Giuseppe Sala, Giulio Gallera e Attilio Fontana

Liberi e schiavi, tutti insieme o niente. Mettetevi comodo sul divano e aspettate che anche la Lombardia arrivi al contagio zero. Il Sud che ha fretta di ripartire subito per non affondare, e che vive di turismo stagionale, è costretto a fare i conti con gli strascichi altrui dell’epidemia. L’Italia che ha una tremenda necessità di ritrovare il libero movimento delle regioni, resta ostaggio della Caporetto del Nord, un dramma che merita rispetto per il prezzo pagato in termini di vite umane ma un ecatombe in parte ascrivibile alla sgangherata governance di una regione. Ci riferiamo alla Lombardia, dove il Coronavirus non è stato ancora sconfitto ma si pretende di riaprire subito o che tutti gli altri debbano dipendere dal vangelo padano. E il Governo che fa? Tergiversa perché certi equilibri vanno preservati e al Nord, a prescindere dalle zone dove governa la destra o la sinistra, non si può dire di no e non si può fare uno sgarbo. Quindi o si riapre tutti insieme il 3 giugno oppure tutto verrà rinviato di una settimana.

L’eterna partita. Il tentativo di mediazione tra le Regioni del Sud e i territori sotto osservazione del Nord è l’ennesimo patto dell’eterna partita irrisolta tra i padroni del vapore e i servi della gleba. Le parole indicatori, monitoraggio e l’indice di contagiosità R0 o Rt fanno saltare in aria la Lombardia come fosse peccato di lesa maestà ricordare che in una regione dove la politica ha fatto disastri come la grandine non si può pretendere di riaprire subito e far finta di niente né si può condizionare il resto del Paese al volere della Giunta regionale lombarda o del sindaco di Milano.

Due pesi, due misure. Siamo sempre lì, non c’è niente da fare. Da 159 anni non ci si schioda dal copione monotematico dell’Italia a due pesi e due misure. C’è il Nord mammella del Sud e c’è il Mezzogiorno palla al piede del Settentrione. E’ la narrazione farlocca di un Paese che, d’altronde, non ha mai avuto memoria del peccato originale, fa finta di niente e va avanti sulle fondamenta d’argilla di un’unità che è solo un’annessione. Passano gli anni, se ne vanno i secoli, cambiano i protagonisti ma il paradigma dell’Italia a trazione nordista è sempre lì e si tramanda da una generazione all’altra.

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Fare mea culpa. L’ultimo capitolo – in ordine di tempo – si chiama Covid19, il virus maledetto che dopo aver ucciso 30 mila persone rischia di fare un milione di nuovi poveri e minaccia di spaccare in due, come prima e più di prima, l’Italia dei potenti e quella dei subalterni. Gli attori di questa nuova pagina della querelle, in verità, sono piuttosto modesti eppure, a loro modo rinverdiscono i tratti salienti di un’irrisolta questione saliente. L’epicentro dell’ennesima, scriteriata, prova muscolare resta la Lombardia, travolta dal Coronavirus, dove si contano 15 mila 974 morti, dove quasi 23 mila persone sono ancora positive e dove migliaia di anziani sono morti in circostanze tragiche e ancora poco chiare. In una regione dove è stata fatta una sequenza impressionante di errori e la crisi è stata è stata gestita in modalità zero in pagella, si dovrebbe compiere un gesto di umiltà. Basterebbe chiedere scusa alla gente.

La favola del Nord salva Sud. Invece l’assessore Giulio Gallera, per la seconda volta, ci ha ricordato che “la Lombardia ha salvato l’Italia intera, Sud e Isole comprese, con scelte rigorose”, imponendo il lockdown al Paese. Peccato che lui non sapesse neanche che la Regione Lombardia poteva attivare le zone rosse, in base all’articolo 32 della legge 883/1978, e anzi doveva istituirla nel focolaio bergamasco. Lo ha scoperto grazie a una giornalista, dopo uno scivolone televisivo.

La coppia dei disastri. Non era cosi semplice trovare due politici inadeguati in simbiosi nello stesso momento ma in Lombardia li hanno trovati, nell’assessore al Welfare e nel governatore Attilio Fontana. A quest’ultimo va, in premessa, la dovuta solidarietà umana per le minacce subite ad opera di qualche invertebrato cialtrone, ma non può andare apprezzamento per i tanti sbagli di questi mesi, che hanno fatto della Lombardia il lazzaretto d’Italia e d’Europa. Basterebbe ammettere di aver gestito male un’emergenza che nessuno poteva prevedere, e, invece, Fontana si ostina a raccontarci l’allucinazione di una condotta esemplare della crisi sanitaria. Lo sostiene a “spada tratta” Salvini, che già viene considerato alla stregua di un demonio al Sud, non sarà mai amato dai terroni e non potrà che perdere altri consensi dalle nostre parti sostenendo a spada tratta, in modo ottuso, l’indifendibile governo della Lombardia e un modello di eccellenza che, in realtà, è un esempio (politico) di negligenza.

