Taormina verso il dopo Covid19

Taormina. Il Dl Rilancio suscita già le prime critiche e le prime proteste a Taormina, dove c’è grande preoccupazione da parte del Comune per le decisioni del Governo ed è arrivata un’autentica “doccia gelata” sul ristoro della tassa di soggiorno, che verrà a mancare dalle casse municipali delle principali mete turistiche come la Perla dello Ionio. Nel caso di Taormina si tratta di un’imposta che nel 2019 ha prodotto un gettito di 3 milioni e 400 mila euro, che presumibilmente non potranno essere riscossi quest’anno per la crisi del turismo e la crisi economiche che rischia di travolgere l’Italia intera e tutte le varie località turistiche, alle quali verrà a mancare in particolare il turismo straniero oggi paralizzato dal blocco dei voli.

“Le misure contenute nel decreto sono quelle che si potevano elaborare, sono consapevole delle difficoltà – ha detto il sindaco Mario Bolognari -, tuttavia ho qualche perplessità sul bonus vacanza, che non so quanto potrà incentivare il mercato italiano, e soprattutto quello che non ho capito è la logica che è stata posta in essere sull’imposta di soggiorno. Non ho capito, qui, le previsioni che sono state fatte. Sono stati cioè inseriti 100 milioni di ristoro ma le somme che verranno meno in tutta Italia sulla tassa di soggiorno non ammontano a 100 milioni. Io credo che questa sia una cifra che non ha nessun corrispettivo e mi preoccupa molto. Se i comuni non riscuoteranno l’imposta, e non la riscuoteranno evidentemente nella quota del 100% per il 2019. Ecco perché io penso che 100 milioni sono una cifra che non ha nessun corrispettivo, non capisco come sia stata individuata. Sono molto preoccupato perché per un Comune come il nostro che ha 10 mila residenti e un bilancio abbastanza esiguo, a fronte dei 3 milioni e 400 mila euro che avevamo introitato nel 2019, come si potranno garantire i servizi sul territorio. Se viene meno il 50% delle somme, io con 100 milioni per tutta l’Italia non potrò mai recuperare le cifre mancanti e compensare queste perdite, quindi dovrò tagliare dei servizi”.

La situazione rischia, insomma, di complicarsi e non si intravede quella svolta che ci si aspettava o nella quale si confidava. Al di là delle singole misure – aggiunge Bolognari – l’aspetto fondamentale sarà quello della modalità di erogazione dei somme e i criteri di suddivisione degli interventi e i tempi. Un intervento che riguarda la promozione, se si fa subito ha un significato, mentre fra 3 mesi avrà un senso completamente diverso. In questo momento è importante cercare di ripartire. Da una parte vedo in città che ci sono coloro che dicono di non voler aprire perché sostengono che non convenga riaprire in quanto si andrebbe incontro ad un indebitamento. Dall’altra parte vedo in atto lavori di ristrutturazione e sanificazione e questo significa che le persone si preparano ad aprire e vogliono affrontare sin da subito questa crisi”.

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