Nico Torrisi, amministratore delegato Sac
Nico Torrisi

“Noi siciliani siamo isolani e molto isolati. Quando un biglietto per andare da Roma o Milano a Catania o a Palermo costa 600 o 700 euro, più di quanto costi raggiungere New York, certamente la cosa risulta intollerabile. E’ vero anche che queste sono dinamiche regolate dal mercato. Sarà importante la continuità territoriale. Il gestore può incidere sul calo tariffario aumentando il numero dei passeggeri una maggiore concorrenza“. Lo ha dichiarato nella puntata 115 di Bar Sicilia (il programma settimanale edito e realizzato da ilSicilia.it), Nico Torrisi, amministratore delegato della Sac, la società che gestisce l’aeroporto internazionale di Catania e presidente regionale di Federalberghi Sicilia.

Un secolo fa. “Rispetto ai 10 milioni di passeggeri dello scorso anno sembra sia passato un secolo – ha dichiarato Torrisi -. Stiamo ripartendo ma non mi sento di dire che siamo tornati alla normalità, perché il Coronavirus non è un fenomeno superato. Noi siamo ottimisti ma abbiamo sentito il dovere di essere pratici e fare più di quanto previsto dalle norme per garanti e il massimo della sicurezza per chi viene ogni giorno in aeroporto e, nella fase della piena emergenza, lo abbiamo fatto anche per chi ha avuto la necessità di viaggiare durante quel periodo“.

l’Aeroporto di Catania

Oltre il sogno. “L’Isola da sempre riesce a essere un prodotto unico separato dal brand Italia, viene percepito come un prodotto vincente. La nostra è una terra benedetta da Dio. Un sondaggio parla del fatto che la Sicilia sia in cima ai sogni degli italiani che vogliono viaggiare nel loro Paese, se guardiamo al turismo domestico. Poi magari si svegliano e vanno altrove, quindi noi speriamo che oltre a sognare la Sicilia poi la gente venga qui davvero”.

Out un albergo su cinque. “Il turismo – continua Torrisi – è stato il primo ad essere messo in ginocchio e sarà l’ultimo a ripartire. C’è la paura delle imprese, perché alcuni hanno riaperto ed altri lo faranno a breve, ma un albergo su cinque non riaprirà. L’offerta della struttura ricettiva in alcuni casi, quelli cioè delle piccole e medie dimensioni, non consente di fare fronte a questa orribile espressione che è il distanziamento sociale e non consentono di poter riaprire in sicurezza.

Evitare la macelleria sociale. “Abbiamo chiesto l’esenzione di alcune cose assurde che si devono pagare. C’è stata concessa l’esenzione della prima rata dell’Imu, sicuramente gradita. Abbiamo fatto richiesta di esenzioni delle imposte locali. In finanziaria regionale sono stati stanziati fondi ai comuni per le esenzioni delle imposte locali per il settore alberghiero ed extralberghiero, ora ci aspettiamo che i comuni si comportino di conseguenza. A livello nazionale ci saremmo aspettati tanto di più. Gli stagionali sono stati massacrati. La cassa integrazione va prorogata o un attimo dopo ci sarà una macelleria sociale”.

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