TAORMINA – Si prospettano numeri decisamente differenti rispetto a quelli record del 2019 sul gettito che a fine anno farà registrare la tassa di soggiorno a Taormina. Dal record dei 3 milioni e 400 mila euro si passerà ad un dato che quasi certamente risulterà anni luce assai più modesto, per via della grande emergenza che ha caratterizzato quest’annata e che ha stravolto la stagione turistica privando la città della gran parte dei suoi visitatori e soprattutto ha mandato in fumo l’arrivo di molti di quei turisti stranieri che hanno sin qui rappresentato l’85% delle presenze in città e nelle relative strutture ricettive.

Per questo, secondo alcune stime, si ipotizza che il gettito complessivo a fine anno possa aggirarsi sui 700-800 mila euro. Una statistica che, se confermata poi dai riscontri, lascerà il forziere di Palazzo dei Giurati senza la gran parte di quel maxi-tesoretto che non solo nel 2019 ma anche negli anni più recenti aveva portato l’imposta turistica istituita a Taormina a partire dal 2013.

Stavolta l’obiettivo che nel più ottimistico degli scenari, potrebbe essere centrato, sembra essere quello di raggiungere quota Un milione di euro e anche qui la strada è tutta in salita. A questa somma poi, in ogni caso, il Comune conta di aggiungere anche quello che sarà il ristoro da parte del governo Conte sul mancato introito per i Comuni, in quella che è diventata una battaglia da parte dell’Anci. In questo contesto, ai 100 milioni di dotazione iniziale per tutti i comuni, il governo ha ora aggiunto un incremento di altri 300 milioni sempre per l’anno 2020. Taormina potrebbe, insomma, avere circa 500 mila euro di ristoro e nel complesso, sommando lo stanziamento del governo e l’introito annuale effettivo si potrebbe anche arrivare a circa Un milione e mezzo. Per adesso sono solo ipotesi e che, tra l’altro, vedrebbero mancare nei conti del Comune oltre 50% del totale del 2020 sull’imposta di soggiorno. Somme che sono poi diventate nel tempo essenziali per far quadrare i conti del bilancio comunale, tra le proteste degli operatori economici che vorrebbero che questi proventi vengano spesi, come da finalità istitutive, per il turismo e la promozione del territorio.

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