il Teatro Antico di Taormina

TAORMINA – L’Italia senza turisti stranieri vede il baratro e la riapertura delle frontiere, piuttosto confusa e a macchia di leopardo, non ha dato la svolta che ci si attendeva o nella quale almeno si confidava per limitare i danni. Tra lockdown, poi la fine della prima fase del Covid con l’incubo di un ritorno autunnale del virus, e la confusione generale che continua ad aleggiare sul mondo, è un 2020 da incubo e l’industria turistica italiana è stata investita e travolta da un flagello senza precedenti.

Un comparto strategico che rappresenta il 13% del PIL è stato messo in ginocchio. E senza americani, cinesi, russi, brasiliani diventa dura ripartire. I turisti stranieri sono il motore di tutto. Secondo le stime di Bankitalia, nel 2019 i turisti americani sono stati 4,4 milioni e hanno speso oltre 5,5 miliardi di euro. I russi, che insieme ad americani e cinesi rappresentano i big spender, hanno speso in media circa 170 euro pro capite contro i 117 euro di media degli stranieri.

A essere penalizzate dal calo del turismo estero sono soprattutto le nostre città d’arte. Secondo una proiezione annuale sul 2020 diffusa da Enit, Firenze registra il -63,9% di arrivi internazionali rispetto all’anno precedente, Napoli -61,5%, Venezia -60,7%, Roma -60,5%. E Taormina, prima località ricettiva della Sicilia e tra le principali dell’intero Sud, non fa eccezione perché perde, in pratica, la quasi totalità delle sue presenze annuali, senza gli stranieri, che equivalgono all’85% del flusso complessivo dei pernottamenti. E’ un bagno di sangue di proporzioni impressionanti.

E allora, a questo punto, o si cerca un’alternativa o davanti ci sarà un Everest da scalare a mani nude, dove precipitare significare poi farsi molto male. Al momento Taormina e le altre big del turismo pagano dazio ad un’estate terribile ma soprattutto ad una tradizione consolidata in cui hanno affidato la totalità dei loro flussi in entrata ai turisti stranieri. Negli anni d’oro è andata benissimo e più o meno la barca era stata sempre raddrizzata anche in tempi più recenti. Chi avrebbe mai immaginato, d’altronde, che un giorno sarebbe arrivata una maledetta pandemia? Nessuno, sia chiaro. Fatto sta che adesso bisogna reinventarsi e tentare di cambiare pelle, anche se alle spalle c’è una storia gloriosa e ultra-consolidata di oltre 100 anni.

E’ il momento di iniziare a invertire la rotta e cercare di intercettare altri flussi che, magari, non daranno mai quella risposta poderosa che è sempre arrivata dall’estero ma sono, comunque, indispensabili per consentire di mettere fieno in cascina. Tradotto: ora si deve iniziare a investire sul turismo italiano, quello di chi se ne va all’estero piuttosto che venire a visitare le bellezze nostrane. Non esiste che Taormina sia in grado di fare soltanto il 15% di presenze italiane. Una parte di questo mercato va intercettato a tutti i costi, senza se e senza ma. Come? Migliorando i servizi da offrire, cambiando mentalità e poi semplicemente mettendo in mostra quel ben di Dio messo a disposizione dagli Dei. O si cambia o si muore. Bando alle chiacchiere, la terza via svolta non esiste.

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