il premier Giuseppe Conte

Taormina. Il Comune di Taormina prova ad affrontare l’emergenza economica che rischia di fare saltare il bilancio di Palazzo dei Giurati in virtù delle entrate che verranno a mancare. Il sindaco Mario Bolognari ha reso noto che, infatti, è allo studio della casa municipale un piano anti-default, per cercare di ovviare alla voragine che rischia di crearsi nel forziere municipale per l’assenza complessiva o il minore gettito dei fondi della tassa di soggiorno (3 milioni e 400 mila euro nel 2019), ma anche il ticket di ingresso nei parcheggi (circa Un milione di euro all’anno), e anche e soprattutto dalle tasse che in molti casi i cittadini e le imprese non potranno pagare. Il Comune si è impegnato nel 2017 per un piano di riequilibrio (ancora al vaglio della Corte dei Conti e del Ministero dell’Interno) che prevede l’impegno di ripianare 18 milioni di debiti in 20 anni.

Bloccare la rata. “Sembra profilarsi un quadro di interventi per le imprese, per i cittadini ma anche per i Comuni – ha detto Bolognari -, ancora non ben definito, nei tempi e nelle modalità di attuazione, che potrebbe consentirci di fare qualche calcolo nel bilancio comunale. Va detto che Taormina era già in difficoltà finanziaria prima di questa emergenza Covid. Potremo ragionare sull’opportunità di effettuare eventuali tagli alle entrate tributarie ed extra-tributarie nei limiti degli equilibri di bilancio. Chiederemo di poter sospendere per il 2020 il pagamento annuale della rata per il piano di riequilibrio, che è di Un milione e 400 mila euro, che così anziché di 20 anni diventerebbe di 21 anni”.

Condicio sine qua non. “E’ un passaggio essenziale per consentirci di chiudere il bilancio 2020. Inoltre chiederemo una riduzione del fondo di crediti di dubbia esigibilità, almeno del 50%, senza oneri aggiuntivi per lo Stato e con una semplice garanzia: si tratta di un vincolo di 6 milioni che noi accantoniamo nel nostro bilancio per somme che, probabilmente, non incasseremo mai e tanto più dopo questa crisi. E’ un accantonamento, insomma, fittizio sul quale serve una norma nazionale che consenta di liberare i comuni dal vincolo”.

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