Daniele Martinelli

Avete letto e saputo tutti in queste ore del grave fatto di cronaca dei Carabinieri di Piacenza, arrestati con le gravi accuse di spaccio di droga e torture. A commento di questa brutta storia è arrivata l’inqualificabile presa di posizione di un ex membro dello staff comunicazione del Movimento Cinque Stelle, già denunciato all’Ordine dei giornalisti, che se la prende con i meridionali descrivendone la presunta attitudine sin dalla nascita a delinquere.

Idiozie in libertà che dovrebbero far diventare rosso di vergogna chi le ha scritte ed al cui proposito riportiamo il pensiero – del tutto condivisibile – di Angelo Forgione, scrittore, giornalista e meridionalista che risponde così.

“Scrive e cancella i suoi post razzisti Daniele Martinelli da Treviglio (BG), ex-componente del gruppo comunicazione del Movimento 5 stelle alla Camera dei deputati, che sale alla ribalta per uno scritto degno del positivismo lombrosiano di cui resta traccia e secondo il quale la predisposizione a delinquere e a fare del male è prettamente di chi nasce, cresce e si forma al Sud. Lo dice in merito alla vergognosa e squallida faccenda dei sei Carabinieri arrestati a Piacenza per associazione a delinquere, tre napoletani, due siciliani e un pugliese”.

“Il pensiero è quello limitato di chi è incapace di capire che le mafie nascono al Sud in epoca carbonara/risorgimentale come evoluzione delle associazioni “spagnolistiche” dedite alla delinquenza, che erano al Sud come al Nord. Basta leggere ‘I Promessi Sposi’ di Alessandro Manzoni per capire che la violenta Milano spagnola del Seicento arrivò a sostituire il diritto con i Don Rodrigo e gli Azzecca-garbugli, in un luogo in cui ai soprusi dei nobili ci si poteva opporre solo facendo ricorso alla protezione di altri nobili più potenti. Poi, dopo l’Unità d’Italia, per le disparità economiche tra Nord e Sud, le “fratellanze” meridionali sono diventate quelle che conosciamo, alimentate dai ripetuti patti stipulati con lo Stato. E pure il fenomeno dei tanti meridionali che scelgono la carriera in divisa, per sopravvivenza e non per delinquenza, è conseguenza diretta delle problematiche esistenziali generate dalla Questione meridionale”.

“Martinelli dovrebbe sapere che il termine “teppista” prende il nome dalla milanesissima “Compagnia della Teppa” di inizio Ottocento, gentaglia malvivente dedita al vandalismo e alla delinquenza gratuita nella Milano austriaca. La “teppa” era il misto fra erba e sassi attorno al castello Sforzesco di Milano. Certo, teppista non è esattamente criminale assassino, ma Martinelli deve aver dimenticato la famigerata banda della Uno bianca, un gruppo di poliziotti deviati in servizio tra Bologna, Cesena e Rimini che seminarono violenza e sangue negli anni Novanta. 103 crimini che provocarono la morte di 24 persone e il ferimento di altre 102. Si consolerà Martinelli per il fatto che quei poliziotti criminali non erano lombardi ma romagnoli. Un po’ più meridionali dei valtellinesi, dirà”.

Una riflessione a margine, in conclusione, la vogliamo aggiungere e la dobbiamo fare per cercare di dare un senso all’oblio della mente di chi afferma: “Urge una riforma radicale del metodo di selezione dei candidati (del M5S?) a quello che sembra un rifugio soprattutto per Meridionali in cerca di stipendio fisso, più che una vocazione alla legalità e al patriottismo”.

Ovviamente dei candidati del M5S non ce ne frega niente, vicende di casa loro che non ci riguardano: ma non si comprende di quale modello di legalità e patriottismo stia parlando questo illuminato signore al quale è opportuno dare qualche spunto di riflessione su fatti di ieri e oggi, lontani e recenti, che nell’arco storico e sociale di 159 anni forse non conosce o fa finta di non sapere. I meridionali “predisposti” a delinquere sono forse quelli uccisi dai “patrioti” dell’Unità d’Italia di Fenestrelle? Vorremo ricordare a chi scrive certe stupidità che proprio dalle sue parti si trova la più grande fortezza alpina d’Europa, che fu lager della morte di almeno 32 mila meridionali, migliaia di soldati dell’Esercito delle Due Sicilie, italiani deportati tra il 1860 e il 1861 da altri italiani in un lager in Piemonte, torturati, fucilati, fatti morire di stenti e poi coperti con la calce viva. Orrore tale e quale ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine, eppure silenziato dalla storiografia ufficiale. Una ferita impressa per sempre nella carne dei meridionali, un massacro censurato dai libri di scuola e la cui conoscenza viene negata alle nuove generazioni, un eccidio nemmeno degnato di una sola parola nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia dall’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Ma per non fare “dietrologie”, come qualche illuminato potrebbe affannarsi a dire, basterebbe parlare della recente pandemia, il Coronavirus gestito al nord con il “patriottismo” di chi ha fatto morire non si sa quanti anziani nelle case di riposo, e molti altri forse nelle loro abitazioni. Il “patriottismo” nordico di chi ha fatto salire sui treni migliaia di persone per non gravare di altri possibili contagiati i propri ospedali e li ha spediti al Sud per un’ecatombe che poi – per giustezza divina – non c’è stata. Magari un esempio vero di patriottismo, non quello tarocco e tronfio della Pianura Padana, semmai lo possono spiegare cosa sia quegli straordinari medici di Palermo che hanno curato persone malate di Covid giunte in Sicilia da Bergamo, le hanno salvate, si sono prese di cura di loro e le hanno fatte tornare a casa sane e salve. Quella è sanità, è umanità, ed è patriottismo.

Ma soprattutto quello è il Sud, gente che merita rispetto, non il solito vomito dialettico gratuito di chi si rifugia nel qualunquismo di beceri luoghi comuni, mentre dovrebbe comprendere che l’eco di una storia farlocca non può mistificare in eterno i fatti e non può più nascondere le verità inconfutabili di un popolo depredato ma non per questo inferiore e nemmeno terra fertile di delinquenti. Il resto è scialba spocchia e triste ignoranza, di fronte alla quale chi sbaglia dovrebbe avere il coraggio di guardarsi per un momento allo specchio e “purificarsi” di conseguenza…

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