Carmelo Pintaudi, presidente di Aipt

Taormina. “Siamo delusi ma soprattutto increduli di come questo governo non si rende conto che così non potremo riaprire. Un nuovo decreto e l’ennesima conferenza stampa non cambiano le cose. Non ci sono le condizioni per ripartire e saranno pochi, soprattutto nella ristorazione, quello che almeno in questi mesi decideranno di aprire le loro attività”. Lo afferma il presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi che così boccia le nuove misure del governo Conte e ribadisce la posizione degli operatori economici taorminesi.

Guardare in faccia la realtà. “E’ chiaro che non c’erano e non ci sono ancora adesso le condizioni per poter fare ripartire le nostre imprese – afferma Pintaudi -. Chi aprirà non lo farà per scelta ma per disperazione, nel tentativo cioè anche a ranghi ridotti di restare sul mercato. Ma il mercato di questi mesi rischia di essere un baratro certo, una strada verso il fallimento. Rivedremo in azione da qui a breve alcune attività familiari, che non hanno costi di affitto e non potranno assumere dei dipendenti ma la verità è che gli operatori economici per la gran parte hanno deciso di rimanere chiusi e non intendono sottostare a questa condizione drammatica in cui ci sta mettendo lo Stato. Anziché darci un aiuto e venire incontro alle nostre problematiche, il governo ci invita a riaprire come se il 18 maggio piuttosto che il 1 giugno fossero date in cui con un colpo di bacchetta magica si riaprono le saracinesche e tutto andrà bene. Vorremmo pensarlo, vorremmo crederci ma bisogna essere realisti, non possiamo sognare e non possiamo illuderci. Occorre guardare in faccia la realtà: non c’è clientela, non c’è fatturato, le tasse non sono state bloccate, avremo affitti e bollette da pagare, e per giunta lo Stato ci obbligherà a farci carico di nuove micro-tasse, perché i vari costi di sanificazione, mascherine, guanti e gel igienizzante sono delle tasse mascherate”.

Quali condizioni. “Qualcuno riaprirà e se le persone se la sentono di farlo, vanno rispettate e ognuno può farlo liberamente – continua Pintaudi -, ma nella ristorazione bar e ristoranti per la quasi totalità non intendono riaprire. Il governo ha scaricato tutto sulle regioni, che a loro volta non hanno le idee chiare. La politica agisce in base all’umore della gente ma un conto è sentire gli orientamenti e un altro è prendere decisioni all’insegna del “tanto per”, soltanto per crearsi l’alibi di poter dire che è stata data alla possibilità alle attività di riaprire. Ma come? A quali condizioni? Taormina è fortemente penalizzata e non può essere messa nel calderone generale di tutte le città italiane, senza considerare che è una metà turistica da tutelare. Qui la politica non c’entra. Non occorrono scienziati per comprendere che gli aiuti sono insufficienti e che non bastano per una realtà come Taormina, che è stata riconosciuta da chi fa studi di settore. Taormina soffre come Venezia e la Costiera Amalfitana e necessita di misure idonee a farci affrontare la crisi. Senza un sostegno concreto non ce la possiamo fare. Così si sta uccidendo il turismo. Le frontiere riapriranno ma per chi? La gente fa un viaggio dopo averlo programmato 6 mesi o un anno prima. Altri si stanno attrezzando e noi rischiamo di perdere fette di mercato che finiranno in Croazia, in Slovenia o alle Baleari. L’Italia è assente e non tutela il turismo. Anche sugli affitti lo Stato non può cavarsela con un credito di imposta aleatorio per 2 mesi per poi lasciarci da soli e in contenzioso con i proprietari. E’ vero che nei contratti privati lo Stato non può entrare ma un indirizzo e una disciplina dovrebbe darla. Qui, anche e soprattutto sulle tasse, non si tratta di rinviare i pagamenti ma di annullare le mensilità del 2020. Chiediamo che si vadano ad abbattere gli oneri contributivi, con un sostegno alle imprese che diventa anche per i lavoratori che potrebbero essere riassunti”.

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