tassa di soggiorno

TAORMINA – Novantatremila euro introitati per l’anno 2020 al 30 giugno scorso. E’ la cifra che il Comune di Taormina ha introitato sulla tassa di soggiorno al momento, per quest’anno sulla tassa di soggiorno ed è un dato che rende impietosamente l’idea sulla  crisi che si trova ad affrontare la capitale del turismo siciliano. Sono lontanissimi i tempi in cui Taormina registrava ben altri incassi, come nel 2019 in cui si ebbe il record di 3 milioni e 400 mila euro incassati sul balzello turistico.

“Gli introiti sono ben lontani dagli anni passati per effetto di questa crisi – ha dichiarato il sindaco Mario Bolognari in un’intervista a RadioRai -. Va detto che noi questa imposta siamo stati costretti a mantenerla e il ristoro delle minori entrate da parte dello Stato è assolutamente insufficiente. Sui 93 mila euro di imposta incassati al 30 giugno scorso, 60 mila sono riferiti ai mesi di gennaio e febbraio in cui c’era stato un +20% di presenze rispetto ai primi due mesi del 2019 e ci attendevamo una stagiona straordinaria, favolosa, per quelle che erano allora le premesse prima della pandemia e quindi del lockdown. Nella ripartizione del ministero dell’Interno, nell’ambito del Decreto Rilancio, all’art.180, si destinano solo 500 mila euro, ovvero il 20% di quanto incassato nel 2019. Forse qualcuno immaginava che nella seconda parte dell’anno, dopo il lockdown, si sarebbe ripartiti a ritmi elevati in termini di presenze e si sarebbe recuperato tutto, ma così non è stato”.

“Da una stima di Federalberghi si avranno in Italia, al 31 dicembre, 300 milioni di presenze in meno. Se questa previsione è vera, quella dotazione dell’art.180 è insufficiente e i comuni come anche noi non potranno chiudere il bilancio di previsione 2020. Abbiamo uno sbilanciamento eccessivo, magari ci sarà uno spostamento dei termini sul bilancio al 30 settembre ma il problema non si risolve così. Anci chiederà che quei 100 milioni di euro per i comuni italiani possano essere elevati a 400 milioni di euro, è essenziale che sia così perché altrimenti oltre alle imprese e ai lavoratori stagionali, anche i Comuni andranno in grave crisi”.

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