la ministra Lucia Azzolina

Dietrofront del governo italiano (con la solita smentita di circostanza) sulle barriere divisorie in plexiglass per il previsto ritorno dei bambini a scuola a settembre. La lieta novella l’ha data la ministra Lucia Azzolina, anche se più rivediamo quel video e più ci assale il dubbio che, in realtà, si trattasse di Sabina Guzzanti. In ogni caso, eravamo stati chiari noi di BlogTaormina nell’editoriale del 5 giugno scorso (e la relativa condivisione d’intenti da parte dei nostri lettori in tutta Italia è stata straordinaria), nel volerci unire senza giri di parole al coro di “No” a cervellotiche strategie che intendano rendere i bambini oggetto di esperimenti (a)sociali che non hanno niente a che vedere con la realtà.

Idiozie distopiche. La ministra intanto sale in cattedra, col piglio della maestra 2.0, e richiama tutti: “Il tema della sicurezza a scuola è molto serio e richiede prudenza anche nei giudizi e nei commenti”. Prudenza, come quella che servirebbe al ministero dell’Istruzione, prima di ipotizzare idiozie distopiche che vengono prospettate per la riprese della lezioni, salvo poi scatenare un putiferio e costringere il governo a smentire tutto. E lo diciamo con la certezza che poi in vari casi la ministra finisca per essere lei stessa portavoce e parafulmine di tante critiche per effetto di alcune geniali cretinate partorite da cattivi consiglieri e pessimi collaboratori vari che prima delirano e poi restano acquattati dietro le quinte. Le barriere di Star Trek e la gabbia del Cercopiteco ne sono fulgido esempio dell’assurdo che talvolta prende in ostaggio la mente umana.

Mai pensato. “Nessuno del Comitato tecnico-scientifico, e tanto meno qui al Ministero, ha mai immaginato di chiudere gli studenti dentro cabine di sicurezza, come è stato invece raccontato in queste ore, in maniera quanto meno superficiale. Ho visto immagini surreali di ragazzi chiusi dentro a strutture simili a gabbie. Questa è disinformazione. Nessuno ha mai pensato a cose del genere”. Eh già, è vero, nessuno le hai mai pensate cose del genere: sono state direttamente già messe in pratica.

Non era il furgoncino. Forse la ministra non sa (o fa finta di non sapere) che l’immagine dei banchi con le barriere in plexiglass non le hanno spedite dal pianeta Marte e non le ha nemmeno portate il furgoncino delle bufale con a bordo il solito fotomontaggio di qualche buontempone. Le foto dei banchi del suo liceo incorniciati dagli schermi protettivi, viste e condivise ovunque, sono quelle del Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo, dove tra l’altro il preside, il professor Cesare Emer Botti, non si scompone ancora adesso. «Esteticamente non sono granché, sono il primo a dirlo. Hanno pro e contro, come ogni cosa. Bisogna valutare costi e benefici». Per eventuali dettagli, annessi e connessi, si può tranquillamente leggere qui l’approfondimento sul tema con intervista pubblicata dal Corriere della Sera.

Ipse dixit. Si tornerà in classe con “pannelli in plexiglass nelle aule a compartimentare i banchi” e, se necessario, “tensostrutture e opere di edilizia leggera nelle aree esterne degli istituti scolastici”, e per gli studenti, invece delle mascherine, “si potranno utilizzare le visiere”, disse qualche giorno fa un esponente del governo: ma è solo un dettaglio che quella persona fosse proprio la ministra dell’Istruzione. Tutto e il contrario di tutto, fantasticando a cuor leggero sul ritorno in classe dei bambini considerandoli cavia di esperimenti per il distanziamento sociale. Li proteggiamo dal virus, e al contempo li facciamo diventare asociali? Li educhiamo a tenere un metro e mezzo di distanza da un altro bambino, e magari a salutarsi mandandosi un emoticon da banco a banco. State tranquilli però: senza barriere e senza gabbie, ovviamente. Ma la visiera marziana rimane o no? Urge altra smentita forse.

