bollette d'acqua

MESSINA – Conclusa l’udienza preliminare al Tribunale di Messina per l’operazione “AcqueWin” della Guardia di finanza, su casi di corruzione e peculato al Comune di Taormina, scattata nel novembre scorso.

L’inchiesta ha riguardato l’avvocato ed ex consulente legale del Comune di Taormina Francesco La Face, l’ex dirigente di Palazzo dei Giurati Giovanni Coco, mentre il taorminese Roberto Mendolia è stato chiamato a rispondere soltanto dell’ipotesi di reato di favoreggiamento personale.

L’inchiesta ha riguardato il mancato versamento nelle casse comunali di oltre 800mila euro relativi alle somme dovute dagli utenti morosi per le bollette idriche. Somme che, secondo l’accusa, sarebbero state intascate dagli imputati La Face e Coco.

La Face ha optato per il rito abbreviato, il pm aveva richiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi: il gup lo ha invece condannato a 4 anni, disponendo inoltre a suo carico l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, la confisca di beni fino a 775.000 euro per il peculato e fino a 25.000 euro per la corruzione, e il risarcimento alla parte civile, il Comune di Taormina, da decidersi in un futuro processo civile.

L’ex funzionario del Comune di Taormina, Coco ha invece chiesto di patteggiare la pena ed il gup ha rinviato l’udienza al 17 settembre. Mendolia ha scelto il rito ordinario ed il gup lo ha rinviato a giudizio al 12 febbraio 2021 davanti al giudice monocratico della II sezione penale del tribunale di Messina.

I tre imputati sono stati assistiti, rispettivamente, dagli avvocati Salvatore Silvestro, Danilo La Monaca e Giuseppe Perdichizzi, mentre il Comune di Taormina, che si è costituito parte civile nel procedimento per il “danno d’immagine” subito, è stato rappresentato dall’avvocato Giuseppe Lo Presti.

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