Capri invasa da barche in queste ore

TAORMINA – Nell’estate più corta di sempre, funestata dagli effetti devastanti del Covid e del lockdown, le principali mete turistiche italiane provano a reagire alla crisi e in alcuni casi le cose stanno andando meglio, mentre in altre si fa decisamente più fatica a ripartire. Nella bellissimi Capri, in particolare, i segnali di questi giorni sono positivi, le presenze aumentano e i flussi turistici stanno riprendendo vigore. “L’estate entra nel vivo – evidenzia il portale Capri News – e a Capri c’è un’invasione di yacht, motoscafi e barche nella baia di Marina Piccola”. Anche lì la strada verso l’uscita dalla crisi è ancora lunga e difficile ma i primi segnali incoraggianti si intravedono.

A Taormina, ne siamo certi, le barche al largo di Capo Taormina arriveranno, ma il problema è un altro: a luglio inoltrato si vede soltanto il “mordi e fuggi” nei fine settimana e per il resto decisamente poco o nulla. Pesantissima si sta rivelando l’assenza dei turisti stranieri per il caos della questione frontiere e per effetto di contingenze internazionali sempre più all’insegna del caos e dell’incertezza. Ancor più significativo appare il fatto che non si intravede un’alternativa e sul fronte del turismo di prossimità per adesso c’è più speranza che sostanza. Taormina ha avuto sin qui l’85% di turisti stranieri negli anni passati, e ora che i forestieri non ci sono, non si può chiudere baracca sino al 2021. Serve un’alternativa, che non si improvvisa ma va costruita al più presto.

Fa impressione vedere e sentire che persino gli imprenditori e i commercianti più ottimisti e che nella loro vita non si sono mai pianti addosso, e che sino ancora a 20-30 giorni fa si dicevano certi di un forte rilancio, ora anche loro hanno deposto quell’incrollabile ottimismo e sono fortemente preoccupati.

Colpa di una maledetta crisi senza precedenti che nemmeno Nostradumus poteva prevedere, però è altrettanto vero che Taormina – senza offesa per nessuno – è un luogo che non ha niente ad invidiare a nessun’altra località turistica italiana, gode di potenzialità straordinarie, di luoghi e paesaggi di incomparabile bellezza e avrebbe tutte le armi per difendersi col coltello tra i denti dalla crisi. Se gente illuminata come Goethe e Guy de Maupassant hanno narrato Taormina in un certo modo non è perché fossero sotto effetto di allucinogeni ma perché lucidamente consapevoli del poderoso incanto di questo territorio.

Ma qui, per resistere all’onda d’urto asfissiante del dopo-lockdown, sembra proprio che ci si stia affidando al libro dei sogni, ci si racconta ognuno i propri guai e il proprio “io farei” in modalità conviviale, si va avanti con il solito fare tra guelfi e ghibellini (anzi tra topi e sucalori), corroborato da qualche supercazzola social, e si invocano ingenti aiuti che lo Governo nazionale e la Regione Siciliana non sono in grado neanche di dare. Finora si sono visti solo prestiti a pioggia, che graveranno sui conti di intere imprese e famiglie nei prossimi anni e c’è chi ha avuto le 600 euro che non bastano ad evitare i morsi della fame.

A Taormina si procede a strappi, a passo di camarilla, con qualche ricetta “you & me” e poi l’immancabile panem et circenses di un paio di spettacoli al Teatro Antico che verranno ripescati in extremis per rintuzzare l’eco del diluvio e addolcire la pillola. Intanto le attività economiche arrancano, i lavoratori stagionali sono disperati e dopo agosto che succederà? Sciamani nostrani prevedono e temono la calata dei mongoli: auguriamoci vivamente di no.

Il Sacro Graal – sia chiaro – qui non ce l’ha nessuno ma o si cambia passo o si affonda. O si cambia, soprattutto, mentalità e si aggredisce la crisi come altri stanno già facendo o il resto della parabola rischia di essere come Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler, la terra dell’occaso dove si spegne il sole.

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