la vigilanza armata all'ospedale di Taormina

Taormina. La vigilanza armata al Pronto Soccorso dell’ospedale San Vincenzo di Taormina per il momento non sarà riattivata. Lo ha annunciato il direttore generale dell’Asp Messina, Paolo La Paglia, che ha motivato la decisione “per l’indisponibilità di fondi a disposizione necessari a poter riattivare il servizio”. La vigilanza h24 era stata attivata nell’autunno del 2019, poi a gennaio era stata prorogata per poi arrivare alla cessazione delle attività avvenuta il 31 maggio scorso.

“Al momento l’Azienda non dispone delle risorse economiche che occorrono per riattivare la vigilanza nei reparti di Pronto Soccorso della provincia, e dunque non soltanto a Taormina (gli altri Ps sono quelli di Milazzo, Barcellona, Patti e Sant’Agata di Militello). Siamo pienamente consapevoli dell’utilità di questo servizio che, di fatto, lo scorso anno eravamo riusciti ad attivare, ma ad oggi non vi sono in bilancio i fondi necessari a porre nuovamente in essere questa iniziativa”, ha rimarcato il direttore generale. Il servizio, in sostanza, avrebbe un costo per l’azienda di circa 100 mila euro al mese tenendo conto nel complesso dei vari reparti di Pronto Soccorso della provincia. Una somma che in questa fase di post-lockdown l’Asp Messina non può permettersi.

Adesso l’auspicio è quello che la situazione possa cambiare e che la Regione decida di intervenire e mettere a disposizione i fondi in questione, per questo servizio ritenuto rassicurante sia per il personale medico e sanitario sia per l’utenza e a maggior ragione in un reparto come quello di Taormina che più volte è stato interessato da episodi di violenza compiuti da alcuni soggetti nei confronti proprio di medici ed infermieri di contrada Sirina. Come si ricorderà, nel luglio di un anno fa il primario Mauro Passalacqua venne aggredito a calci e pugni da un disabile psichico ed altri analoghi episodi si sono verificati anche in altre circostanze. Sulla questione venne, quindi, presentata un’interrogazione parlamentare urgente dalla senatrice Urania Papatheu, che portò la vicenda all’attenzione del Ministero dell’Interno.

Dopo l’emergenza sanitaria e una volta archiviato il lockdown, tra l’altro, il Pronto Soccorso sta tornando adesso a far registrare un incremento delle presenze, da parte cioè di utenti che arrivano in reparto a tutte le ore del giorno e, di conseguenza, si ripropongono anche quelle attese che in alcuni casi diventano motivo di tensione e di atti di escandescenza. Per questo c’è bisogno di un pronto ripristino della vigilanza armata, al fine di dare serenità e sicurezza nel reparto di Pronto Soccorso, che nel 2019 ha fatto registrare 25 mila accessi, e dove affluiscono quotidianamente utenti che provengono dall’intera zona ionica e della Valle dell’Alcantara ma in termini ancora più consistenti dai vari centri abitati della cintura etnea. Il timore da parte degli operatori sanitari è quello del ripetersi di quei momenti di tensione che troppe volte hanno caratterizzato la situazione in questo reparto e che ci si augura, invece, non si verifichino più. Far tornare la vigilanza rappresenterebbe un fatto incoraggiante in vista dei mesi di luglio e agosto, in quella che sarà la fase di maggiore afflusso probabilmente al Pronto Soccorso e nel momento in cui ci sarà bisogno di poter monitorare in modo immediato e concreto il rischio di atti di violenza o intemperanze di qualsiasi genere nei locali di quello che il cuore pulsante dell’attività ospedaliera del San Vincenzo.

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