Colpe di tutti. Lo vogliamo sottolineare una volta di più: che la scuola italiana sia alla frutta e prossima al dessert non è tutta colpa della Azzolina, e la critica dev’essere obiettiva e costruttiva, scevra da qualsiasi offesa personale o peggio ancora da ottusi sessismi. Senza dubbio chi ha preceduto la Azzolina (nei vari governi di centrosinistra e di centrodestra) ha mostrato, d’altronde, identica inadeguatezza e ha fatto talvolta pure peggio di lei per la supponenza messa in campo, contribuendo al processo di disfacimento dell’istruzione italiana. Se la grillina Azzolina va bocciata, dietro la lavagna sine die, con uno zero in pagella, per identici disastri tangibili e innegabili finisce anche il leghista Marco Bussetti (fenomeno che disse “Più fondi al Sud? Impegnatevi di più”), e come dimenticare ancor prima la piddina Valeria Fedeli (ministra del curriculum sbianchettato). 

Oltre il nozionismo. Il problema è che la realtà ormai supera la fantasia e la scuola italiana è stata rasa al suolo, annientata dalla pochezza di una classe politica che non ha un briciolo di visione per rimettere in piedi un progetto di scuola che sia degna di essere chiamata tale. L’idiozia conclamata di tecnici ed esperti del nulla – che, lo ribadiamo, dovrebbero andare a pelare le patate – ha fatto il resto. Non ci sarà la gabbia di Piteco ma rimane il fatto che la scuola non può essere uno zoo, dove ognuno predica e farnetica, strepita e inventa la sua. Così non si capisce più nulla e non c’è traccia di un percorso di formazione e di crescita che sia davvero in grado di andare oltre il solito nozionismo ed insegnare la vita ai bambini, accompagnarli verso l’adolescenza e prepararli al tortuoso mondo degli adulti, puntando alle fondamenta sull’essenza dei valori e del modus vivendi di un tempo.

L’ultima spallata. E’ in atto un processo di decostruzione e distruzione della scuola che ha raggiunto l’apice nell’era del distanziamento sociale e dell’e-learning con la didattica a distanza. Non si poteva fare lezione in classe e non vi è dubbio che sia stato giusto e sacrosanto chiudere le scuole. Ma la didattica a distanza altrove, all’estero, è una cosa seria: non si può ridurre l’insegnamento a una video-chiamata improvvisata con lo smartphone in cui i genitori devono fare da assistenti e suggeritori ai loro figli, nascosti come gli addetti al gobbo tv, e gli insegnanti filosofeggiano in relax una lezione passatempo di 30-40 minuti, è una cosa che farebbe ridere se non ci fosse da piangere.

La storia perduta. Non servono perifrasi: la scuola di oggi è un pianto e non possiamo nemmeno definirlo greco, visto che non ha nulla a che vedere con la Paideia, è la morte di quella nobile dottrina che significava nella forma e nei fatti formazione ed educazione, termine che nell’antica Grecia che denotava il modello pedagogico in vigore ad Atene nel V secolo a.C., riferendosi non solo all’istruzione scolastica dei giovani, ma anche al loro sviluppo etico e spirituale al fine di renderli cittadini perfetti e completi, una forma elevata di cultura in grado di guidare il loro inserimento armonico nella società. Nel suo significato più alto, la paideia indicava non solo un semplice metodo educativo, ma un ideale, il risultato di questo processo pedagogico, un obiettivo da perseguire lungo tutta la vita. La scuola di oggi è uno sterile esercizio di memoria che non insegna nulla, come del resto le università italiane sono diventate soltanto una fucina accademica dell’intellettualismo più retorico (e dell’incamminamento preconfezionato al pensiero politico).

Classi pollaio. La ministra ci ricorda che c’è “il problema delle classi pollaio” ma l’emergenza del Paese in verità non è quella di 20 studenti in una classe, semmai quella di aule e plessi che vanno messi in sicurezza perché anche 30-40 anni fa c’erano classi pollaio ma le scuole erano sicure. E’ questa classe politica che – senza offesa per nessuno – fa ridere i polli.

Insegnare la vita. Infine, è vero, serve un bilanciamento tra diritto all’istruzione e diritto alla salute, ma si ha anche il dovere di dire meno sciocchezze ed è obbligo ineludibile quello di fare cose più semplici, più sensate e realmente utili alla crescita dei nostri figli. L’istruzione è una cosa seria, non può abdicare alla banalità degli atti formali e agli automatismi contorti della burocrazia. Quel mondo esterno che un giorno accoglierà i ragazzi e le ragazze, una volta assolto il loro diritto-dovere di studio, non fa sconti a nessuno ed esige generazioni preparate anche e soprattutto sul piano umano. Non vuole automi eruditi dalle teorie di montagne di libri, ma uomini e donne pronti ad affrontare la sostanza delle cose e consapevoli della realtà che li attende.

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