“LA LOMBARDIA HA SALVATO IL SUD”: GUARDA IL VIDEO CON LA TEORIA DI GALLERA

Gli aperitivi di Sala. Dalla Lega ad un indipendente di centrosinistra nulla cambia, il vento della mediocrità soffia forte su Milano. E c’è anche e soprattutto lui, il sindaco di Milano, Beppe Sala, che si scaglia contro i governatori di Sardegna e Sicilia, colpevoli di chiedere un certificazione di negatività al Coronavirus dai vacanzieri che dovessero arrivare dai territori maggiormente colpiti dalla pandemia. «Vorrà dire che mi ricorderò di chi ce lo ha chiesta quando andrò in vacanza», tuona il primo cittadino milanese. Una reazione da bambino della prima elementare al quale hanno rubato la caramella, di chi dovrebbe piuttosto ricordarsi di quando, in piena esplosione di contagi in Lombardia, lui lanciava l’hashtag #Milanononsiferma e faceva simbolici aperitivi mentre la gente iniziava a finire in ospedale per il Covid. Tutti aperti, Milano non si ferma, salvo poi lanciare strali contro la movida dei Navigli ed il triangolo della moda, ma senza fare nulla di incisivo per evitare le ammucchiate dello spritz.

Benvenuti al Sud. I milanesi e i lombardi in generali sono per la maggior parte persone intelligenti e sceglieranno da soli, senza alcun condizionamento, se, dove e quando fare le vacanze. Di certo saranno come sempre benvenuti al Sud, dove la gente sa accogliere, rispettare e far sentire ogni ospite a proprio agio. Altro che le scemenze calimeriche di Sala, che fa una gran fatica a comprendere che siamo tutti utili, nessuno è indispensabile, la Lombardia è importante come lo sono Sardegna, Sicilia e ogni regione d’Italia. Ciascuno faccia la sua parte, senza quei “me ne ricorderò” di rara e triste banalità. Il mondo non ruota attorno a Milano, una metropoli che ha la sua indubbia rilevanza strategica ma che in questa fase deve ritrovare tranquillità e liberarsi dal virus che ha fatto tanti morti innocenti.

“ANDATE IN VACANZA IN LIGURIA”, GUARDA IL VIDEO DI SALA

L’ammissione di Gori. Non si è distinto in questi mesi per abilità politica nemmeno Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, al quale tuttavia va reso il merito di aver evidenziato la stupidità di certi atteggiamenti spocchiosi e supponenti, reiterati ed esasperati anche a costo di mistificare l’evidenza delle cose: “La Lombardia ha tanti primati e vanno riconosciuti, ma ce la siamo anche un po’ tirata e questo ha forse costituito le premesse per un sentimento non proprio di simpatia nei nostri confronti”. Ha ragione Gori.

La bestemmia di Solinas. Sala, quindi, abbia il buon senso di non dire altre stupidate e non se la prenda con i sardi. Si ricordi che la Sardegna è l’isola che fa ricco anche qualche stimato imprenditore tra i più ricchi d’Italia, come l’ex presidente dell’Inter, Massimo Moratti, persona perbene la cui azienda petrolchimica distribuisce dividenti da capogiro che finiscono a Milano. Non è una bestemmia se Solinas o qualsiasi altro governatore chiede sicurezza e tutela della salute in tempo di virus, e di certo non vuole respingere nessuno, sapendo che la Sardegna – come la Sicilia – campa di turismo.

L’Italia è una sola. E c’è un altro fenomeno, il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, secondo il quale: “Un Sud senza Nord non ha senso di esistere e non è mai esistito, come non può esistere un Nord senza Sud. Siamo un Paese, siamo italiani e credo che un po’ di solidarietà nazionale, questa volta magari al contrario, non guasterebbe”. L’Italia è una sola, peccato che per alcuni lo sia a convenienza e di certo non lo è stata nemmeno in questa emergenza, quando qualcuno ha ben pensato di rispedire 100 mila persone al Sud, come pacchi postali, perché gli ospedali al Nord stavano scoppiando. Meridionali messi sui treni, spinti a partire in macchina o con i pullman, a rischio di far scatenare il contagio del virus nelle regioni abbandonate dallo Stato.

