Taormina perde i fondi del decreto liquidità

TAORMINA – “L’Amministrazione dovrà chiarire in Consiglio comunale perché non sono stati chiesti al governo le somme disponibili nel fondo liquidità del Decreto Rilancio per i debiti del Comune di Taormina”. Così l’opposizione va in pressing sui vertici di Palazzo dei Giurati e annuncia la presentazione di un ordine del giorno urgente nel quale si chiederà conto in Consiglio comunale alla maggioranza del sindaco Mario Bolognari sul perché il Comune non abbia fatto richiesta di accesso alle risorse che venivano messe a disposizione dal governo nel Decreto Rilancio, tramite la Cassa Depositi e Prestiti e dalle quali si sarebbero potuti ottenere subito i 18 milioni di euro (poi pagabili in 30 anni) che il Comune è chiamato a risanare attraverso il piano di riequilibrio in corso. Secondo la relativa circolare, la richiesta da parte del Comune di Taormina, per accedere a queste risorse, andava fatta tra il 15 giugno e il 7 luglio scorso, con il pagamento che sarebbe poi stato disposto entro il 24 luglio.

Secondo l’opposizione si sarebbero potuti ottenere già entro la fine di questo mese somme riguardanti non solo la copertura dei 18 milioni di euro che il Comune è impegnato a ripianare nel piano di riequilibrio finanziario, ma anche ulteriori cifre riguardando l’esposizione sul fronte delle partecipate, quindi per Asm e il Consorzio Rete Fognante. Spiegazioni su questa scelta di non aderire al fondo sarebbero state chieste dalla minoranza già in questi giorni ma non sono arrivate risposte in tal senso e allora la discussione andrà in aula.

“Chiederemo di avere contezza sul perché l’Amministrazione non abbia attivato le procedure che avrebbero consentito di accedere al fondo di liquidità del DL Rilancio, e alla relativa dotazione messa a disposizione tramite la Cassa Depositi e Prestiti. “L’opportunità riguardava tutti i comuni che in oggetto al poter sanare i loro debiti fuori bilancio avrebbero potuto attingere alla Cassa Depositi e Prestiti per ottenere un finanziamento di tutte le somme, con pagamento trentennale”, ha rimarcato il consigliere Salvo Cilona. La questione è stata sollevata di recente proprio dall’ex assessore al Bilancio nella precedente amministrazione Giardina. La procedura – sempre secondo l’opposizione – avrebbe bypassato anche il piano di riequilibrio in atto e la somma che avremmo chiesto sarebbe stata restituibile in 30 anni.

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