il presidente del consorzio Centro Commerciale Naturale Taormina, Salvo Fiumara

Taormina. “Il momento è difficile ma non bisogna farsi prendere dallo sconforto. La crisi non riguarda soltanto Taormina, dobbiamo andare avanti e pensare prima di tutto che adesso non sia il 25 giugno ma il 25 marzo. Tutto ricomincia adesso e stavolta bisogna rimanere aperti anche in bassa stagione”. Il monito arriva dal presidente del Consorzio Centro Commerciale Naturale di Taormina, Salvo Fiumara, che così fa il punto sulla ripartenza della Perla dello Ionio, che si sta confermando complicata e nella quale molti operatori economici appaiono demoralizzati dai pochi flussi turistici che sin qui si sono visti in città, ad eccezione dei fine settimana in cui Taormina viene poi presa d’assalto dal turismo di prossimità.

“Sinora non ci sono particolari flussi turistici ma non dobbiamo fare i soliti ragionamenti e pensare in un’ottica prettamente locale – afferma Fiumara -. Il vero problema è quello degli aerei, i voli hanno un prezzo troppo elevato, i costi sono fuori dalla portata di parecchia gente che così non ha modo di viaggiare, a parte il fattore “paura” che va a caratterizzare il dopo lockdown. La verità è che le compagnie aeree stanno lavorando per ottenere il massimo con il minimo sforzo. Non basta applicare degli sconti e fare dei prezzi abbordabili se poi non arrivano i turisti perché i voli non ci sono o costano troppo. Per questo ritengo che la Città di Taormina debba interloquire con la Sac (la società di gestione dell’Aeroporto di Catania) e avviare un dialogo con i vettori”. “Altre destinazioni al momento sono più avvantaggiate rispetto a noi, e mi vengono in mente ad esempio Venezia o Capri, Taormina deve farsi valere e cercare di essere incisive in quei contesti come quello del trasporto aereo senza il quale diventa molto complicata la ripartenza e rischiamo di non essere appetibili per i turisti a dispetto delle grandi potenzialità e della indiscussa bellezza del nostro territorio”.

“Ad ogni modo – aggiunge Fiumara – bisogna cercare di cogliere anche dei segnali che possono essere incoraggianti e se gli alberghi stanno riaprendo, avranno i loro validi motivi. Stiamo parlando di aziende che fanno valutazioni ben ponderate e se rimettono in attività i loro hotel avranno ritenuto che ci siano le condizioni per ripartire. A Taormina bisogna mettersi in testa che la stagione comincia ora e pensare, idealmente, che ora siamo non a fine giugno ma a marzo. Stavolta la stagione turistica deve arrivare almeno al 6 gennaio. Nessuno deve tirare i remi in barca al 31 agosto e limitarsi a cercare di salvare il salvabile. Non è immaginabile che si possa chiudere in autunno per fermarsi sino alla prossima primavera”. “La seconda ondata? Non c’è nessuna certezza e personalmente non ci credo. I virologi l’avevano prospettata già in questi mesi ma poi non è stato così. Se il 2 giugno Taormina era strapiena di gente e non ci sono stati dei casi di contagio qualcosa vorrà pur dire. Dobbiamo essere ottimisti e non farci prendere dalla paura.

A Taormina, insomma, la parola d’ordine è quella di “non mollare”, anche se in atto c’è una crisi non semplice da gestire con tanti esercizi commerciali che faticano perché la clientela è poca. L’hotellerie sta ripartendo con riaperture “a macchia di leopardo”, mentre la ristorazione è al 30% delle attività aperte. Si spera che luglio possa iniziare a portare una svolta, visto che anche Asm ha evidenziato di recente che sin qui c’è stato il 95% di perdite nei parcheggi e la funivia è al 15% degli introiti. Ma soprattutto, secondo alcune stime di settore, ci sarebbe soltanto il 15% di lavoratori stagionali in servizio. Ed eloquente appare il dato della tassa di soggiorno che si avvia a passare dal record dei 3 milioni e 400 mila euro di gettito del 2019 al flop del 2020 in cui l’introito annuale per il Comune potrebbe non superare nemmeno i 700 mila euro.

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