test in laboratorio contro il Coronavirus

La scienza lancia l’assalto alla proteina che rende forte il Coronavirus. E’ arrivato nelle scorse ore il semaforo verde dell’aida (Agenzia Italiana del Farmaco) alla sperimentazione sull’uomo (di fase 1) del vaccino anti-Covid-19 prodotto e sviluppato dall’azienda bio-tecnologica italiana ReiThera. Il vaccino è già stato già valutato positivamente dall’Istituto Superiore di Sanità e ha ottenuto il parere favorevole del Comitato etico dell’Istitituto Spallanzani. In questa fase la somministrazione del vaccino ad alcuni volontari sani ha lo scopo di valutare la sicurezza e la capacità di determinare immunità. Il vaccino denominato Grad-COV2 è sviluppato su virus respiratorio delle scimmie svuotato del materiale genetico e reso vettore di un solo tratto dell’Urna del Covid che codifica per la principale proteina della corona. Grad-COV2 (il nome del vaccino) ha già dimostrato di essere sufficientemente sicuro ed immunogenico negli studi preclinici e su modelli animali.

La sperimentazione di fase 1 – come riporta Il Mattino – utilizza alcune decine di volontari sani per saggiare la capacità di produrre sull’organismo umano gli effetti desiderati senza quelli avversi. A seguire ci sarà la fase 2 per dimostrare ulteriormente la sicurezza e l’efficacia del vaccino su centinaia di volontari. Lo studio in corso prevede dunque l’arruolamento di 90 volontari sani in due gruppi (adulti e anziani) di età rispettivamente compresa tra 18 e 55 anni i e tra 65 e 85 anni. Sei gruppi di 15 partecipanti ciascuno riceveranno dosi crescenti di vaccino con verifica dei dati di sicurezza clinica nei differenti step dello studio. Il progetto di sviluppo del vaccino è sostenuto dal Ministero della Ricerca scientifica con il Cnr e la Regione Lazio.

Ma in questo che è uno dei più avanzati progetti italiani per lo sviluppo di un vaccino contro Covid-19, lavora anche un pezzo della ricerca biotecnologica campana. Il centro di ricerca del Tecnopolo di Castel Romano è infatti sorto dalle ceneri di Okairos, società di cui è stato incubatore d’impresa il Ceinge, Centro per le biotecnologie mediche avanzate di Napoli. I soci fondatori e parte dell’attuale management sono gli stessi: Stefano Colloca e Antonella Folgori. Non è un caso che il vaccino Ebola sia uscito dai loro laboratori vedendo protagonista anche Alfredo Nicosia, scienziato napoletano del laboratorio europeo di biologia molecolare (Embl) a Heidelberg in Germania e professore di biologia molecolare alla Federico II e co-fondatore proprio di Okairos.

L’esperienza di Nicosia (che non è direttamente coinvolto in questo nuovo vaccino) è comunque messa a frutto da una folta pattuglia di ricercatori napoletani formati proprio alla Federico II e che fanno parte integrante del gruppo di 80 scienziati impiegati in ReiThera. Anche il modello di sviluppo del vaccino è simile a quello utilizzato contro Ebola e si avvale di una tecnologia che ha consentito di bruciare le tappe per approdare alla sperimentazione di fase 1 (appena iniziata) di quella di fase 2 (valutazione di efficacia) programmata dopo l’estate.

Il vaccino su cavie ha già mostrato di essere molto potente unendo una risposta anticorpale con IgG a una difesa che passa anche attraverso i linfociti T, cellule del sistema immunitario che da un lato attaccano direttamente il virus (Cd8 linfociti Natural Killer) e dall’altro stimolano e sostengono la risposta anticorpale (Linfociti Helper Cd4). La sperimentazione sarà condotta presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” di Roma e il centro Ricerche Cliniche di Verona.

Il vaccino dI ReiThera è sviluppato partendo da un adenovirus di altri primati, un virus sicuro, conosciuto dall’uomo che mira a creare un’immunità durevole contro la proteina Spike della corona proteica del Coronavirus, ossia la chiave che Covid utilizza per aprire la serratura rappresentata dai recettori cellulari delle vie respiratorie. L’obiettivo è valutare la qualità degli anticorpi prodotti e la loro capacità di bloccare l’entrata del virus nelle cellule umane. Non viene utilizzato un microorganismo inattivato o parte di esso ma un virus vettore di altra natura, svuotato del proprio materiale genetico e caricato con il solo tratto dell’Rna che trasporta le istruzioni per sintetizzare la proteina bersaglio. L’ immunizzazione avviene nelle cellule del muscolo e la somministrazione consiste in una semplice iniezione. Se ad ottobre dovessimo trovarci in emergenza non è escluso che le fasi propedeutiche alla commercializzazione possano essere velocizzate.

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