Dario Franceschini

“Cultura e turismo sono strategici per il rilancio del Paese. Ripartiremo dal Sud e dalle città d’arte”. Rassicuranti parole da spergiuro del doroteo Dario Franceschini, ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo del governo Conte. Un elogio al Mezzogiorno e alle sue bellezze, uno slancio al quale avremmo quasi creduto se non fosse che l’appassionata orazione era targata Franceschini.

Oltre la siepe della fuffa, ancora una volta, infatti, fosche previsioni e sinistri presagi si sono materializzati e hanno colpito Taormina, esclusa – per effetto di un dispositivo cervellotico – come tutti i comuni non capoluogo di provincia dai 500 milioni di euro previsti dal governo Conte nel cosiddetto “Decreto agosto” varato dal Consiglio dei Ministri su proposta proprio del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Si trattava di aiuti ministeriali destinati agli esercizi commerciali dei centri storici di alcune città d’arte, sulla base delle presenze del 2019 e del rapporto fra turisti e abitanti. In verità Taormina i numeri per poter rientrare a pieno titolo in quel decreto li aveva eccome ma qualche illuminato somaro dei palazzi romani ha deciso di mischiare le carte. Fondi a pioggia per chiunque, zero euro per la capitale del turismo della Sicilia, per un territorio simbolo del turismo del Sud e dell’Italia nel mondo. Nel 2020 ci tocca prendere atto che Taormina non viene ritenuta città ad alta vocazione turistica: abbiamo visto qui 800 mila stranieri all’anno pernottare negli alberghi e nei b&b, credevamo fossero turisti, invece erano marziani. Nell’era del cretinismo economico accade anche questo.

La beffa arriva dopo settimane di contatti con il ministro che da Taormina erano stati cercati tramite deputazioni del Partito Democratico e anche attraverso l’Anci. Si racconta anche che la sera di sabato 18 luglio il sindaco di Taormina, Mario Bolognari non abbia preso parte alla premiazione di Dolce & Gabbana al Teatro Antico per andare ad incontrare Franceschini e chiedergli sostegno alla città. Per tutta risposta, sarebbero arrivate rassicurazioni sul ristoro della tassa di soggiorno e sulla considerazione complessiva da parte del governo per la città di Taormina. Dall’alto del suo “aplomb” emiliano-britannico, Franceschini aveva fatto capire che lui avrebbe dato la giusta attenzione a Taormina con le tutte le principali città d’arte italiane.

“State tranquilli”, è il mantra rasserenante di Franceschini, esattamente così già ai tempi del governo Gentiloni aveva rassicurato i lavoratori stagionali di Taormina che nell’autunno 2016 agli “Stati generali del Turismo” lo avevano atteso in Via Pirandello davanti a un noto hotel della città e gli avevano consegnato allora una petizione con le firme per la richiesta di modifica della Naspi. E li aveva di nuovo rassicurati nei mesi recenti, dopo lo tsunami Covid che ha lasciato intere famiglie nel dramma di una dura lotta per la sopravvivenza. Senza un impiego e senza un euro, persino esclusi dagli aiuti per la concomitante ottusità del ministero del Lavoro che ha valutato le persone sulla base di un codice Ateco. Il risultato: nessun aiuto adeguato a un comparto vitale per l’economia di questo territorio.

E’ storia recente pure la “frittata” fatta nel Dl Rilancio, dove erano stati inseriti 100 milioni di euro per il ristoro della tassa di soggiorno dei comuni italiani, mettendo di fatto i chiodi nella bara di quelle località come Taormina che con queste cifre – a torto o ragione – avevano fatto quadrare i loro bilanci e ora, dopo aver perso ingenti flussi turistici ed economici per colpa del Covid, lottano contro l’ombra del dissesto. I 100 milioni del Dl Rilancio non erano nemmeno spiccioli se si pensa che Roma, da sola, incassa 130 milioni. Se a Roma si aggiungono Milano, Venezia e Firenze si arriva al 58% del totale del gettito nazionale 2019. Il Dl agosto ha incrementato la dotazione portandola a 300 milioni. Un passo in avanti ma che non risolverà i problemi di nessuno.

