la cancelliera tedesca Angela Merkel

“Mes sì, Mes no, Eurobond sì o no, Recovery fund sì, Recovery fund no, prendiamo il prestito dall’Europa anzi no, occhio che arriva la Troika, ma quale Troika state tranquilli”. Mentre l’Italia continua a incasinarsi nelle sue polemiche e le sue mille contraddizioni, litigando sugli aiuti che dovrebbero arrivare dall’Europa, e di cui per adesso non si vede un euro e che (forse) si vedranno qui non prima di giugno 2021, mentre la politica italiana si divide nelle solite crociate tra governo e dell’opposizione, in Europa intanto comanda sempre la Germania. Anzi comanda lei: Angela Frau Merkel.

Gli altri si accapigliano e la signora Merkel, intanto, se la gode e ha campo libero per fare e disfare a suo piacimento, detta legge e impone lo spartito, dirige l’orchestra dell’UE e decide quale sinfonia dell’aiuto bisogna suonare nel dopo Covid, sceglie lo spartito e la coreografia e gli altri ballano di conseguenza. Cambia poco o nulla chi sia il premier italiano o che nel nostro Paese ci sia al governo il centrosinistra o il centrodestra, o chiunque altro, le visioni dell’Europa saranno pur differenti ma il risultato è sempre lo stesso: chiunque vi sia ai comandi dell’Italia fa la voce grossa sui giornali italiani, poi va a Bruxelles e si mette sull’attenti, mostra sudditanza politica (e forse anche psicologica) di fronte alla personalità debordante della teutonica cancelliera che i suoi interlocutori se li mangia a colazione come fossero un biscotto. Da tanti anni è così, il resto della narrazione è un dettaglio.

E allora eccoli i numeri del terno secco sulla ruota di Berlino: 21, 4 e 15. Al 21 corrisponde il numero delle ore di discussione dentro il governo tedesco e tra il governo e le altre Istituzioni, che sono bastate per scegliere come e dove spendere i soldi del Recovery tedesco. L’equivalente di quanto occorre in Italia soltanto per sedersi ad un tavolo e dirsi “buongiorno, buonasera di cosa parliamo?”. In quelle 21 ore la Germania ha mosso circa 130 miliardi. C’è poi il 4, la percentuale di Pil mobilitata e impegnata dai tedeschi nel Recovery tedesco ultima e celere tranche, ovvero il corrispettivo su Pil italiano di 80 miliardi. E c’è il 15, le pagine in cui si spiegano i provvedimenti e come verrà distribuita la spesa ed il relativo impegno delle risorse. Non le 600 o 700 pagine di cui si articola in Italia un decreto legge.

Altro che lotte tra europeismo o sovranismo, l’Italia prima o poi (meglio presto che tardi) dovrebbe svegliarsi e comprendere che serve altro. Frau Merkel comanda perché si è presa uno spazio lasciato vuoto da altri. La via maestra che ha l’Italia per non affondare e per rilanciarsi è quella di dare una sterzata di caratura istituzionale nell’approccio all’Europa. Rispetto per tutti, timori reverenziali per nessuno. Serve carattere ma anche efficacia e praticità nella gestione delle criticità sul tavolo. Il ruolo dell’Italia dentro l’Europa non può ridursi a quello delle vallette di Non è la Rai.

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