il dott. Giuseppe Calvagna

TAORMINA – All’ospedale San Vincenzo di Taormina, ancora una volta, il connubio perfetto tra professionalità e metodiche all’avanguardia salva una piccola vita e dà speranza a tutta la sua famiglia. Nella struttura di contrada Sirina, presso la sala di Emodinamica del Bambino Gesù, è stato eseguito un intervento salvavita su un bambino di 2 anni di Catania, con la rimozione di un Catetere Venoso Centrale (CVC) malfunzionante ed infetto, impiantatogli in precedenza presso altro ospedale per l’infusione di farmaci chemioterapici, indispensabili per il trattamento della patologia oncologica che affligge questo piccolo paziente.

Il bimbo lotta contro una forma leucemica e l’intervento eseguito a Taormina si rivela ora fondamentale affinché possa essere sottoposto a trapianto di midollo spinale, che sino a questo momento non poteva essere effettuato a causa dell’infezione. Il delicato intervento è stato eseguito da un’equipe multidisciplinare, composta dal dott. Giuseppe Calvagna, cardiologo interventista specialista nel trattamento delle infezioni e delle complicazioni derivanti dall’impianto di dispositivi cardiovascolari, dal dott. Michele Saitta, emodinamista pediatrico del Bambino Gesù, coadiuvati dall’equipe cardiochirurgica guidata dal dott. Salvatore Agati.

“La complessa operazione – ha spiegato il dott. Calvagna, uno dei massimi esperti in questi trattamenti complessi di cardiologia interventistica in presenza di complicazioni, che ancora una volta è riuscito a fronteggiare nel miglior modo una situazione di emergenza -, si è resa necessaria per la presenza di una grave sepsi sul CVC malfunzionante, sito in vena giugulare sinistra, che non consentiva al paziente di potersi sottoporre ad un secondo trapianto di midollo osseo. La rimozione completa del catetere infetto è stata ottenuta mediante l’utilizzo combinato di guaine dilatatrici, inserite attraverso accesso venoso giugulare sinistro, e cateteri a cappio immessi attraverso la vena femorale destra. La perfetta riuscita dell’intervento ha evitato ad un bimbo di soli due anni un intervento molto più invasivo, quale quello cardiochirurgico, garantendogli inoltre la possibilità di potersi sottoporre ad un nuovo trapianto”.

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