Alberto Zangrillo e Walter Ricciardi

Tutto e il contrario di tutto su Covid19. La comunità scientifica si divide e la polemica si fa rovente. C’è chi dice che il Coronavirus non fa più paura o persino che sia scomparso e chi, invece, affermare che il virus sia ancora in agguato e non si deve abbassare la guardia.

La fine del virus. “Il Covid-19 “dal punto di vista clinico non esiste più”. Ne è convinto il primario del San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva. Parole che hanno immediatamente infiammato la polemica tra gli esperti, con espressioni di sconcerto e di condanna soprattutto da parte degli scienziati che fanno parte del comitato tecnico scientifico. Mi viene veramente da ridere. Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più. Questo – ha aggiunto Zangrillo – lo dice l’Università vita-salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo e direttore dell’Istituto di virologia, professor Clementi, lo dice, insieme alla Emory University di Atlanta, il professor Silvestri. I tamponi eseguiti negli ultimi 10 giorni hanno una carica virale dal punto di vista quantitativo assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di un mese, due mesi fa. Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l’hanno fatta, ma non si può continuare a portare l’attenzione, anche in modo ridicolo, dando la parola non ai clinici, non ai virologi veri, ma a quelli che si auto-proclamano professori: il virus dal punto di vista clinico non esiste più”.

Evidenza zero. Il primario del San Raffaele ha continuato: “Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero, che hanno valore zero: siamo passati da Borrelli, da Brusaferro, al presidente del Consiglio superiore di sanità. Tutto questo ha portato a bloccare l’Italia mentre noi lavoravamo e adesso noi, che abbiamo visto il dramma, chiediamo di poter ripartire velocemente perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare. Non ce ne frega niente né del campionato né di dove vanno in vacanza gli italiani, ma dobbiamo ritornare a un Paese normale perché ci sono tutte le evidenze che questo Paese possa tornare ad avere da oggi una vita normale”.

La replica. La pensa in modo decisamente differente il prof. Walter Ricciardi, medico, virologo, rappresentante italiano dell’Oms e consigliere del Ministro della Salute: “Zangrillo è andato un po’ oltre e si è fatto trasportare dall’enfasi. È vero che nelle terapie intensive ci sono meno persone ma il virus non è scomparso. I benefici che stiamo avendo adesso sono dovuti al distanziamento sociale che abbiamo adottato e al lockdown. Questa è una pandemia, quindi il virus c’è ancora e circola. Potremo considerare definitivamente scomparso il virus quando per 40 giorni non avremo alcun contagio, ma non è questo il caso. In questo momento c’è una circolazione del virus molto ridotta in tutta Italia e le misure adottate sono sufficienti per contrastare il virus. C’è ancora preoccupazione per quanto riguarda la Lombardia. Bisognerà adottare delle cautele particolari per chi andrà e chi tornerà in Lombardia. Stadi aperti? Dipenderà dalla circolazione del virus. In alcune Regioni ci sono 0 casi di positivi. In quelle Regioni, con particolare attenzione, si potrebbero riaprire i cinema, i teatri. Il calcio, ad esempio, richiede sempre un’attenzione particolare. Quando uno va allo stadio non sta zitto e non sta fermo. Tante persone messe in uno stadio con una circolazione del virus pesante diventano delle bombe microbiologiche. Bisogna aspettare che il virus sia ridotto ai minimi termini e aprire piano piano. Il mondo del calcio lo conosco bene ed è composto da medici seri. Il protocollo è frutto di un lavoro serio. Le squadre tra di loro sono diverse. Per alcune di loro sicuramente la possibilità di andare d’accordo con queste regole c’è, per altre squadre più piccole, ci saranno delle difficoltà. Nuovi positivi? La quarantena di sette giorni non ha alcun senso. Dobbiamo mantenere la quarantena di 14 giorni per i calciatori, al pari degli altri esseri umani. Dal punto di vista epidemiologico è più facile aprire un’inchiesta per controllare le persone entrate in contatto con quel nuovo positivo per, eventualmente, isolarlo e fare maggiori controlli”.

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