turismo in ginocchio per il Covid

I numeri confermano che il 2020 è un anno da archiviare in fretta per il turismo. Nei primi sei mesi del 2020, le presenze dei turisti negli alberghi italiani hanno fatto registrare infatti un calo del 69,7%, risultato della flessione del 62,9% degli italiani e del 76,7% degli stranieri. Dopo un inizio d’anno promettente, l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, ha determinato un vero e proprio tracollo delle presenze negli esercizi ricettivi. E’ quanto emerge dai dati diffusi da Federalberghi nell’ambito di un’indagine sulle vacanze estive.

Soffrono tutte le mete turistiche ed è un quadro che non risparmia nemmeno Taormina, come d’altronde tutte le città d’arte. A marzo c’è stata una flessione del 92,3% per gli stranieri e dell’85,9% per gli italiani. Ad aprile e maggio il mercato si è completamente fermato (nell’insieme -97,8% e -94,8%). In particolare, hanno latitato gli stranieri (-99% in entrambi i mesi). Il consuntivo di giugno registra un calo dell’80,6%: la perdita degli italiani ha cominciato a rallentare (-67,2%), mentre la domanda estera, nonostante le riaperture dei confini all’interno dell’area Schenghen, non ha fatto registrare novità significative (-93,2%).

In un anno normale, i turisti stranieri generano il 51,8% degli arrivi estivi, quota di mercato che si è sensibilmente ampliata negli ultimi anni (era il 46% nel 2010). E’ pertanto facilmente comprensibile quanto pesino le frontiere ancora chiuse la generale riluttanza ai viaggi su lunga distanza. E’ il tedesco la lingua più parlata sotto il solleone. La Germania è di gran lunga il nostro principale mercato, con 7,3 milioni di arrivi e 38,2 milioni di presenze durante l’estate, seguita da Stati Uniti (3,1 mln di arrivi e 8,5 mln di presenze) e Francia (2,4 mln di arrivi e 7,9 mln di presenze.

Se non ci fosse stata la pandemia, a luglio le imprese del turismo avrebbero dato lavoro a più di un milione e mezzo di lavoratori dipendenti. A giugno, nel comparto ricettivo sono andati persi circa 110 mila posti di lavoro stagionali. Per i mesi estivi sono a rischio 140 mila posti di lavoro temporanei. Una volta terminata la cassa integrazione, dovranno purtroppo attendersi conseguenze anche sui contratti a tempo indeterminato. Basti considerare che, nel mese di maggio, le ore di cassa integrazione autorizzate per i lavoratori degli alberghi e dei ristoranti sono state 136,8 milioni, equivalenti a circa 800mila full time.

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