Il ministro Franceschini, bardo del politicamente corretto, rassicura: poi puntualmente i fatti lasciano in eredità ai posteri un’altra storia. Intanto, oggi gli stagionali sono alla disperazione e Taormina è stata esclusa dal Decreto Agosto. Verrà forse un decreto settembre, ottobre o quel che sarà, adesso 500 milioni andranno altrove, zero euro per Taormina. Prima il Sud, e poi Franceschini nel Piano strategico “Grandi progetti Beni Culturali” stanzia 103 milioni per i cantieri della cultura di cui 100 sono stati destinati al centro-Nord e solo 3 milioni al Meridione.

In verità la fregatura data a Taormina non ci sorprende più di tanto e lo avevamo detto e scritto in tempi non sospetti che il fine teorico Franceschini appartiene a quel mondo di mirabili oratori che alla prova dei fatti rasentano l’imperscrutabile vuoto cosmico.

O forse sarebbe meglio richiamare la letteratura italiana, che ad esempio ci riporta a “Fontamara”, il romanzo di Ignazio Silone. In fondo il ministro Franceschini, laureato in Giurisprudenza all’Università di Ferrara, e poi Laurea Honoris Causa in Humane Letters dalla John Cabot University di Roma, politicamente parlando potrebbe essere accostato all’avvocato Don Circostanza di Fontamara. Quando gli abitanti vennero privati dell’acqua, lui non esitava a rassicurarli e prometteva che tre quarti li avrebbe fatti scorrere nel nuovo letto del fiume e tre quarti nel rimanente del vecchio, e così tutti ne avrebbero avuti tre quarti. “Giustizia è fatta” fu l’illusione dei popolani, poi beffati da chi prometteva di aiutarli. Nel seguito del romanzo, di fronte alla sfrontata pretesa di un impresario che voleva l’acqua in usufrutto per 50 anni, Don Circostanza suggerì infatti di risolvere il problema riducendo il termine a “soli” 10 lustri…

Dalla prima tessera con la Dc nel 1975, passando poi poi per Cs, Ppi, Dl e Pd, dopo 35 anni trascorsi galleggiando nei piani alti della politica, Franceschini si può inquadrare nell’eterea dimensione dei politici per tutte le stagioni dotati di un’aurea immortale anche se non hanno mai lasciato un segno davvero utile al Paese e che puntualmente riescono ad emergere e vengono anche accompagnati dall’accondiscendenza del circo mediatico e da un certo clero giornalistico. Mostrano un’illuminata apparenza che sembra indistinguibile dall’essenza, ma che poi si traduce in una doppiezza politica.

Alla fine, però, oltre le chiacchiere contano i risultati e sono impietosi e più ostinati della retorica e di qualsiasi equilibrismo accademico. Forse bisognerebbe chiedersi dove finiscono le colpe del doroteo Franceschini ma anche dove iniziano le responsabilità di casa nostra, perché Taormina ha una storia, non è il paese dei Balocchi e non può continuare a prendere schiaffi e farsi prendere in giro (come da troppi anni avviene) da personaggi a cui si stendono tappeti rossi. Personaggi che qui fanno passerella al Teatro Antico, pontificano e dispensano lezioni, fanno aperitivi e cene negli alberghi a spese dello Stato e alla faccia dei cittadini. Qui dichiarano amore alla città: poi, una volta andati via, se ne fregano e la tradiscono, tagliando fuori Taormina, il suo territorio e le sue future generazioni, dalle opportunità di rilancio. E allora forse c’è bisogno di cominciare a cambiare registro: ossequiare di meno e pretendere più rispetto.

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