l'incendio allo "Shelter" di Taormina nel maggio 2016

Taormina. La Corte di Appello di Messina conferma l’esito del primo grado di giudizio riguardante il processo per l’incendio che la notte del 20 maggio 2016 danneggiò un noto ristorante della città di Taormina. Il rogo avvenuto quattro anni fa interessò lo “Shelter” di Pancrazio Cingari, imprenditore taorminese in passato anche presidente dell’associazione commercianti di Taormina. A seguito delle indagini condotte dai Carabinieri di Taormina, la Procura della Repubblica di Messina ha iscritto procedimento penale, con l’accusa di danneggiamento a seguito di incendio nei confronti di un 43 enne originario di Gaggi, condannato nell’aprile del 2019 – con sentenza 1067/2019 emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Messina (seconda sezione penale) – ad un anno e 4 mesi di reclusione.

Il procedimento in Corte di Appello di Messina, a seguito dell’udienza del 26 giugno scorso, ha confermato adesso il precedente giudizio e ha inflitto la medesima condanna all’imputato. Accolta, inoltre, la richiesta di risarcimento danni avanzata dal legale di Cingari, l’avvocato Antonello Scordo e che è stata chiesta anche dal Comune di Taormina. La corte ha determinato il pagamento di un risarcimento danni nei confronti dell’imprenditore taorminese per un importo di 15 mila euro, salvo maggior danno che sarà quantificato dal giudice civile. Al processo in Corte di Appello si è costituito parte civile il Comune di Taormina, rappresentato dall’avv. Rosangela David: l’ente locale ha chiesto un risarcimenti danni che dovrà ora essere quantificato e che riguarda, in sostanza, le ripercussioni del fatto di cronaca sull’immagine della località turistica.

L’incendio doloso solo per miracolose circostanze non distrusse lo “Shelter”, rinomato locale sito in via Fratelli Bandiera, in pieno centro storico, a pochi passi da Corso Umberto. “Siamo soddisfatti che sia stata confermata anche in appello la condanna all’autore dell’incendio – ha detto Cingari – anche se sin qui non è emersa quale sia stata la motivazione di quel gesto. Da 35 anni lavoriamo con grande dedizione e impegno e non abbiamo mai avuto nessun tipo di richiesta estorsiva. Quanto accaduto a noi poteva succedere a chiunque – ha aggiunto Cingari -, Taormina è una capitale del turismo e si è trattato di un danno non solo a noi ma all’immagine della città”. “La soddisfazione per questo ulteriore pronunciamento è parziale – afferma l’avv. Scordo, legale di Cingari -. E’ importante che sia stata confermata la sentenza di condanna nei confronti dell’esecutore materiale del rogo, sebbene non sia stato identificato il mandante ed ad oggi non sono emerse le responsabilità di chi ha armato la mano del “piromane””.

“Ci siamo costituiti parte civile – ha detto il sindaco Mario Bolognari – per tutelare gli interessi del Comune di Taormina, che in conseguenza di tale episodio ha subito un evidente danno di immagine in quanto l’atto incendiario potrebbe evocare intimidazioni di varia natura ed allontanare turisti e potenziali investitori commerciali, nonché per il danneggiamento subito al pavimento di una piazza di proprietà comunale antistante la pizzeria Shelter”.

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