il ministro Lucia Azzolina

La nuova scuola dell’era Covid con il distanziamento sociale è un’interpretazione metamorfica della vera istruzione, e ancora più improponibile si è rivelata la didattica a distanza. Lo abbiamo detto anche noi senza fare giri di parole nel nostro editoriale del 5 giugno scorso e con larghissima condivisione da parte dei nostri lettori di tutta Italia. E allora il ministro Luzia Azzolina sta incassando un coro unanime di dissenso che prescinde da posizioni di parte di carattere politico ed è un accorato invito a non smontare e complicare la scuola. E’ un monito trasversale ad un ripensamento razionale, che parte in primis dagli addetti ai lavori.

Ben venga la ripartenza delle lezioni finalmente in classe e di presenza ma con il distanziamento sociale tutto si complica maledettamente e le disposizioni del Ministero stanno creando tanti problemi ai dirigenti scolastici e parecchi di più ne creeranno agli insegnanti. E allora una riflessione – che condividiamo nella sua interezza – l’abbiamo affidata alle parole di Francesca Gullotta, assessore del Comune di Taormina ma soprattutto insegnante di Filosofia al Liceo Classico “Trimarchi” di Santa Teresa di Riva, uno dei licei più apprezzati in Sicilia che ha formato e lanciato nel tempo verso le sfida della vita tante persone preparate sul piano dell’istruzione ma ancor prima su quello umano.

“Auspichiamo che molte cose vengano riviste dal Ministero – spiega la prof.ssa Gullotta -. Non ha senso che si dispongano misure così stringenti per le scuole mentre in qualsiasi altro luogo poi tutti possono fare tutto e non c’è alcun rispetto del distanziamento. E’ un’assurdità, volendo anche ricordare che parecchi studenti si muovono con i bus per arrivare a scuola e come si potrà garantire il distanziamento anche lì? Auspichiamo vi possa essere buon senso e che certe scelte vengano riviste o sarà impossibile per tutti fare l’anno scolastico in queste condizioni”.

“La questione del distanziamento, in particolare, appare un paradosso se consideriamo che si dispone un determinato obbligo a scuola ma poi la societa civile fa quello che vuole. Allora che senso ha il distanziamento in un ambiente ed il liberi tutti in qualsiasi altro contesto? Il distanzamento imposto per precauzione può essere utile nella misura in cui in ambito cittadino venga fatto rispettare a tutti. Ma ormai, ovunque, ogni persona fa quello che vuole, non utilizza la mascherina e non si attiene alle indicazioni che, invece, dovrebbero essere applicate con una certa rigidità a scuola a partire da settembre. Le aule che noi abbiamo non ci permettono il distanziamento di un metro, ma questo vale nel nostro liceo come a Taormina e in qualsiasi altra città. E gli studenti come si dovranno comportare? E non a caso dico che c’è poi un problema nel problema se consideriamo che alcune restrizioni dovremmo applicarle nei locali scolastici ma i bus che trasportano gli studenti non sono in grado di fare rispettare le medesime norme. Si rischia una situazione impossibile da affrontare, un clima di confusione e di controsensi sui quali c’è bisogno di ragionevolezza e chiarezza. I Comuni e le dirigenze scolastiche non possono fare miracoli, e lo stesso discorso vale per i docenti. E che dire della ricreazione? Dovremmo garantire il distanziamento tra i banchi nelle ore di lezione, ma poi nell’ora di ricreazione cosa accadrà?”.

“La didattica di distanza ha permesso di non perdere l’anno scolastico e i ragazzi in qualche modo hanno potuto proseguire le attività ma ora bisogna tornare alla scuola normale, quella di presenza. La scuola non è solo trasmissione di nozioni ma una comunità umana ed è luogo di socializzazione. Bisognerà ripartire in sicurezza ma con soluzioni ragionevoli e non iperuraniche. Tutte le scuole sono in difficoltà e cercheranno di adeguarsi e innovarsi ma è necessario fare rete, venirsi incontro. Innovare le metodologie ci sta ma in termini di supporto. La scuola è una comunità educante dove interagiscono soggetti umani e non ci può essere un filtro. La didattica a distanza non può sostituire la scuola: la scuola è quella di presenza, non davanti ad un computer”.

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