la festa di mercoledì notte a Napoli

L’Italia riparte e il primo trofeo dell’era Covid (anzi post-Covid) va al Napoli che supera ai rigori la Juventus. La finale di Coppa Italia si è giocata all’Olimpico di Roma a porte chiuse per via delle rigide restrizioni imposte dal Comitato Tecnico Scientifico sul Coronavirus. Al termine dei calci di rigore migliaia di persone sono scese in piazza per festeggiare il trionfo della squadra simbolo del Sud Italia, che per la terza volta su quattro negli ultimi 8 anni ha superato in una finale di coppa i pluricampioni milionari della famiglia Agnelli e ieri sera hanno sconfitto l’ipercelebrata stella portoghese Ronaldo (31 milioni di euro di ingaggio).

Scene di gioia, vessilli, bandiere, fuochi d’artificio e persino tuffi nelle fontane hanno salutato l’esito della finale di coppa nazionale, un evento sportivo diventato un momento liberatorio di fugace ritorno alla normalità per tante persone che hanno trascorso mesi chiusi in casa per l’incubo del Covid19 e che adesso dovranno affrontare tanti problemi sociali ed economici. Nelle regioni del Sud Italia l’emergenza è stata superata già da diverse settimane, eppure l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito “sciagurate” le persone che hanno deciso di fare festa. Così le ha definite, per esattezza, Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’OMS, asserendo: “In questo momento non ce lo possiamo permettere, fa male vedere queste immagini, e ricordo quanto ha contato la partita dell’Atalanta all’inizio dell’epidemia in Lombardia nella diffusione dei contagi. Non vorrei che si ripetesse proprio ora”, ha aggiunto l’esperto.

Non vi è dubbio sia condivisibile che non si debba abbassare la guardia, nessuno può sapere se o quando ci sarà (si spera vivamente mai) una eventuale seconda ondata sulla quale in tanti, in verità, stanno sciacallando seminando terrore con assai dubbie previsioni, ma al momento i dati e gli esperti (quei pochi che possono essere considerati attendibili) evidenziano come il virus sia ancora presente soltanto in Lombardia e in alcuni territori del Nord Italia, mentre il Sud Italia come amano dire gli appassionati di Albione è praticamente ormai “Covid free”. D’altronde il direttore aggiunto dell’OMS ha dovuto poi ammettere che: “la festa è avvenuta lì dove l’incidenza del virus è più bassa che altrove”.

E allora l’OMS anziché criticare una festa che non è avvenuta in una piazza di Torino o Milano dove l’indice di contagio Covid è ancora alto e preoccupante, farebbe bene a riflettere piuttosto su come l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha gestito la pandemia e se qualcosa forse forse è stata pesantemente sbagliata nei mesi scorsi, con tutti gli annessi e connessi che ne sono poi derivati.

Stati generali a Roma

Non ha fatto una figura migliore il leghista Matteo Salvini, che giusto per aumentare il suo alto gradimento al Sud ha dato ragione all’OMS: “De Luca perché non è intervenuto?”. Peccato che per come ha gestito la crisi Coronavirus Vincenzo De Luca in Campania sia stato esemplare, e del tutto a prescindere da qualsiasi teatralità collaterale può essere considerato probabilmente il governatore con il voto più alto nelle pagelle del lockdown. Di certo De Luca potrebbe fare doposcuola per i prossimi 15 anni ad Attilio Fontana, governatore della Lombardia, dove i disastri non si contano e sarebbe stata cosa buona e giusta per la Giunta regionale fare una sola cosa: dimettersi.

L’OMS (escludiamo qui Salvini che, si sa, lo farebbe per questioni di casacca politica) magari dovrebbe bacchettare con altrettanta enfasi quelli che il filosofo e saggista Diego Fusaro ha definito “i protagonisti della nuova aristocrazia che si è data convegno in questi giorni a Roma per gli Stati Generali dell’Economia convocati dal nuovo re d’Italia Giuseppe Conte”. “C’è una foto interessante di questi giorni – spiega Fusaro – che raffigura la nuova aristocrazia mentre sta apertamente violando tutte quelle norme emergenziali che loro stessi ci imponevano con fare autoritario. Dal distanziamento sociale all’uso obbligatorio della mascherina nei luoghi chiusi. Ecco, i nuovi protagonisti dell’aristocrazia sono immortalati in questa foto mentre amabilmente svolgono i loro lavori uno accanto all’altro, senza portare la mascherina. L’unico a portarla, sullo sfondo, è verosimilmente un usciere, quindi uno che non appartiene alla divina classe dell’aristocrazia e deve di conseguenza indossarla. Tutti senza mascherina e senza distanza, loro. Perché loro sono l’aristocrazia, sono gli eletti, coloro i quali impongono le norme a chi sta in basso senza rispettarle essi stessi che stanno in alto. Noi ai loro occhi siamo la plebe contagiata e contagiosa, quella che deve essere trattata con sovrano disprezzo. Si è prodotta una vera e propria secessione delle élite”.

Il distanziamento sociale che qualcuno vuole imporci, giusto per rendere l’idea con un esempio calzante, è quello di una mamma alla quale da alcuni anni i Servizi sociali (è accaduto a Reggio Emilia) hanno tolto il figlio di 9 anni, e alla quale durante gli incontri protetti tra i due, è stata notificata una multa 400 euro di multa. La colpa? Aver abbracciato il figlio dopo 4 mesi.

Da qui il segnale ben preciso dato ieri sera dalla gente a Napoli. Una partita quasi sempre non conta niente e vale meno che zero, tanto più sarebbe stato meglio non riprendere la stagione calcistica e mettere da parte l’avida logica del business di fronte ai drammi della vita come la tragedia di questi mesi che ha fatto oltre 30 mila morti in Italia. Una partita è solo panem et circenses, forse nemmeno quello quando si gioca in uno stadio vuoto. A volte però una partita è anche l’altra faccia della medaglia, dove lo sport si fa da parte e ricomincia la storia. E qui è una storia infinita, corroborata dalle dinamiche del presente: è Sud contro Nord, è la gente da una parte e il potere dall’altro. E’ “plebe” contro “élite”. “Scendiamo in piazza perché successi come questo significano anche riscatto sociale nei confronti della gente che pensa che noi del Meridione siamo persone degradate”, urla uno dei tanti giovani che hanno festeggiato questa finale. La notte si tinge d’azzurro e al Sud si fa festa: è uno schiaffo al potere dei palazzi: quelli dello sport, della finanza e della politica. Ma è anche e soprattutto il segnale sociale della gente: finiamola con il distanziamento di chi vorrebbe speculare sui rischi di una pandemia per farne il vessillo del manifesto classista di un nuovo ordine sociale. No a nuove restrizioni, senza se e senza ma.

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