Manlio Messina in aula consiliare a Taormina

TAORMINA – La lunga estate del dopo Covid ha riservato sinora tante chiacchiere e ben pochi fatti in termini di sostegno dello Stato alla Città di Taormina. Le associazioni di categoria su questo sono concordi e l’evidenza della realtà è impietosa in tal senso. Ma se il fronte romano si è mostrato avaro di considerazione per la capitale del turismo siciliano, da Palermo non si è visto molto di più. Le buone intenzioni e la buona volontà non mancano ma i risultati ad oggi non si vedono. Il tavolo di concertazione con l’assessore regionale Manlio Messina si è rivelato uno dei tanti (troppi) appuntamenti in cui da parecchi anni ormai a Taormina – terra di suo già fertile di “esperti” di turismo – ci si siede per discutere i problemi del mondo, ognuno si sfoga, dice la propria e dà la sua ricetta, ma alla fine si torna a casa senza che l’universo cambi di un millimetro. Senza che qualcosa riesca ad invertire la rotta.

Si è parlato per settimane dei voucher, soluzione che desta non poche perplessità, non si vedono aiuti agli operatori economici e nemmeno ai lavoratori stagionali, i vettori aerei continuano a fare il bello e cattivo tempo facendo strapagare le tratte da e per la Sicilia, tagliando fuori le destinazioni siciliani dai grandi circuiti. E poi, nel frattempo, da Roma arrivano “bastonate” a suon di minori entrate non rimborsate e tasse che invece vengono applicate con solerzia implacabile. E ai commercianti e agli imprenditori resta soltanto il prestito dalle banche: un prestito, non soldi a fondi perduto. La Sicilia avrà i suoi tanti problemi e il mondo non si ferma a Taormina ma – piaccia o non piaccia – se non riparte Taormina la Sicilia non ha chance di superare l’uragano Covid. O si aiuta la locomotiva del turismo siciliano o il treno deraglia con l’economica dell’intera isola a bordo.

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