TAORMINA – Il Parco di Naxos-Taormina replica a Legambiente Taormina-Valle Alcantara sulla questione del “punto di ristoro” in corso di realizzazione al Teatro Antico.

“In riferimento alla nota diffusa da Legambiente Sicilia e dal circolo Legambiente Taormina Valle Alcantara afferma la direttrice del Parco Archeologico Naxos Taormina, l’archeologa Gabriella Tigano – è evidente che gli autori della nota non frequentano – o non hanno mai frequentato – il sito archeologico del Teatro Antico di Taormina, altrimenti non avrebbero mai potuto parlare di “costruzione di un edificio all’interno del parco archeologico…” semplicemente perché l’edificio in questione esiste già, da oltre settant’anni, e risulta già vincolato ope legis ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (DL 42/200)”.

“L’attività di cantiere in corso, il cui iter progettuale e procedurale fu avviato nel 2018, ha ricevuto (e non poteva essere altrimenti), già in sede di conferenza dei servizi tutte le autorizzazioni previste da parte degli Enti preposti (Genio Civile e Soprintendenza BB.CC.AA di Messina). L’intervento prevede il recupero architettonico (senza alterazione della volumetria) e la valorizzazione dell’edificio esistente, rifunzionalizzato come piccolo punto ristoro, nell’ambito e in ragione degli impegni assunti nel contratto stipulato tra la Regione Siciliana – Assessorato Beni Culturali e Identità Siciliana e l’attuale concessionario dei servizi aggiuntivi. Quanto all’utilizzo di una delle stanze dell’Antiquarium (Casina degli Inglesi) per il Bookshop, è singolare che Legambiente se ne accorga solo adesso, visto che tale utilizzo risale a più di dieci anni fa, ovvero al momento dell’attivazione dei primi servizi aggiuntivi con altri concessionari. Inutile sottolineare che tutti gli atti, ancorchè sempre pubblicati nell’Albo Pretorio del sito, sono a disposizione di chi ne volesse prendere visione”.

“E’ infine paradossale, che proprio un Ente pubblico come il Parco Naxos Taormina – che ha tra i suoi obiettivi proprio la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico e monumentale assegnato in gestione – possa essere accusato in maniera così superficiale e approssimativa di mettere in atto progetti che risultino in contrasto con i propri fini istituzionali e al di fuori della normativa di riferimento. Quanto infine alle accuse di “gestione superficiale e sminuente del monumento”, mi riservo di tutelare nelle sedi opportune la mia immagine di professionista e tecnico che opera da più di trent’anni nel settore e a tutela dei beni culturali”.

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