Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista è tornato. Lo si era capito già da qualche settimana e l’ex parlamentare non si nasconde più e così, tra post social e interviste varie, ha riacceso i riflettori sulla sua voglia di rientrare nella partita politica per il futuro dell’Italia. L’ex parlamentare del Movimento Cinque Stelle viene indicato da più parti come il successore di Luigi Di Maio (oltre che del reggente Vito Crimi naturalmente) alla guida dei pentastellati. Lui intanto lancia un nuovo messaggio, a lo fa a modo suo, sparando a zero sui media con un monologo destinato a fare presa soprattutto sui grillini della prima ora, da tempo ormai in cerca di una svolta al vertice del M5S per tornare ad identificarsi nel movimento. La scalata al gradino più alto del movimento è iniziata.

“Se chiedi il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan ti danno del talebano. Se osi criticare determinate volgari esibizioni durante i Gay Pride perché le ritieni controproducenti al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero il conseguimento di sacrosanti diritti, ti danno dell’omofobo. Se chiedi indietro l’IMU non versato allo Stato dalla Chiesa cattolica ti danno del sacrilego pure sei hai fatto il catechista. Se ti azzardi a criticare Obama, Berlusconi e Napolitano per la guerra in Libia che ha indebolito l’Italia nel Mediterraneo rispondono: “allora ti piaceva Gheddafi!” quando in realtà erano altri a baciargli le mani. Se prendi posizione a favore della causa palestinese e contro le nuovi, imminenti occupazioni israeliane in Cisgiordania ti danno dell’antisemita”.

“Se osi difendere le comunità musulmane ti danno del terrorista. Il fatto che oltre il 90% delle vittime del terrorismo islamico siano proprio musulmani non lo ricorda nessuno. Se ti azzardi a chiedere la nazionalizzazione di autostrade sei un nostalgico statalista e il fatto che tu abbia donato 260.000 euro del tuo stipendio da parlamentare alle imprese private non lo ricorda mai nessuno. Se critichi il finanziamento pubblico all’editoria ti dicono che sei contro la libertà di stampa. Occhio a ritenere l’EUR o il Foro italico begli esempi di architettura. Qua persino i giudizi estetici sono passibili di condanna. Se critichi le sanzioni all’Iran e alla Russia perché le ritieni inique ed inutili (colpiscono la povera gente e le imprese italiane, non i governi contro le quali sono indirizzate) allora automaticamente sei amico di Putin e degli Ayatollah. Se giudichi gli attacchi alle statue di Montanelli o Colombo vili atti vandalici ti danno dello schiavista o del maschilista”.

“Se ragioni con la tua testa senza sottometterti al pensiero unico sei un pericolo pubblico e orde di neo-perbenisti sono pronti a picchiarti con manganelli mediatici intrisi di conformismo. Nell’era del “politicamente corretto” più che una determinata presa di posizione è grave che qualcuno ancora osi prendere posizione. Chi prende posizione e lo fa in modo netto è un nemico dell’establishment che ci vorrebbe tutti succubi del pensiero dominante, quello concepito nei CDA di qualche banca privata o nelle redazioni di giornali sempre meno letti. Chi non abbassa la testa sa a cosa va incontro: ad una sistematica vivisezione di ogni ragionamento, di ogni discorso, di ogni articolo con l’obiettivo di trovare l’errore o la frase da strumentalizzare per farti apparire quel che non sei”.

“Se non state attenti i media vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori diceva Malcolm X. Io, grazie a Dio, non mi sono stancato di prendere posizione. Sono consapevole che farlo ti crea tanti nemici e che adeguarsi al politicamente corretto ti faccia vivere più tranquillamente. Ma preferisco guardarmi allo specchio ed esser suddito dell’unica dittatura che accetto, quella della mia coscienza”.

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