Corso Umberto di Taormina

Taormina. “Il Governo continua a promettere aiuti che non arrivano. Il bazooka annunciato da Conte ad oggi è solo una fionda. Noi viviamo di turismo e commercio, ma oltre gli annunci di ogni giorno non vediamo alcun sostegno concreto”. Il monito arriva dal presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi, che così fa il punto della situazione sulle consultazioni in corso tra gli operatori economici e le varie associazioni di categoria della città per tentare di capire se ci sono i margini per poter riaprire o meno le attività.

Crisi per tutti. “Siamo in attesa – spiega Pintaudi – del nuovo decreto del Governo che, a quanto pare, disporrà le riaperture e dovrebbe far ripartire alcuni settori tra i quali la ristorazione ma non è una semplice questione di date. Non è problema di “quando” ma di “come” si dovrebbe riaprire – evidenzia Pintaudi -. Siamo arrivati a metà maggio e ci sono tanti, troppi, aspetti, non incoraggianti o forse è meglio dire negativi. Ad oggi non abbiamo linee guida ma solo dei “sentito dire”. Ci sono dei comparti produttivi come il nostro che hanno maggiori difficoltà e altri che, bene o male, potrebbero anche tentare di tornare in attività. A Taormina stiamo cercando, noi di Aipt, di fare fronte comune con l’Associazione Commercianti e anche con i Giovani per Taormina. Abbiamo avuto diversi incontri e l’obiettivo è quello di creare un fronte compatto, anche per il futuro. E’ chiaro che poi ciascun imprenditore e commercianti avrà libertà e legittima facoltà di decidere come meglio ritiene ma sarà importante cercare di fare sintesi e fare squadra, anche perché è una crisi che investe tutti e va affrontata insieme”.

Fatturati a picco. “Per una questione di costi – prosegue il presidente di Aipt – magari sarà più facile che possano riaprire alcune attività che non hanno da pagare un canone di locazione e che magari hanno una gestione familiare, quindi non devono sostenere gli oneri riguardanti il personale dipendente. E’ diversa la cosa per chi deve pagare l’affitto e ha oneri contributivi sul personale, a fronte di un fatturato che crollerà. Non c’è liquidità e non c’è il fondo perduto, il governo propone prestiti che danno la certezza di indebitare ancora di più gli operatori economici”.

No alle illusioni. “Nella ristorazione, per i ristoranti e i bar, per quanto ci risulta, apriranno pochissime attività – continua Pintaudi -. Non ci sono i presupposti sulla base di queste condizioni attuali. Il problema, semmai, è creare le condizioni per poter ripartire poi in modo competitivo nel 2021. Non illudiamoci che poi nel 2021 si tornerà alla normalità con un colpo di bacchetta magica. Non alimentiamo queste illusioni e iniziamo a lavorare sin da adesso per il futuro. I primi fallimenti, sperando ovviamente di sbagliarci, si vedranno purtroppo in autunno o in inverno. Noi siamo una capitale del turismo ma siamo anche e soprattutto una destinazione stagionale, dove si lavora 7 mesi su 12 e se a 5 mesi di chiusura aggiungiamo anche l’assenza di clientela negli altri mesi, è chiaro che tutto si complicherà”.

Riaprire per chi? “Senza quell’85% di presenze straniere, ci rimane quel 15% dove però ci sono persone che arrivavano qui da altre regioni italiane e faranno fatica a potersi muovere. Non avremo le persone che arrivavano dal Nord Italia, dove ci sono ancora focolai di virus. Adesso aspettiamo questo nuovo decreto, che il governo definisce “Decreto Rilancio”, e vedremo se, dopo le varie bozze che già stanno cambiando, alla fine ci saranno proposte che possano permetterci di affrontare la crisi ma non siamo fiduciosi. Ovviamente speriamo di sbagliarci”.

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