loro, una volta smaltita la sbornia da feste e aperitivi, e soprattutto dopo una guarigione che speriamo avvenga in tempi rapidi, si guardino allo specchio, si mettano una mano sulla coscienza e sia diano una regolata, una volta per tutte. Per se stessi e per gli altri. I figli del Terzo Millennio riflettano  e comprendano che rischiano di andare a sbattere contro un muro e di portarci dentro l’anno sottozero. La misura è colma. O cambiano e crescono davvero o saranno gli artefici di un fallimento totale, personale e collettivo.

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