Alfredo Ferraro

TAORMINA – “Non è vero che abbiamo perso 18 milioni, il nostro Comune non aveva i requisiti per accedere al fondo di liquidità perché i debiti fuori bilancio al momento non sono stati riconosciuti. In ogni caso non sarebbe stata una scelta risolutiva per i problemi dell’ente”. Così l’assessore al Bilancio del Comune di Taormina, Alfredo Ferraro, risponde all’opposizione che ha annunciato un odg sulla mancata richiesta di accesso, della Giunta, ai fondi del Decreto Rilancio. Dal quel decreto, per la minoranza, il Comune avrebbe potuto ottenere già entro il 24 luglio scorso i 18 milioni per ripianare i debiti dell’ente e altre somme anche per le pendenze delle partecipate. Ora Ferraro, in una relazione, risponde e fa chiarezza.

Il decreto legge n.34, “Rilancio”, – spiega Ferraro – ha istituito un fondo destinato a concedere anticipazioni agli Enti Locali in stato di carenza di liquidità, anche derivante dalla situazione straordinaria di emergenza sanitaria dovuta dalla diffusione dell’epidemia, al fine di far fronte al pagamento dei propri debiti di carattere commerciale certi, liquidi ed esigibili. Ma per l’operatività del Fondo è stata stipulata una convenzione tra il Ministero dell’Economia e la Cassa Depositi e Prestiti, con la quale vengono definiti i criteri e le modalità di accesso alle risorse del fondo, fornite ai comuni debitori, sotto forma di anticipazioni di liquidità, sul modello già adottato con un decreto legge, il n.35, del 2013.

“L’anticipazione di liquidità per il pagamento di debiti fuori bilancio – continua Ferraro – è subordinata al relativo riconoscimento e non comporta la disponibilità di risorse aggiuntive, in termini di stanziamenti di competenza nel bilancio. Il Comune di Taormina con deliberazione consiliare n. 8 del 22/02/2018 ha riformulato il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, nel quale sono inclusi debiti fuori bilancio non riconosciuti per euro 18.429.873,75, costituiti da spese per investimento e spese correnti anteriori al 2001 pari ad euro 11.787.306,10 e spese correnti successive al 2001 pari ad euro 6.642.567,65. Le predette spese non possono essere oggetto di anticipazione: si tratta di debiti fuori bilancio privi di copertura finanziaria per i quali è in corso l’istruttoria ministeriale del piano di riequilibrio, dove sono previste altre forme di rateizzazione e finanziamento”.

“Il nostro Comune – conclude Ferraro – non ha aderito alla richiesta di liquidità sia perché il Piano di riequilibrio è fondato sulla copertura finanziaria prevista da altre fonti di finanziamento, sia in quanto i debiti del Piano non presentano i requisiti richiesti dal decreto legge, non essendo debiti certi, liquidi ed esigibili, non riconosciuti dal Consiglio Comunale e non essendo presenti nella piattaforma P.C.C.”.

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