Un problema serio. Cirio come Sala, Fontana e Gallera e chiunque altro, prima di andare in conflitto con gli altri italiani, dovrebbero comprendere che territori come il Piemonte e la Lombardia hanno un problema sanitario serio, che le Isole e altre regioni non hanno. La Lombardia deve comprendere che non può riaprire tutto e far finta che non ci siano ancora 22 mila positivi e non è colpa del Sud se le cose stanno così. Diciamolo con estrema franchezza e senza timore alcuno di smentita: se a parti inverse, il contagio che ancora oggi affligge la Lombardia o anche il Piemonte, fosse esploso in modo così violento in Sicilia, piuttosto che in Calabria o in Campania, nessuno ci avrebbe aspettato. E qualcuno forse avrebbe chiesto la costruzione di un muro o magari ci avrebbe chiuso in casa fino a Natale. Sala, anziché fare il suo demenziale spot anti-meridionale che invita la gente fare le vacanze in Liguria, dovrebbe ricordarsi che al Sud hanno curato malati di Covid della Lombardia e lo hanno fatto con grande cuore ed eccezionale senso di umanità. Il miracolo lo hanno compiuto quei siciliani brutti, cattivi, piagnoni e terroni, ai quali il Governo Prodi, nella Finanziaria 2007, ha tolto 600 milioni di euro all’anno alla sanità e per di più decise di portare la quota di partecipazione della Regione Siciliana alle spese sanitarie dal 42% circa al 50%.

Soldi svaniti. La vera questione è che c’è un intero Paese che va male da tempo immemore e si ostina a pensare che potrà rilanciarsi investendo in una sola parte e lasciando gli altri a galleggiare con le briciole. E’ un Paese miope che al cospetto di un’emergenza epocale, che rischia di aggravare il gap tra Nord e Sud, non ha il coraggio e l’onestà di proferire una sola parola su quanto certificato dal 32° Rapporto Italia di Eurispes, l’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali (spesa pubblica Italia 2000-2017), dove si attesta – repetita iuvant – che al Sud sono stati sottratti dal 2000 al 2017 840 miliardi di euro netti (in media, circa 46,7 miliardi di euro l’anno). Che fine hanno fatto quei soldi? Sono svaniti nel nulla…

Non c’è Nord senza Sud. C’è poco da scherzare e non si può più giocare al “fotti compagno”. Se non riparte il Sud, stavolta implode anche il Nord. Al Mezzogiorno il Pil pro capite è inferiore del 45 per cento rispetto al Centro-Nord, e sarà peggio dopo il Covid. Quindi o si riparte e si collabora per provare a unire il Paese come non è mai stato fatto o il tracollo non risparmierà il Nord. Anziché perdersi nei soliti antagonismi masochistici, occorre creare lavoro, lavoro stabile, che duri nel tempo al di là della fase emergenziale e non il solito assistenzialismo a spiccioli che non serve più. O si punta su una ricostruzione strutturale che sia omogenea o la fragilità del castello Italia farà venire giù le fasce più deboli, tantissime piccole e medie aziende ma risucchierà nel vortice del dramma anche gli intoccabili che oggi ritengono di essere redditualmente al sicuro.

Doppio filo. Del danaro fa il tragitto Nord-Sud e dell’altro compie il percorso inverso. Il Sud riceve flussi di reddito, ma fornisce forza lavoro ed è gran mercato di sbocco per le merci delle industrie del Nord. La produzione settentrionale, infatti, è competitiva nel Meridione e molto meno all’estero, il che significa che a ogni drastica riduzione dei consumi al Sud corrisponde una riduzione del PIL al Nord. I due territori sono legati a doppio filo e l’economia settentrionale, che vanta di poter essere autonoma e lamenta di essere frenata, in realtà subisce conseguenze negative a ogni calo del potere d’acquisto dei “terroni”. Le due Italie sono evidentemente diverse da sempre, ma molto più coinvolte in un percorso comune di quanto la superficialità del dibattito faccia pensare.

Storia taroccata. Il Sud è stato brutalizzato e piovrizzato, la storia lo ha condannato all’eterna rincorsa per sopravvivere ma il presente gli sta restituendo la consapevolezza che questo Nord, fatto di tanta bellissima gente ma in mano a una classe politica di dilettanti, non ha niente di superiore. Siamo alla pari, ora si riparte da zero. Il Nord da solo non può farcela, la smetta di fare tristi rivendicazioni classiste fondate sul nulla cosmico di una storia ribaltata e taroccata. L’Italia stavolta si salva solo se riparte sul serio il Sud, altrimenti sarà un’ecatombe per tutto lo stivale e chi si è fatto vanto di aver depredato e sodomizzato il Mezzogiorno vedrà con i suoi occhi cosa significano fame e stenti.

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