Alessandro Nucara

Il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara scrive alla direzione generale del Ministero del Turismo e dei Beni e le Attività Culturali sulle linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche e produttive. Nel documento del dg di Federalberghi emergono, ancora una volta, molteplici preoccupazioni e diffuse perplessità, da parte dell’industria dell’ospitalità sulle scelte fatte dal Governo Conte per la ripartenza che non tengono conto dell’analisi della situazione fatta dagli operatori economici e delle idee e proposte – in particolare il Protocollo “Accoglienza Sicura – sin qui posti sul tavolo di Palazzo Chigi in vista della cosiddetta “fase 2” dell’emergenza Covid19.

La lettera. “Abbiamo ricevuto in via informale le Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive, diramate ieri dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Come ricorderete, il 27 aprile scorso Federalberghi e le altre organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative delle imprese turistico ricettive hanno presentato il Protocollo “Accoglienza Sicura”, redatto da un comitato internazionale di esperti in gestione alberghiera e sicurezza sul lavoro, sotto la supervisione di un virologo di chiara fama. Il 13 maggio il Comitato Tecnico Scientifico ha fatto pervenire, per il tramite del MIBACT, le proprie osservazioni al suddetto Protocollo. Il 14 maggio le organizzazioni imprenditoriali hanno puntualmente fornito, sempre per il tramite del MIBACT, i relativi riscontri, accogliendo indicazioni, fornendo chiarimenti e formulando proposte di integrazione e riformulazione. Comprenderà pertanto lo sconcerto generato dall’irrompere di un nuovo documento su un tema di così rilevante importanza, documento che è stato licenziato senza avvertire l’esigenza di un confronto con le imprese, che dovranno subire gli effetti e i costi di questa decisione. Al riguardo, merita inoltre ricordare come le varie disposizioni che si sono succedute nel tempo e, da ultimo, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020, abbiano a più riprese affermato che gli alberghi e le strutture simili non sono (e non sono stati) soggetti ad alcun obbligo di chiusura, salvo alcuni casi previsti da ordinanze regionali, che ben avrebbero potuto essere disciplinati con atti specifici delle tre regioni interessate”.

Orientamenti divergenti. “Non si comprende, pertanto, per quale motivo e sulla base di quale fondamento normativo gli alberghi siano stati frettolosamente ed incautamente inclusi nel campo di applicazione delle linee di indirizzo per la “riapertura”, proprio mentre sono in corso gli affinamenti del documento predisposto dagli esperti del settore. Ancor più incomprensibili appaiono le ragioni che hanno indotto ad assumere orientamenti che divergono dalle linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità, dalle indicazioni formulate dal comitato di esperti e dalle stesse osservazioni del Comitato Tecnico Scientifico”.

Citazioni, a titolo esemplificativo:
– si afferma che gli ospiti devono indossare sempre la mascherina, imponendo
inutilmente un obbligo che ha ragion d’essere solo in contesti che presentano un
effettivo rischio di contagio e stabilendo irragionevoli disparità di trattamento tra
situazioni analoghe; non si comprende, ad esempio, per quale ragione l’ospite seduto
nel divano di una hall debba essere trattato diversamente dall’ospite seduto al tavolo
di un ristorante; per non parlare del fatto che l’utilizzo dell’avverbio “sempre” si presta
alle più svariate interpretazioni, non di rado contrastanti con altre disposizioni (anche
all’aperto? anche in spazi chiusi in cui non sono presenti altre persone? anche se le
altre persone sono a notevole distanza? etc.)
– viene preclusa in maniera perentoria la possibilità di effettuare il servizio a buffet,
esplicitamente ammesso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in relazione al
quale il nostro protocollo aveva introdotto delle precauzioni addizionali rispetto a
quanto previsto da OMS, individuando un bouquet di soluzioni ispirate dal principio
della sicurezza equivalente (intervento del personale; distanziamento; adozione
“intensiva” di guanti, mascherine e igienizzazione; installazione di schermi protettivi;
protezione degli alimenti; sostituzione degli utensili), che il Comitato Tecnico
Scientifico ha accolto, sia pur con alcune precisazioni; anche in questo caso, stride il
contrasto con le modalità di servizio, analoghe al buffet, previste in altri contesti di
somministrazione;
– vengono in buona parte ignorate le soluzioni proposte in relazione al distanziamento
tra gli ospiti che fanno parte del medesimo nucleo familiare o che occupano la
medesima camera, che sono state richiamate solo in relazione all’ascensore; al
riguardo, non si comprendono le ragioni che inducono ad imporre un distanziamento
tra persone che dormono nello stesso letto e/o hanno effettuato un lungo viaggio a
bordo della stessa autovettura e, più in generale, condividono i momenti e gli spazi
più intimi della vita quotidiana.
– non viene prevista alcuna deroga alle misure di distanziamento in relazione a:
minorenni, che devono sempre essere accompagnati, anche se l’accompagnatore
non è un componente il nucleo familiare o una persona che occupa la stessa camera
del minore; persone con bisogni speciali o che comunque necessitino di assistenza
o accompagnamento.
– si trascura la circostanza che lo svolgimento di alcune attività all’interno delle strutture
ricettive (ad esempio: il bar, il ristorante, la piscina, la spiaggia, il solarium, il centro
benessere e la palestra destinati agli ospiti dell’albergo) è per definizione
caratterizzato da una minore esposizione al rischio rispetto ad analoghe attività svolte in contesti aperti al pubblico indistinto (mentre nelle strutture alberghiere gli ospiti
vengono preventivamente registrati), in ragione dell’esistenza di flussi organizzati e
programmati di clientela, dell’erogazione di servizi su prenotazione, della possibilità
di usufruire di alcuni servizi in ambiente “protetto”;
– non sono state tenute in nessuna considerazione le esigenze che abbiamo
prospettato per i rifugi montani;
– non viene dettata nessuna prescrizione in relazione alle attività degli alloggi in
locazione breve, che risulteranno liberi di continuare a svolgere la propria attività liberi
da ogni vincolo, aggiungendo alle consuete problematiche concernenti l’elusione
delle normative di vario genere, l’assoluta mancanza di tutela per gli ospiti dal rischio
di contagio.
Se incomprensibili appaiono i motivi e arcane rimangono le finalità di tali proposizioni, il
risultato prodotto è invece fin troppo chiaro: circa 365.000 lavoratori degli esercizi turistico
ricettivi italiani rimarranno in stand by, in attesa che le imprese siano poste in condizione di
capire se sussistono le condizioni economiche ed organizzative per procedere alla
riattivazione dei contratti di lavoro attualmente sospesi ed alla eventuale assunzione del
personale stagionale”.

“Accoglienza Sicura”. “Nel ribadire che le soluzioni individuate dal Protocollo “Accoglienza Sicura” tutelano pienamente la salute e la sicurezza degli ospiti e dei collaboratori delle strutture ricettive, senza stravolgere lo svolgimento dell’attività aziendale e limitando gli aggravi di oneri a quanto effettivamente necessario al fine di prevenire la diffusione del virus – conclude Nucara -, confidiamo che vengano individuate con urgenza le soluzioni necessarie per porre rimedio alle problematiche segnalate e rimaniamo a disposizione per ogni approfondimento”. 

 

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