Ci eravamo illusi che l’emergenza Covid fosse finita e che quel cupo periodo in cui ci hanno messi tutti agli arresti domiciliari per combattere il virus fosse ormai una storia superata. Dalle nostre parti è passato quasi il messaggio che qui ci fosse una sorta di immunità divina dal virus, perché così era stato nella prima ondata quando si erano registrati zero casi.

Invece al crepuscolo di questa strana estate, riecco il Covid. E’ tornato o forse è meglio dire che aveva allentato la morsa ma non se n’è mai andato. Il “bastardo” non molla, è ancora in agguato ovunque e adesso è il momento di fare attenzione ed essere prudenza, senza isterismi né allarmismi ma con lucidità, in ogni caso evitando l’altalena degli eccessi umorali e delle demenzialità che cavalcano a briglie sciolte l’onda della paura soprattutto sui social network.

Qualche comportamento discutibile, tendente allo strafottente, in città c’è stato eccome. E’ palese. Qualcuno si è messo sul piedistallo e qualcun altro, a sua volta, si è girato dall’altra parte: dinamiche paesane che non vanne bene e non portano da nessuna parte, e che poi sono l’humus di quella mentalità masochista che è il vero freno a mano per il rilancio di Taormina. Ognuno fa da sé e ciascuno si ritiene il padrone del vapore, sul terreno di una spocchia che alla lunga non porta da nessuna parte.

Nell’estate senza stranieri e all’insegna delle ondate barbariche, col senno di poi sarebbe servita una gestione più stringente del territorio su certi aspetti. Così non è stato. E allora a Taormina, se non si vuole andare incontro ad altri scivoloni, ora serve un punto minimo di equilibrio, mettere da parte certi atteggiamenti e dimostrare senso della misura, ripartendo per molti versi dallo scorso inverno in cui la comunità si è difesa in modo ineccepibile nel lockdown, quando la gente si è chiusa in casa, ha recepito alla perfezione che fare quadrato e fare ciascuno la propria parte era l’unico modo, in quel momento, per contrastare con efficacia un nemico che non si vede ma può celarsi ovunque. Adesso era prevedibile ed era largamente inevitabile che nell’estate del tutto aperto e del liberi tutti, presto o tardi, ci sarebbero stati dei casi di Covid. E altri potrebbero essercene, è nella logica delle cose.

La contaminazione antropica e la libera circolazione delle persone senza restrizioni e senza neanche controlli adeguati è il detonatore naturale di una seconda ondata che in realtà è ancora la prima perché ricordiamoci che in Italia non c’è mai stato un contagio zero dal momento in cui questa brutta storia è iniziata. Il problema affligge qualsiasi località d’Italia e del pianeta, non è un discorso che si ferma nell’orbita paesana della cinta muraria taorminese di Porta Messina e Porta Catania. Basta guardare quello che sta accadendo in Sardegna per rendersi conto che anzi qui sinora le cose sono andate decisamente bene. Allo stesso modo basta poco affinché una situazione si possa ribaltare in una direzione o nell’altra. E’ un equilibrio precario dove pochi dettagli possono fare la differenza e riscrivere i contorni di una storia.

Si potrebbe, tutto al più, azzardare che nei mesi recenti la carica virale e la forza di contagio del virus si sia forse abbassata rispetto ai mesi scorsi, perché altrimenti sarebbero stati davvero “volatili per diabetici” in tanti casi, comprese anche circostanze recenti che hanno riguardato il nostro territorio. Ma è pur sempre un’ipotesi che non ha riscontro certo.

In definitiva, si possono dire mille cose sulla questione Covid, ma la verità ad oggi è una soltanto: nessuno ci ha capito niente. E se non ci ha capito nulla nemmeno la comunità scientifica che continua a sostenere tutto e il contrario di tutto, non possiamo avere la presunzione di saperne di più noi comuni mortali che non siamo esperti in materia. Al massimo possiamo azzardare, senza offesa per nessuno, che sia una bestialità colossale che un virus colpisca dalle 6 del pomeriggio alle 6 del mattino mentre di mattina dorme, e così come è da manicomio aver terrorizzato per mesi gli anziani indicandoli come unico bersaglio, per poi dire ora che il virus colpisce i giovani. Mutazioni cervellotiche vere o presunte, senza senso, che destano non poche perplessità in questa storia piena di misteri e controsensi.

La sola cosa che si può e si deve fare adesso è quella di evitare sceneggiate e non perdere la tramontana, stare accorti al cospetto del pericolo. Non esiste persona e non esiste località che sia immune o invulnerabile: non lo è neanche Taormina e la sua gente. Prima lo si comprende e meglio sarà per tutti. Tanto più in questo periodo in cui arriva chiunque da qualsiasi parte del mondo, e non può essere altrimenti in un posto che da sempre vive di ospitalità e senza turismo morirebbe.

Non bisogna fare allarmismi ma non si deve nemmeno sottovalutare che i contagi stanno risalendo. E’ arrivato il momento di rimettersi in trincea contro il virus. Con i soliti e ormai abituali accorgimenti: indossando la mascherina, igienizzandosi e cercando di evitare comportamenti che ieri erano normali e oggi non lo sono più. E l’ora della responsabilità e della consapevolezza, del dover proteggere se stessi ma anche dell’avere rispetto degli altri.

Non ci sarà un altro lockdown perché l’Italia è messa così male che non può permettersi un bis. Qualche restrizione ritornerà d’attualità ma in altre forme e con dei limiti, tenendo conto che lo Stato non ha più un euro per pagare gli italiani e rinchiuderli di nuovo in casa, con il rischio che stavolta la gente disperata decida di sbroccare sul serio. Ci attende probabilmente una fine estate e poi un autunno che verranno scanditi dal bollettino giornaliero del terrore e dall’enfasi covidiana di un certo clero giornalistico pronto, supino, a battere di nuovo la gran cassa mediatica della paura in nome del Dio palazzo.

Nei prossimi mesi, al di là della presumibile valanga di idiozie che si diranno e si scriveranno, si dovrà fare decisamente attenzione e rialzare la guardia. Aspettando che la guerra miliardaria tra le multinazionali per il vaccino abbia il suo vincitore, e mentre altre persone si ammaleranno, noi possiamo soltanto aspettare e provare a difenderci dalla minaccia. La battaglia continua, ce la possiamo fare anche stavolta. Calma e gesso. Sì alla prudenza, no alle stronzate.

 

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