Matteo Renzi e Matteo Salvini

Matteo Renzi salva Matteo Salvini e tornano le voci di un’intesa a sorpresa (ma non troppo) tra il leader di Italia Viva e quello della Lega. Sulla questione Renzi prova a fare chiarezza in un’ntervista di Annalisa Cuzzocrea per “Repubblica”. Renzi sostiene che Italia Viva non ha mai cambiato idea e si è astenuta sul voto in giunta sul caso della nave Open Arms come aveva fatto per la Gregoretti.

Ha voluto salvare Matteo Salvini. Perché?
“Noi abbiamo salvato Bonafede, non Salvini. E ci è già costato molto”.

Era una settimana fa. Cos’è cambiato ora per far decidere ai suoi di votare diversamente dal resto della maggioranza?
“Abbiamo fatto esattamente come la scorsa volta, non partecipando in giunta e rimandando all’aula. Poi decideremo in base alle carte: questo impone la serietà e non il giustizialismo. Sulla Gregoretti abbiamo poi votato per l’autorizzazione a procedere. Sulla Open Arms vedremo”.

Ma il caso Gregoretti fu usato da Salvini per ergersi a vittima durante la campagna elettorale per le regionali. In giunta allora fu la Lega a votare per l’autorizzazione, Pd e M5S si astennero e voi con loro. Ammetterà che il non voto, oggi, è molto diverso.
“Salvini sbagliò allora come sbaglia chi oggi fa l’opposto: sulle garanzie costituzionali si vota in base alle regole, non in base alla simpatia. È quel che differenzia la politica dal populismo”.

Avete avuto tre mesi per vedere le carte. Non era abbastanza?
“E impiegheremo il prossimo per decidere come votare. Parlerò io in aula, a viso aperto. Il giudizio politico è chiaro: il nostro capogruppo Faraone è salito sulla Open Arms quando le anime belle della sinistra erano in vacanza. Ma la vicenda giudiziaria è altra cosa. Finché non impariamo a distinguere, saremo sempre schiavi di un uso politico della giustizia. O più correttamente, di un uso giudiziario della politica”.

E così ha deciso di fare un favore al leader della Lega. Si aspetta gratitudine? È il preludio di un’intesa?
“Se oggi Salvini non è a Palazzo Chigi è perché noi non abbiamo ascoltato chi nel Pd voleva elezioni. I grillini che oggi strillano hanno votato due anni fa i decreti sicurezza della Lega. Italia Viva ha portato a casa il decreto Bellanova sui migranti, non il decreto Salvini sui clandestini. Politicamente Salvini è il mio avversario numero uno. Proprio per questo sulle sue garanzie costituzionali procedo con cura. Una cosa deve essere chiara: il salvinismo non si sconfigge per via giudiziaria, ma con una battaglia educativa e culturale”.

È quindi solo una coincidenza che la commissione Covid in Lombardia sia andata a Italia Viva grazie al voto del centrodestra?
“L’accostamento è ridicolo. Per evitare strumentalizzazioni abbiamo chiesto alla nostra consigliera regionale, Patrizia Baffi, di dimettersi. Lasciamo quella poltrona al Pd”.

C’entrano le intercettazioni dei giudici uscite in queste settimane?
“No. Ma quello che si legge su Salvini in chat è scandaloso. È triste che si possano pubblicare quei nastri”.

La sua sembra una mossa tattica, più che di merito. È a Salvini o al premier che sta mandando un segnale?
“A nessuno dei due. Per una volta il problema non è il rapporto tra il premier e Italia Viva, che è buono. Sono i 5 stelle che perdono pezzi al Senato. Il punto è: dopo 30mila morti e due mesi di lockdown come può ripartire l’economia se il partito di maggioranza perde pezzi? Noi vogliamo il Piano Shock per le infrastrutture. Per questo abbiamo bisogno di una maggioranza vera”.

Come si fa, se non siete mai d’accordo su nulla?
“Su questo ha ragione lei. Propongo di chiudersi in una stanza e buttare la chiave senza uscirne finché non c’è una soluzione. Serve soprattutto sul tema infrastrutture, dove leggo di posizioni ideologiche e di contrasti insanabili”.

Parla di Autostrade?
“Si. Ma anche banda larga. Il lockdown purtroppo ha mostrato quanto siano decisive le infrastrutture materiali e digitali. Sono due anni che discutiamo di proposte irrealizzabili e intanto sprechiamo tempo coi cantieri fermi. Lancio un appello a Pd e Cinque stelle: è tempo di decidere”.

Ha cambiato idea sulla revoca?
“Tutt’altro. La revoca è follia. Ma siamo al muro contro muro. Se continuiamo così, Autostrade vincerà tra due anni il ricorso, ma nel frattempo fallirà. Le autostrade passeranno in mano straniera e migliaia di lavoratori italiani saranno licenziati. D’altro lato I grillini non mollano. E così perdiamo tutti. Trasformiamo allora questo caos in opportunità”.

È d’accordo con l’ingresso dello Stato in Autostrade, che è controllata da Atlantia?
“Stiamo parlando di una società quotata, quindi occorre grande prudenza. Certo, un passo indietro dei Benetton e un passo in avanti dei fondi istituzionali italiani potrebbero essere la svolta. Ma dovrebbe avvenire su Atlantia, non su Autostrade. Cioè sul grande progetto, non solo sulla controllata. Va cancellato quell’articolo del Milleproroghe che impedisce alla società, qualunque sia la proprietà, di finanziarsi sul mercato. È una condanna a morte. E il conto lo pagano i lavoratori, non i Benetton”.

Non difende più i Benetton?
“Trovo assurdo il tono di chi ha osannato per decenni quella famiglia e adesso li tratta da criminali. Ho un ricordo del signor Gilberto come di un galantuomo e lo conserverò per sempre. Detto questo, ai Benetton è stato concesso troppo dal governo Berlusconi nel 2008. Quella concessione era uno scandalo. Ma se vuoi cambiare gli accordi serve una grande capacità tecnica di mediazione. Io sogno un grande progetto su Atlantia, in modo che lo Stato ci guadagni, non ci perda. Se i grillini escono dal loro guscio ideologico, veniamo loro incontro. Ma chiudiamola in 10 giorni altrimenti l’incertezza ci penalizzerà agli occhi degli investitori internazionali. In Atlantia ci sono fondi di Singapore, cinesi, tedeschi, anglosassoni. Non possiamo essere provinciali”.

Cosa potreste fare invece sul digitale, se vi accordaste?
“Tim, Enel e Cdp devono smettere di litigare, avviare lo scorporo della rete e unire le forze dando vita a un gigantesco asset strategico per il Paese. La banda larga non è un giocattolino per nerd come ci dicevano quando abbiamo lanciato il piano: ci è voluto il virus per mostrare quanto sia importante. Starace, Palermo e Gubitosi possono far nascere un’operazione impressionante: li stimo, stavolta ci siamo davvero. Dobbiamo usare la crisi del post Covid per fare entrare l’Italia nel futuro. In autunno arriverà una crisi occupazionale senza precedenti: facciamo almeno partire i cantieri delle infrastrutture fisiche e digitali. Sa perché molti negozi non hanno ancora riaperto? Perché non ci credono più. Non mancano i soldi, l’amuchina o i guanti: manca la convinzione di farcela. Bisogna restituire fiducia e posti di lavoro, altro che polemiche su Salvini”.

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