Matteo Renzi

Queste le dichiarazioni dell’ex premier in un’intervista a Repubblica.

Qual è il merito maggiore di Conte?
«Si è lasciato convincere a riportare l’Italia dalla parte giusta della storia. La parentesi sovranista è chiusa. Adesso la maggioranza è europeista e ‘’Italia è dentro l’asse franco-tedesco. Quanto accaduto a Bruxelles è merito delle tre M: Merkel, Macron, Michel. Quando è nato il governo giallorosso molti mi hanno attaccato e qualche profeta voleva votare: avremmo perso faccia ed elezioni».

Un governo sovranista non avrebbe ottenuto gli stessi risultati?
«Certo che no. Se ci fossero stati Salvini-Meloni ora racconteremmo un’altra storia e l’Italia sarebbe isolata. Aggiungo che l’Europa ha battuto un colpo, ma molto del nostro futuro dipenderà dall’esito delle elezioni negli Usa».

Cosa succede se vince Biden?
«Sarebbe una svolta nei rapporti con l’Europa, dopo la parentesi Trump, in un decennio decisivo per le relazioni Usa-Cina. Durante il Covid è cambiata la geopolitica. Biden ristabilirebbe un asse atlantico per evitare il disimpegno americano e la pigrizia europea sui dossier più caldi, dal 5G alle risorse energetiche del Nord Africa, che Russia e Turchia si sono nel frattempo spartiti».

L’Italia non è abbastanza atlantica?
«L’Italia deve stare saldamente nella partnership privilegiata con gli Stati Uniti. Lo spiegheremo con calma anche a Casaleggio».

Da dove partirebbe per spendere i 209 miliardi?
«Abolirei i redditi di emergenza e sbloccherei i cantieri. Basta con i sussidi. Il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione sono comprensibili nella fase acuta della pandemia, ma alla lunga diventano il metadone dell’economia italiana. Serve la crescita, non l’assistenzialismo».

I Cinquestelle saranno d’accordo?
«Il rischio è che l’ala riformista della maggioranza non sia capace di trasformare l’assistenzialismo in crescita. Nessun governo ha mai avuto negli ultimi 30 anni, né mai li avrà più, simili risorse».

Cosa propone nel concreto?
«Dobbiamo tornare a rivedere le gru nelle città. Puntare su comparti fondamentali come moda, commercio, turismo, che hanno filiere che stanno soffrendo in modo drammatico. I sussidi non funzionano in eterno».

Cosa pensa della task force immaginata da Conte?
«Ancora una task force? Ma basta. Piuttosto facciamo lavorare il Parlamento: non riduciamo le Camere a luogo dove fare un tifo da stadio. Il premier venga in aula ad agosto, metta la faccia sul business plan per la ripresa e su questo la maggioranza tutta insieme sfidi le opposizioni. Questa è politica, non populismo».

Lei è favorevole alla Bicamerale?
«Non ha senso».

I fondi arriveranno tra un anno. Che fare nel frattempo?
«Iniziamo a spendere bene i soldi già stanziati. E poi serve il Mes, che ha vincoli inferiori al Recovery Fund e che è frenato da obiezioni ideologiche».

Conte e i Cinquestelle sono contrari.
«Io penso che non saranno Zingaretti o Renzi a imporre il Mes, lo farà la realtà. In autunno la crisi sarà tale che i soldi del Salvastati s’imporranno da soli. Del resto se lei ha un mutuo di 30 anni, da 1000 euro al mese, e gliene offrono uno da 15 anni a 500 euro, rifiuterebbe?».

Perché sulla proposta di una legge elettorale proporzionale l’altro giorno vi siete smarcati?
«Perché siamo per il maggioritario da sempre. Ho perso Palazzo Chigi per affermare un modello istituzionale in cui la sera delle elezioni si sapesse chi ha vinto. Perché dovrei cambiare idea adesso? Casomai stupisce il Pd che ha sepolto la vocazione maggioritaria di Prodi e Veltroni».

Ma voi avete disatteso un accordo di maggioranza. Forse perché la soglia del 5 per cento è troppo alta?
«Qualunque sia la soglia, il proporzionale conviene a Italia Viva. Ma il maggioritario conviene all’Italia. Detto questo: se vogliamo parlare di legge elettorale, sediamoci e discutiamone senza ultimatum né ricatti. Penso però che sarebbe prioritario discutere di posti di lavoro e non di collegi».

E stupito dei sondaggi di Fratelli d’Italia?
«Sono stupito dalla subalternità ai sondaggi. Un anno fa Salvini era al 40%, oggi sta al 20. Il consenso cambia più rapido del tempo in montagna e io ne so qualcosa. Quanto a Meloni, finge di essere la novità, ma è quella che fa politica nazionale da più tempo: donna berlusconiana ha abbandonato il Cavaliere quando le conveniva, dimenticando le sue posizioni, quando era al governo, su Europa e autostrade. Trovo incredibile che con la storia che hanno nelle Marche candidino uno che partecipa a eventi in ricordo sulla marcia su Roma. Ma i sondaggi cambiano e c’è tempo fino al 2023».

Il governo durerà quindi fino al 2023?
«La legislatura sì, il governo dura finché fa le cose. Mi auguro più concretezza e competenza sui dossier. Ho letto su Repubblica che il ministro Costa ha detto che la struttura di missione sul dissesto idrogeologico, varata dal mio governo, e chiusa dai populisti, costava 900 milioni. Come si fa a essere così superficiali e impreparati. Quella struttura non costava nemmeno 900mila euro».

Ma Italia viva che ruolo svolge?
«In questo esecutivo noi siamo l’anima garantista e riformista. Non attacchiamo Rocco Casalino sulle sue vicende private e i suoi affetti, come invece i Cinquestelle e Casalino hanno fatto contro di noi per anni. E non seguiamo il Pd quando candida populisti come Emiliano in Puglia o il giornalista del Fatto quotidiano Sansa in Liguria».

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