Carmelo Pintaudi, presidente di Aipt

TAORMINA – “A Taormina siamo al 15/20% di fatturato rispetto agli anni precedenti nel commercio. Il momento è evidentemente di grande sofferenza e la cosa più preoccupante è che non intravediamo segnali tali da rassicurarci per la stagione 2021”. Lo afferma il presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi, che così analizza il momento del turismo a Taormina, che soffre la crisi del dopo-lockdown e paga le congiunture internazionali provocate dalla pandemia che ha praticamente cancellato quell’80/85% di flussi che in città arrivava dall’estero.

“Purtroppo la situazione ci dà ragione – afferma Pintaudi -. La crisi è ovunque, lo sappiamo, ma qui non si intravedono nemmeno segnali confortanti. Di fronte ad un calo del fatturato dell’80% è molto difficile andare avanti. Il turismo di prossimità del quale ci dovremmo accontentare sta riempiendo di gente che passeggia in città nei week-end senza però portare nulla agli operatori economici. E’ un turismo che non serve a niente e non ha nulla a che vedere con Taormina. E’ impensabile andare avanti così. La verità è che il multibrand che ha invaso Taormina in questi anni non ha pagato e questo va detto e riconosciuto anche a prescindere dalla pandemia: con il multibrand si è persa l’identità del commercio di Taormina e quindi è svanita anche la più fattibile dimensione del turismo medio-alto, che era il target giusto per questo territorio”.

“Senza un sostegno adeguato dello Stato non ce la possiamo fare e lo abbiamo detto già alcuni mesi fa, all’inizio di questa crisi. Il governo è assente, non ci aiuta e per di più non fa nulla affinché non passi il messaggio che purtroppo invece sta passando all’esterno e cioè che l’immagine della Sicilia sia solo quella dei migranti che sbarcano e degli aerei che non ci sono. La Regione non fa meglio e si è limitata a fare tante promesse ma i fatti ancora non li abbiamo visti. Tante attività hanno la preoccupazione di non riuscire a superare questa stagione e anche salvare il salvabile sta diventando un’impresa complicata. Ci aspettavamo di più anche dall’Amministrazione ma anche lì non ci sono segnali, si pensa alla questione del default del Comune e non al fallimento che rischiano gli operatori economici. E da parte del Comune registriamo anche dei silenzi che ci fanno riflettere e che preoccupano, come quello per la vicenda da noi segnalato della concorrenza sleale che potrebbe arrivare nei nostri confronti dall’apertura di attività in un sito archeologico”.

“I presupposti di un 2021 come stagione di ripresa – dichiara Pintaudi – sono ad oggi più che altro una speranza e non siamo affatto convinti che poi sarà così: ce lo auguriamo tutti, ma chi ce lo assicura? Non ci sono indicatori o segnali concreti. E poi, inoltre, i sindacati ci attaccano in continuazione. Anziché parlare di cuneo fiscale defiscalizzazione per produrre lavoro, si rappresenta la figura del datore di lavoro come un nemico o un evasore, ed è inaccettabile e lo è adesso più che mai. E per colpire noi poi si colpiscono anche i lavoratori. I sindacati dovrebbero affiancarci e invece provano a metterci alla berlina”.

E poi il caro affitti a Taormina: “I prezzi calmierati? Non è così, non è cambiato quasi niente. Gli affitti sono sempre quelli, i prezzi sono eccessivi e gli abbattimenti non sono sopportabili. In qualche caso si registrano persino dei contenziosi. Le percentuali di introiti per i commercianti sono irrisorie ma i prezzi non vengono abbattuti. Qui tutto si è fermato al credito di imposta previsto dallo Stato per 3 mesi di chiusura totale: non c’è stato nessun aiuto poi alle attività economiche”.

Infine il Palacongressi, che il Comune intende dare in gestione a privati ma il cui iter sarà ancora lungo: “Le chiavi ai privati nel 2022? Siamo già in ritardo – conclude Pintaudi -, non si può aspettare così tanto tempo. Due anni sono troppi, bisogna accelerare. Tra l’altro tutti hanno scoperto adesso le potenzialità del Palacongressi per destagionalizzare, noi lo sosteniamo da più di 10 anni. E addirittura c’è ancora chi ritiene che 40 mila euro di canone di affitto poi saranno pochi….”.

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