emergenza Coronavirus in Spagna

Doveva dare una tregua almeno in estate e invece la pandemia da Coronavirus non frena la sua corsa nel mondo. Il “bastardo” non molla, l’auspicio è che dalle nostre parti non ci sia poi nessuna seconda ondata e che rimanga soltanto l’eco del terrorismo mediatico che troppo spesso si fa sull’argomento, ma i segnali non sono incoraggianti. La prospettiva inquietante che si affaccia all’orizzonte è quella di un autunno nel quale (e si spera vivamente di no) potrebbe riproporsi l’emergenza con altri focolai. E soprattutto il timore è quello di ritrovarci di nuovo chiusi in casa anche in Italia, con gli annessi e connessi ai quali non vogliamo nemmeno lontanamente ripensare di una crisi che a quel punto diventerebbe devastante più di quanto non lo sia già.

I casi nel mondo, intanto hanno superato la quota di 13,8 milioni, secondo il contatore della Johns Hopkins University, e continuano a salire di giorno in giorno, con circa 200mila casi ogni 24 ore. I decessi si stanno avvicinanto a 600mila: attualmente si contano 589.911 morti. Fra i paesi, gli Stati Uniti si confermano il più colpito con un nuovo allarmante record: altri 77mila casi in 24 ore. Segue a ruota il Brasile, che resta il secondo paese al mondo per numero di infezioni, ma anche dall’altra parte dell’Oceano la situazione non sembra migliorare.

Drammatica la situazione negli Usa che segnano un nuovo record per contagi da Coronavirus in 24 ore. Sempre secondo i dati di Johns Hopkins University, i nuovi casi sono stati 74.500. Si tratta del dato giornaliero peggiore dall’inizio della pandemia. Nel Paese si contano 3.576.221 casi e 138.358 morti. I contagi stanno aumentando in 41 Stati e alcuni, come Florida e Texas, stanno macinando un record dopo l’altro di infezioni e morti. L’immunologo Anthony Fauci ha detto che sono i giovani la nuova fonte di infezione dei contagi, stanno contagiando i familiari e soprattutto gli anziani.

In Europa preoccupa soprattutto la situazione che va di nuovo precipitando in Spagna. Quasi 100mila visoni in una fattoria nel nord-est del Paese iberico dovranno essere abbattuti, dopo che molti di loro sono risultati positivi al Coronavirus, lo affermano le autorità sanitarie spagnole. L’epidemia nella provincia di Aragona è stata scoperta dopo che la moglie di un impiegato agricolo ha contratto il virus a maggio. Da allora, suo marito e altri sei lavoratori agricoli sono risultati positivi al Covid19. Test effettuati il 13 luglio hanno mostrato che l’87% dei visoni era infetto e le autorità sanitarie hanno ordinato l’abbattimento di tutti i 92.700 animali. Insieme a Madrid, l’Aragona è uno dei luoghi in cui il Coronavirus in Spagna è più diffuso, dove sono state registrati più di 250.000 contagi e 28.000 morti dall’inizio della pandemia. In Catalogna, invece, le autorità hanno adottato nuove misure restrittive per parte della regione, compresa Barcellona, chiedendo ai residenti della città di “restare a casa” dopo un aumento nei nuovi casi di Coronavirus. L’indicazione è di “evitare le riunioni sociali, le uscite notturne e le attività culturali”. Si proibiscono, tra l’altro, gli assembramenti di più di 10 persone sia un pubblico che in privato.

Lo spettro che si fa minaccioso e mette i brividi soltanto ad immaginarlo è quello di un lockdown atto secondo. E se in Italia lo stato di emergenza si prolunga sino al 31 dicembre prossimo, al di là delle beghe politiche, non è un segnale affatto rassicurante. Aspettando il vaccino, che non sappiamo ancora quando e se arriverà, la guerra non è finita e forse ci aspetta un’altra chiamata alle armi contro questo maledetto virus. Chi chiuderanno di nuovo in casa, tutti ai domiciliari, contro il nemico invisibile? Forse sì o forse no, il dubbio intanto riprende quota e si fa strada.

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