il Ministero dell'Interno

Taormina. Dovrà sperare nella “clemenza” post-Covid del Governo e soprattutto del Ministero dell’Interno, il Comune di Taormina per evitare la scure del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriale che rischia di abbattersi su Palazzo dei Giurati con lo spettro, stavolta concreto, del dissesto per l’ente. La direzione centrale della Finanza Locale ha chiesto, infatti, di trasmettere al Viminale 19 adempimenti e relative attestazioni contabili sul piano di riequilibrio pluriennale presentato dal Comune due anni fa: ma sulla gran parte di questi adempimenti, in pratica, il Comune non sarebbe pronto e nelle condizioni di dare le relative risposte chieste dal Viminale, che dovrebbero essere date entro fine mese. Una dettagliata nota era già stata inviata da Roma il 6 marzo scorso all’ente taorminese (con il termine di 30 giorni per la relativa risposta), e per conoscenza alla Prefettura di Messina e alla Corte dei Conti. Poi c’è stato il lockdown ma proprio alla Corte dei Conti nei mesi recenti c’è stato un esposto presentato nei confronti del Comune dal collegio dei revisori del Comune stesso, per una serie di criticità mosse sulla situazione amministrativa e contabile della casa municipale.

Il Ministero, d’altronde, sul piano deliberato il 22 febbraio 2018 dal Consiglio comunale (era la passata consiliatura) ha rilevato che “il Comune di Taormina è stato ripetutamente oggetto di pronunce della sezione di controllo della Corte dei Conti-sezione Sicilia, che hanno evidenziato la presenza di criticità strutturali o ricorrenti che rappresentano fattori di squilibrio di bilancio”. Da qui la richiesta di chiarimenti e atti integrativi su tutta una serie di aspetti: dall’indebitamento e ripiano dei debiti, ad aliquote e tariffe dei tributi locali, spese per il personale, attività di alienazione del patrimonio disponibile, l’anticipazione di tesoreria (sulla quale il Comune quest’anno ha già richiesto 10 milioni e 700 mila euro), la capacità di riscossione, i debiti fuori bilancio, le azioni esecutive in corso verso il Comune. Ed inoltre è stato richiesto quale azione sia stata effettuata per il contrasto all’evasione e recupero delle somme, nonchè quale sia la situazione delle partecipate (Asm e Rete Fognante). Chiesto anche il bilancio 2019-2021 che ad oggi il Comune non riesce a chiudere dopo lo “tsunami” Covid ed il rendiconto 2018. Con il crollo delle entrate, inevitabile, che si verificherà su tributi, tassa di soggiorno e ticket parcheggi, il Comune rischia grosso.

“Chiederemo di poter sospendere per il 2020 il pagamento annuale della rata per il piano di riequilibrio, che è di Un milione e 400 mila euro, che così anziché di 20 anni diventerebbe di 21 anni – ha fatto sapere il sindaco Mario Bolognari -. E’ un passaggio essenziale per consentirci di chiudere il bilancio 2020. Inoltre chiederemo una riduzione del fondo di crediti di dubbia esigibilità, almeno del 50%, senza oneri aggiuntivi per lo Stato e con una semplice garanzia: si tratta di un vincolo di 6 milioni che noi accantoniamo nel nostro bilancio per somme che, probabilmente, non incasseremo mai e tanto più dopo questa crisi”. Il Comune si è impegnato, a suo tempo, per un piano di riequilibrio (ancora al vaglio della Corte dei Conti e del Ministero dell’Interno) che prevede l’impegno di ripianare 18 milioni di debiti in 20 anni. Adesso è l’ora della verità.

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